Questo è stato il mio discorso di ieri al Comitato cantonale. Ho riconfermato la mia volontà di andare avanti. Non amo voltare le spalle alle situazioni difficili. È un discorso sentito che viene più dal cuore che dalla testa.
“A volte mi piace pensare alla vita come a un fiume. L’acqua scorre, si affrontano asperità, rapide e cascate; a volte la corrente si ferma in vortici a margine del flusso principale, a volte scorre più lenta e pacifica.
I fiumi sono le vene e le arterie della terra. Portano fertilità e speranza, anche se a volte creano disastri, proprio come la vita. L’acqua ci insegna ad essere duttili, aperti a nuove strade, gioiosi di cambiare prospettive.
Non sono più un giovanotto, ve ne sarete accorti, ma non sono nemmeno obbligato ad andare in giro col bastone. La mia è un’età dove, se si ha il coraggio, si tirano le somme, si fanno riflessioni e magari si valutano dei cambiamenti.
Inutile girarci in giro, la politica a volte è frustrante. Si lavora anni, per poi vedere crollare tutto in un attimo. So come funziona questo sistema. Dopo anni di militanza nelle aule del Cantone, so quali sono le regole del gioco. Mentirei dicendo che la cosa non mi tocca, e che le regole di questo gioco vanno sempre bene.
Una cosa però è certa, oggi la gente non ha bisogno di qualcuno che la guardi dall’alto in basso, ma necessita di un braccio intorno alla spalla e di essere ascoltata davvero. Gestire il DSS è impossibile senza ricordare che quelli che abbiamo di fronte non sono aride cifre di bilancio, ma donne e uomini in carne ed ossa.
Sono economista di formazione e ho anche lavorato per anni in banca e nell’economia privata. So che i soldi sono importanti, e ho sempre fatto di tutto per far quadrare i conti, anche quando questo agire mi risultava faticoso, proprio perché dietro a quei numeri ci sono persone. Persone cha arrancano e sono in difficoltà, persone con disabilità, i nostri giovani, i nostri anziani, il nostro popolo che fa sacrifici.
Io sono solo un uomo, con i miei limiti e i miei difetti, e ve lo dico fuori dai denti, ho pensato di mollare.
Ho messo sulla bilancia tutte le considerazioni possibili: i consigli della mia famiglia e degli amici, di persone sagge in grado di comprendere l’umanità e le fragilità di questa scelta. Ho ascoltato collaboratrici e collaboratori, ma soprattutto ho ascoltato…voi!
Lo scorso Comitato cantonale, ho sentito come una calda sciarpa di lana di stima e affetto, mi sono sentito compreso e sostenuto. Quel movimento spontaneo e genuino, quella vostra onda di marea, ha fatto riaffiorare quella parte del mio carattere che mi ha portato fin qui:
Non mollare Raffaele, tieni duro, prosegui il tuo lavoro, lo fai per te ma anche per loro.
Anche oggi, ho ancora cari quei valori che molti ritengono di altri tempi. Sono i valori dell’onestà, dell’umiltà, della coerenza e della conciliazione. In un tempo di divisioni e polarizzazioni, rivendico con forza quella politica fatta di umanità, attenzione e condivisione.
Detto questo, sembrerebbe che dia per scontata la mia rielezione, ma non è così, anzi! Auspico per l’anno prossimo una lista forte, fatta di persone che vogliono vincere per i propri meriti e non per le debolezze altrui. Dobbiamo rimanere un punto di riferimento in un mondo che propone ansie e paure piuttosto che cercare risposte. Le esigenze della nostra gente e del territorio devono sempre essere poste al di sopra di ogni ambizione personale.
E allora, care amiche e amici, io non abbandono, ma proseguo su questo fiume ovunque mi porterà. Non so cosa mi aspetta dietro l’ansa più a valle, ma so di certo che continuerò il mio percorso con determinazione e tanta passione per il mio Cantone e per tutta la gente del Ticino. So che qualunque cosa accada, voi sarete accanto a me.”

















