Riuniti questa mattina per fare il punto della situazione, i dirigenti di Federviti hanno espresso le loro preoccupazioni e elencato i vari temi che creano enormi difficoltà lavorative. A fronte del calo di consumo di vino, vi è l’aumento del prezzo al produttore. Basti pensare, che la siccità ha creato non pochi problemi e se un acino normalmente pesa 200 mg, quest’anno sono più piccoli e il loro peso è in media di 120 mg per acino. A stesso quantitativo, il peso è di almeno il 30% inferiore e considerando che il prezzo del Kg di uva che viene corrisposto è di frs 4,20. La matematica non è un’opinione. Vanno aggiunti i costi per irrigazione forzata dei vigneti, il costo aumentato del carburante per portare le cisterne piene di acqua e tanti altri costi che sono importanti e contribuiscono all’aumento generale dei costi di produzione.
Il clima ha giocato anche quest’anno degli scherzi non da poco; la grandinata del 9 giugno che ha visto chicchi di grandine di un diametro di ca 6 cm. Questo comporta perdite di produzione, costi di ripristino, trattamenti, maggiore manodopera e alla fine la riduzione della redditività di alcune aziende colpite da questo fenomeno.
Un’altra minaccia concreta per il Ticino e per la viticoltura è la Popillia japonica, con alcuni danni economici già presenti. Anche gli ungulati continuano a causare perdite produttive, causando anche in questi casi un innalzamento dei costi.
Dopo questo quadro abbastanza negativo, vi sono anche fattori incoraggianti, con prospettive qualitative giudicate molto positive. Lo stato sanitario delle vigne è definito ottimale grazie all’anticipo della stagione fenologica. Questo ha comportato minori trattamenti, proprio a causa della scarsità di precipitazioni.
Ad oggi la vendemmia è già iniziata per le basi spumante, il Bianco di Merlot e i vitigni bianchi più precoci. Per i rossi si prevede una maturazione molto favorevole, tanto da ritenere questa vendemmia potenzialmente tra le migliori degli ultimi 20 anni.
Il messaggio finale dei produttori è di realismo ma anche di fiducia, con la convinzione che professionalità dei viticoltori e competenze degli stessi possano trasformare una stagione difficile in un risultato di alto livello.
Durante le domande noi ci siamo permessi di osservare che tutto è bello, che si parla di filiera, ma in ogni riunione annuale non vi siano anche gli attori di questa filiera, pensando alla ristorazione, che dovrebbe essere quel veicolo di vendita che possa permettere di monetizzare il lavoro dei viticoltori. Abbiamo anche osservato che se andiamo in un ristorante e ci offrono un merlot, ottimo certamente, a frs 89.- a bottiglia, difficilmente ne berremo due, mentre altri ristoranti che hanno adottato una politica diversa offrendo bottiglie di Merlot a prezzi tutto sommato accessibili a molti.
La risposta è stata che loro collaborano con Gastro Ticino e le sue sezioni, ma poi le strategie aziendali sono materia delle aziende stesse. Vi sono ristoranti che coraggiosamente puntano sui vini Ticinesi, anche limando il prezzo e di questo si è contenti, ma il lavoro da svolgere, proprio di sensibilizzazione nella ristorazione è ancora molto.
I dirigenti di Federviti si sono detti convinti che più si andrà avanti più la stretta collaborazione sarà concreta e vincente a favore del vino ticinese e anche dell’economia stessa del settore.















