Entro il 2028 il Canton Ticino perderà un’ulteriore ventina di uffici postali oltre a quelli già chiusi negli ultimi anni. Oltre agli evidenti problemi sindacali siamo di fronte a un continuo smantellamento del servizio pubblico, di cui la Posta è elemento essenziale, la cui capillarità sul territorio, comprese le aree più discoste, andrebbe invece garantita ,anche perché essa è sinonimo di coesione nazionale. Nonostante sia un’azienda di proprietà della Confederazione, la Posta non ne cura insomma gli interessi e anzi si comporta a tutti gli effetti come se fosse una proprietà privata del CEO Pascal Grieder e degli altri manager “svendipatria”, rifiutando di rispondere all’interesse collettivo nazionale per cui è stata invece creata.
Malgrado un utile di 139 milioni di franchi nel primo semestre del 2026, frutto dell’operosità di postini, buralisti, autisti, consulenti finanziari, ecc., i vertici aziendali continuano a tagliare sul personale e a indebolire così il servizio pubblico. Non si tratta di un caso isolato: oltre ai 100 licenziamenti appena annunciati, sono già 430 i lavoratori che sono stati colpiti dall’anno scorso sia da tagli di posti di lavoro sia da esternalizzazioni o dalla chiusura di uffici postali. Per non parlare dell’apertura – sostenuta anche da Greta Gysin – di una società affiliata in Portogallo per esternalizzare posti di lavoro nell’UE.
La situazione potrà ancora peggiorare con la revisione della legge sulla Posta proposta dal Consiglio federale che vuole facilitare, per non dire automatizzare, la riduzione dei servizi alla cittadinanza, evitando ogni dibattito politico e controllo democratico. Insomma: il governo sta sabotando il servizio pubblico e dunque la sua stessa azienda, per preparare la sua futura privatizzazione.
Sono questi gli effetti del processo di liberalizzazione del mercato postale che ci portiamo dietro dalla fine degli anni ‘90 e di cui anche la Socialdemocrazia ha delle enormi responsabilità avendo guidato tali ristrutturazioni neoliberali. Il Partito Comunista ha tentato invano ancora nel 2024 di convincere il Gran Consiglio ticinese ad approvare una sua iniziativa cantonale per ripristinare la regia federale della Posta, ma anche i deputati che in campagna elettorale si erano detti favorevoli alla fine hanno votato contro.
Partito Comunista
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