INTERROGAZIONE: Sicurezza a Lugano: oltre i reati registrati, conosciamo anche il “numero oscuro”?
I gravi episodi di violenza verificatisi a Lugano nel corso dell’estate, tra cui due accoltellamenti nel giro di pochi giorni, hanno comprensibilmente suscitato preoccupazione nella popolazione e riaperto il dibattito sulla sicurezza in città.
La Città ha reagito intensificando la presenza della Polizia e i controlli nelle zone considerate più sensibili, in particolare durante le serate della movida e nell’area della stazione. Si tratta, per il momento, soprattutto di misure sul versante del presidio e del controllo di polizia, alle quali va dato atto di avere prodotto primi risultati incoraggianti.
Nell’ultimo fine settimana di agosto erano state controllate 79 persone ed erano stati trattenuti cinque oggetti potenzialmente atti a offendere, con la denuncia di un minorenne trovato in possesso di un coltello vietato. Nel fine settimana successivo, dopo 13 ore di presenza rafforzata con 26 agenti, sono state controllate 225 persone senza che venisse rinvenuta o sequestrata alcuna arma da taglio. Un dato che la responsabile del Dicastero sicurezza ha giustamente definito incoraggiante e che restituisce un’immagine della situazione meno grave di quella che i fatti di cronaca delle settimane precedenti avrebbero potuto far temere.
Anche le statistiche ufficiali continuano a collocare Lugano molto favorevolmente nel confronto con le altre città svizzere. Nel Consuntivo 2025 il Municipio parla di 34,9 reati ogni 1’000 abitanti e definisce Lugano «una delle realtà urbane più sicure del Paese», pur richiamando correttamente la cautela necessaria nei confronti tra città, anche a causa della popolazione pendolare e turistica che non figura nel denominatore dei residenti.
Questi dati sono certamente importanti. È però altrettanto importante ricordare che le statistiche di polizia non coincidono con il numero complessivo dei reati effettivamente subiti dalla popolazione.
Una parte dei reati non viene infatti mai portata a conoscenza delle autorità. È il cosiddetto “numero oscuro” della criminalità: la differenza tra i fatti realmente avvenuti e quelli che, perché denunciati dalla vittima o altrimenti scoperti dalla polizia, entrano nelle statistiche ufficiali.
La propensione a denunciare varia inoltre enormemente a seconda del reato. E Lugano dispone già di dati molto interessanti in proposito.
Nel 2019 la Città, insieme alla propria Polizia e in collaborazione con l’Unità di criminologia della Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna, realizzò il sondaggio LOSAI – “Lugano, le opinioni sulla sicurezza degli abitanti”. Vi parteciparono 7’885 residenti tra i 16 e gli 84 anni, pari al 53,6% delle persone selezionate. Il LOSAI non si limitava a chiedere se le persone si sentissero sicure: rilevava anche le loro esperienze concrete di vittimizzazione, comprese quelle che non erano state denunciate alla polizia. Tra i fascicoli pubblicati figurava anche un confronto esplicito tra statistiche di polizia e statistiche di vittimizzazione, a dimostrazione che uno strumento di questo tipo è già stato utilizzato con successo a Lugano.
Ed è proprio questo che rende lo strumento particolarmente prezioso. Il sondaggio mostrò, ad esempio, che nel 2018 veniva denunciato l’84,5% dei furti in abitazione, ma soltanto il 26,7% delle aggressioni fisiche in strada, il 24,3% delle aggressioni fisiche in casa e appena il 5,5% delle molestie sessuali. Nel caso delle molestie sessuali, inoltre, il fenomeno riguardava in misura nettamente maggiore le donne: il 6,8% delle donne interrogate dichiarava di averne subita almeno una nei cinque anni precedenti, contro lo 0,7% degli uomini.
Sono dati ormai risalenti, ma mostrano bene perché numero dei reati registrati, numero dei reati effettivamente subiti e percezione della sicurezza sono tre indicatori diversi, tutti necessari per comprendere la situazione.
Vi è inoltre un aspetto che meriterebbe di essere approfondito. Fra le ragioni che possono scoraggiare una vittima dal rivolgersi alle autorità può esservi anche il timore delle conseguenze della denuncia e della propria identificazione, in particolare quando l’autore è inizialmente uno sconosciuto e non conosce nome, domicilio o altre informazioni personali della vittima. Non si intende affermare che questo costituisca una causa quantitativamente rilevante della mancata denuncia a Lugano: proprio perché non disponiamo di dati aggiornati, sarebbe importante saperlo.
Una politica della sicurezza fondata sui dati dovrebbe quindi riuscire a tenere insieme almeno tre elementi: i reati conosciuti dalla polizia, le esperienze di vittimizzazione della popolazione e la percezione soggettiva della sicurezza.
Alla luce di quanto precede, chiedo al Municipio:
1. Su quali categorie di reato e su quale metodologia si basa esattamente il confronto che colloca Lugano tra le città più sicure della Svizzera? Quali fattispecie sono incluse e quali non lo sono?
2. Il Municipio dispone di elementi che permettano di stimare, almeno per alcune categorie di reato, il «numero oscuro», ossia la quota di fatti subiti dalla popolazione ma non denunciati o comunque non conosciuti dalla polizia?
3. Il Municipio condivide che, soprattutto per reati caratterizzati da una bassa propensione alla denuncia — come molestie sessuali, aggressioni domestiche e alcune forme di violenza nello spazio pubblico — le sole statistiche di polizia possano fornire una fotografia incompleta del fenomeno?
4. Per quale motivo il sondaggio LOSAI del 2019 non è stato finora ripetuto? Al momento della sua realizzazione era prevista una ripetizione periodica o un aggiornamento?
5. Alla luce degli episodi verificatisi nel 2026 e del dibattito che ne è seguito, il Municipio è disposto a realizzare un nuovo LOSAI o un’analoga indagine di vittimizzazione, così da confrontare la situazione attuale con quella rilevata nel 2019?
6. In caso affermativo, ritiene opportuno che la nuova indagine permetta di distinguere sistematicamente i risultati per sesso ed età, nonché, dove statisticamente possibile, per quartiere, fascia oraria e tipologia di reato?
7. La Città dispone di informazioni sulle ragioni per le quali le vittime rinunciano a denunciare? In particolare, è mai stato rilevato il timore che l’autore del reato possa venire a conoscenza dell’identità, del domicilio o di altri dati personali della vittima?
8. Quando una persona si rivolge alla Polizia comunale per segnalare un’aggressione, una molestia o un altro reato, quali informazioni riceve in merito alla protezione dei propri dati personali, all’eventuale accesso agli atti da parte dell’imputato e alle possibili misure di protezione? Esistono modalità particolari di informazione quando autore e vittima non si conoscevano precedentemente?
9. Trattandosi in parte di questioni di competenza cantonale e della procedura penale, il Municipio ritiene opportuno approfondire con Polizia cantonale e autorità giudiziarie se il timore di essere identificati dall’aggressore costituisca un ostacolo alla denuncia e se l’informazione fornita alle vittime sulle misure di protezione sia sufficientemente chiara e accessibile?
10. Alla luce dei primi risultati dei controlli rafforzati, quali ulteriori misure intende sviluppare il Municipio sul versante della prevenzione sociale, in particolare rispetto al disagio giovanile, alle dipendenze e alla violenza nello spazio pubblico, così da affiancare al necessario presidio di polizia interventi sulle cause dei fenomeni?
Tamara Merlo, Più Donne
Sondaggio LOSAI: www.lugano.ch/sondaggio-losai















