Il concorso letterario indipendente dedicato alle poesie e ai racconti brevi nei dialetti della lingua lombarda ha riunito autori del Canton Ticino, del Grigione italofono e della Lombardia. Rodolfo Fasani e Luciana Albertoni Rigoni conquistano i primi premi.
CHIASSO, 26 settembre 2026 – Si è svolta sabato 26 settembre la cerimonia di premiazione dell’ottava edizione del concorso letterario indipendente “Ven scià… Cünta sü!”, dedicato a poesie e racconti brevi scritti nei dialetti della lingua lombarda e aperto agli autori del Canton Ticino, del Grigione italofono e della Lombardia.
La manifestazione, patrocinata fin dalla sua nascita dal Comune di Chiasso, ha visto la partecipazione di autori, membri delle giurie, sostenitori e rappresentanti delle autorità.
Erano presenti il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, il vicesindaco Davide Lurati, il capodicastero Socialità del Comune di Chiasso Davide Dosi e il sindaco di Novazzano Sergio Bernasconi.
Portando il saluto del Municipio, il vicesindaco Davide Lurati ha ricordato il percorso compiuto dal concorso, giunto ormai alla sua ottava edizione, sottolineando in particolare il valore del dialetto quale elemento di identità e l’importanza di tramandare storie e testimonianze appartenenti anche alle generazioni del passato.
«Il dialetto è identità», ha osservato Lurati, evidenziando come iniziative e concorsi di questo tipo siano particolarmente apprezzati dal Municipio e rappresentino anche un riconoscimento per gli autori che continuano a scrivere poesie e racconti nella propria lingua del territorio.
I vincitori
Per la categoria poesia, il primo premio è stato assegnato a Rodolfo Fasani, di Mesocco (GR), con “El fulà”.
Al secondo posto Mariella Caccia, di Rancate (TI), con “Falòpia”.
Il terzo premio è stato attribuito ex aequo ad Angela Cristina Broccoli, di Corbetta (Lombardia) con “Vòtt Marz, Milan”, e a Elena Sanna Bullo, di Claro (TI), quest’ultima con “La stòrio dal Todésch”.
Per la categoria racconti brevi, il primo premio è andato a Luciana Albertoni Rigoni, di Bellinzona (TI), con “El Mericàn”.
Secondo classificato Gianni Delorenzi, di Vacallo (TI), con “Per na grana da ris”, mentre il terzo premio è stato assegnato a Roberto Bottinelli, di Cadempino (TI), con “Osteria da paés”.
Le Menzioni dell’Editore
Accanto alla classifica ufficiale sono state assegnate anche le due Menzioni dell’Editore, scelte autonomamente da Elisa Plozza.
Una caratteristica voluta dell’iniziativa è che, ormai da due edizioni, le decisioni di Plozza vengono trasmesse all’organizzazione in busta sigillata. Il contenuto rimane quindi sconosciuto anche all’organizzatore fino al momento dell’apertura della busta davanti al pubblico durante la cerimonia.
Per la poesia, la Menzione dell’Editore è andata a “El fulà” di Rodolfo Fasani. Nella motivazione, Elisa Plozza sottolinea come il testo, oltre a essere ben costruito tecnicamente, riesca a trasmettere emozioni vive attraverso immagini evocative, capaci di trasportare il lettore all’interno della scena raccontata.
Per i racconti brevi è stato invece scelto “Quii d’in dénta” di Mariella Caccia. La motivazione mette in evidenza il messaggio della storia: le connessioni umane possono andare oltre la lingua e l’affetto può essere trasmesso anche senza bisogno di parole.
A “Quii d’in dénta” anche il Premio della Critica
Una seconda sorpresa è arrivata con il Premio della Critica, assegnato dai giornalisti Fosca Bernasconi, Prisca Colombini e Luca Bernasconi.
Anche in questo caso il risultato viene mantenuto riservato fino all’ultimo momento e nemmeno l’organizzatore conosce anticipatamente il nome dell’opera scelta.
Il Premio della Critica dell’ottava edizione è stato attribuito a “Quii d’in dénta” di Mariella Caccia, che ha così ottenuto nella stessa edizione sia la Menzione dell’Editore per i racconti brevi sia il riconoscimento della giuria giornalistica.
Mombelli: «Il livello si consolida anno dopo anno»
Nel suo intervento, il professor Sandro Mombelli, membro anziano della giuria tecnico-popolare, ha espresso un giudizio positivo sulla qualità delle opere esaminate.
«L’impressione è stata buona, anche molto buona», ha affermato, osservando come il livello del concorso «si vada, anno dopo anno, consolidando».
Mombelli ha inoltre spiegato il metodo di lavoro della giuria: ciascun componente ha ricevuto la documentazione e ha letto e valutato le opere individualmente, senza confrontarsi preventivamente con gli altri giurati. Una modalità pensata per garantire l’autonomia delle valutazioni e impedire condizionamenti reciproci.
Da ex docente, il professor Mombelli ha poi rivolto agli autori alcuni suggerimenti tecnici, richiamando in particolare la necessità di prestare sempre maggiore attenzione alla trascrizione fonetica del dialetto e, per la sezione narrativa, alla struttura del racconto.
Per quanto riguarda la grafia, Mombelli ha ricordato che, in caso di dubbio, gli autori possono fare riferimento alle opere del professor Franco Lurà oppure, quantomeno, attenersi ad alcune regole basilari di trascrizione. Proprio per facilitare i partecipanti, da ormai tre edizioni il fascicolo del “Ven scià… Cünta sü!” pubblica in appendice una breve guida con le indicazioni essenziali, redatta dallo stesso professor Mombelli.
L’obiettivo non è quello di imporre una grafia rigidamente uniforme alle diverse parlate locali, ma di evitare quegli errori di trascrizione che, come ha osservato Mombelli, possono comparire anche in testi di ottimo livello e che spesso potrebbero essere eliminati semplicemente con un po’ più di attenzione.
Il racconto breve, ha ricordato, deve innanzitutto rispettare la propria natura e rimanere realmente breve, ma deve anche essere costruito alternando, quando opportuno, sequenze narrative, descrittive, dialogiche e riflessive, così da risultare vivo e ben strutturato.
Infine l’invito a continuare a coltivare la scrittura anche al di fuori dei concorsi: un esercizio che, secondo Mombelli, serve non soltanto a mantenere vivo il dialetto, ma anche a mantenere viva la mente.
Otto edizioni per mantenere vive lingua e memoria
Aprendo la cerimonia, l’organizzatore Giacomo Morandi ha ricordato come “Ven scià… Cünta sü!” abbia ormai raggiunto, «a scarpüsc e büton», la sua ottava edizione.
Nel ringraziare istituzioni, giurie, autori e sostenitori, Morandi ha richiamato il valore storico, linguistico e letterario dell’iniziativa e la necessità di preservare radici linguistiche che rischiano progressivamente di andare perdute.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al Comune di Chiasso, che concede il proprio patrocinio fin dalla prima edizione; ai main sponsor Hotel Touring Chiasso e Grotto Canvétt di Semione; e agli sponsor AGE, Ristorante Indipendenza, Bar Graziella e Boutique Silva.
La giuria tecnico-popolare dell’edizione 2026 era composta da Manuela Bobbià, Daniela Crivelli, Francesca Lurati, Chico Bernasconi e dal professor Sandro Mombelli.
Morandi ha inoltre anticipato che proprio Chico Bernasconi, assente quest’anno alla cerimonia, ha già ideato una novità per la prossima edizione del concorso. I dettagli saranno però svelati successivamente.
Con l’ottava edizione, “Ven scià… Cünta sü!” prosegue così il proprio percorso indipendente fra Ticino, Grigione italofono e Lombardia, mantenendo al centro un obiettivo rimasto invariato fin dalla nascita del concorso: dare spazio alla scrittura dialettale e contribuire a tramandare lingua, memoria e storie alle generazioni future.

















