Capitale culturale 2030: si costruisce il palco, ma lo spettacolo è un’incognita
Il gruppo UDC ha ribadito con assoluta chiarezza il proprio «no» al credito di 1,5 milioni di franchi destinato alla candidatura di Lugano a Capitale Culturale Svizzera 2030. Non si tratta di una chiusura ideologica, ma di una scelta di responsabilità davanti a un progetto che, nelle attuali condizioni finanziarie della Città, è semplicemente fuori luogo.
Lugano stessa riconosce di attraversare una fase finanziaria delicata. Eppure, la maggioranza del Consiglio comunale ha deciso ieri sera di tirare dritto, approvando una spesa importante fondata su promesse, speranze e ipotesi tutte da verificare. Si parla di finanziamenti privati non garantiti e di presunte ricadute economiche senza alcuna certezza. Questo non è investire nel futuro: è giocare d’azzardo con i soldi dei contribuenti.
Ancora una volta si assiste al solito copione: denaro pubblico destinato ad alimentare circuiti chiusi, eventi autoreferenziali e operazioni di immagine per pochi. Una politica delle luci e delle passerelle che nulla ha a che vedere con i bisogni reali della popolazione.
Come se non bastasse, si prevede la creazione di una nuova struttura associativa che andrà a duplicare funzioni già presenti nell’amministrazione. Nuovi organi, nuovi incarichi, nuovi costi. E sappiamo bene come funziona: ciò che nasce come temporaneo diventa rapidamente permanente, cresce, si consolida e finisce per pesare stabilmente sulle spalle dei cittadini.
Il messaggio che ne esce è grave: mentre famiglie e imprese fanno sacrifici, la politica cittadina continua a privilegiare spese di facciata. E lo fa persino in modo disordinato, con un Ticino incapace di presentarsi unito su un progetto che richiederebbe coesione e visione.
Qui non siamo di fronte a una grande opportunità, ma all’ennesima operazione costruita su illusioni. I costi sono certi, immediati e a carico dei contribuenti. I benefici, invece, restano vaghi, lontani e tutti da dimostrare.
E quando i conti non torneranno, come troppo spesso accade, a pagare saranno ancora una volta i cittadini.
UDC Lugano















