Una nuova moschea a Lugano (Pregassona)?
PREMESSA
Il 20 aprile 2026 è stata pubblicata la domanda di costruzione per la demolizione dello stabile esistente in via Ceresio 53B a Pregassona e la costruzione di una nuova palazzina di cinque piani. Il progetto, firmato da Samir Gomaa nella sua qualità di presidente della Lega dei Musulmani in Ticino, prevede un centro culturale, una moschea e sei appartamenti ai piani superiori. Il termine per eventuali opposizioni formali scade il 4 maggio 2026.
I sottoscritti non intendono mettere in discussione la libertà religiosa, garantita dalla Costituzione federale. Chiediamo tuttavia che il Municipio eserciti con il massimo rigore il proprio ruolo di garante nei confronti dei residenti del quartiere e della collettività, alla luce di una serie di elementi documentati che rendono questo progetto tutt’altro che “ordinario”.
Il precedente Adria e il rischio di un nuovo cantiere incompiuto
Il quartiere di Pregassona ospita già uno stabile incompiuto, divenuto simbolo di degrado urbano e conseguenza diretta di un fallimento imprenditoriale. I residenti conoscono bene il costo sociale ed estetico di un cantiere abbandonato. Prima di autorizzare un’operazione di demolizione e ricostruzione di questa portata, il Municipio ha il dovere di esigere dai promotori garanzie finanziarie documentali che escludano il ripetersi di uno scenario analogo nel cuore del quartiere.
La struttura ibrida del progetto: un elemento da chiarire
Il progetto è presentato come un edificio residenziale con una componente culturale. Questa architettura ibrida solleva interrogativi legittimi: la componente residenziale rappresenta una reale funzione autonoma dell’edificio, o è strumentale a rendere il progetto finanziariamente sostenibile attraverso i proventi degli affitti? Chi gestirà le due parti — la stessa entità o soggetti distinti? Quali meccanismi giuridici impediscono che, una volta costruito, il centro culturale venga progressivamente ampliato nella sua funzione religiosa senza una nuova domanda di costruzione? Il Municipio deve rispondere a queste domande prima, non dopo il rilascio della licenza.
La figura dell’imam e il nodo mai chiuso della sicurezza
La Lega dei Musulmani in Ticino, alla quale si presume che questo progetto sia legato, fa riferimento alla moschea di Viganello, il cui imam è Samir Radouan Jelassi. La sua vicenda è documentata da atti ufficiali della Confederazione e non può essere ignorata in questo contesto. Il 3 novembre 2017 la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM), sulla base di un preavviso negativo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), motivò il diniego di naturalizzazione sostenendo che Jelassi fosse presumibilmente coinvolto in attività di terrorismo islamico, con legami con islamisti radicali o persone sospettate di attività legate al terrorismo, e che avesse mantenuto contatti con giovani radicalizzati che sarebbero in seguito divenuti combattenti della Jihad islamica, rappresentando una “compromissione duratura della sicurezza interna ed esterna della Svizzera”.
Il Tribunale amministrativo federale (TAF) nel 2021 ha ordinato alla SEM di riesaminare il caso, non perché i sospetti fossero stati esclusi nel merito, bensì per insufficienza istruttoria. Significativamente, il Tribunale penale federale ha contestualmente confermato che i funzionari del SIC e della SEM avevano operato nell’esercizio legittimo delle loro funzioni, senza abusi d’autorità. Jelassi ha infine ottenuto la cittadinanza nel 2023, ma la vicenda — segnata da sospetti concreti mai formalmente dissolti nel merito — rimane un elemento di contesto che il Municipio non può accantonare quando valuta un progetto promosso dall’associazione di diretto riferimento di quella moschea.
Un membro radicalizzato con potere di firma: la risposta che non arrivò mai
Nel 2018 il Corriere del Ticino riportò un episodio ancora più diretto e circostanziato: una persona iscritta alla Lega dei Musulmani in Ticino — e dotata di potere di firma nel Registro di commercio dell’associazione — era stata identificata dalla magistratura federale come soggetto che, dopo essere entrato in contatto con un reclutatore condannato per violazione della legge federale che vieta i gruppi Al Qaeda e Stato Islamico, era passato da una visione moderata a una radicale dell’Islam. Di fronte a questa circostanza, documentata dagli atti della Procura federale, il presidente della Lega Slaheddine Gasmi dichiarò pubblicamente di non voler allontanare la persona, definendola “un ragazzo per bene”. Questa risposta — rimasta agli atti della cronaca ticinese — è rivelatrice dell’approccio tenuto dall’associazione di fronte a segnali concreti di radicalizzazione al suo interno. Il Municipio ha mai chiesto conto di questo episodio? Ha mai verificato se la composizione attuale del comitato, con i relativi poteri di firma, sia stata oggetto di controlli da parte delle autorità competenti?
Il nodo dei finanziamenti esteri
Nel 2019 indagini giornalistiche di livello internazionale, poi riprese dal Corriere del Ticino, portarono alla luce documenti che indicavano come la Qatar Charity avesse destinato 1,7 milioni di franchi a un centro culturale islamico a Lugano. Benché quei fondi fossero formalmente indirizzati a un’altra associazione islamica luganese, la vicenda dimostra l’interesse concreto di organizzazioni del Golfo verso il tessuto associativo islamico ticinese. In questo contesto, la domanda sulla provenienza dei fondi per il progetto di via Ceresio 53B non è una provocazione ideologica: è una domanda di trasparenza che qualsiasi Municipio responsabile è tenuto a porsi e a cui i promotori devono rispondere in modo documentato.
Alla luce di quanto precede si chiede al Lodevole Municipio:
1. Il Municipio ha verificato o intende verificare l’identità di tutti i soggetti, persone fisiche e giuridiche, coinvolti nel finanziamento dell’operazione di via Ceresio 53B, inclusa la possibilità di apporti diretti o indiretti dall’estero, anche alla luce del precedente dei Qatar Papers che ha interessato il tessuto associativo islamico luganese?
2. Chi figura attualmente nel comitato della Lega dei Musulmani in Ticino con potere di firma nel Registro di commercio? Il Municipio ha verificato la composizione aggiornata dell’organo direttivo dell’associazione promotrice, anche tenuto conto dell’episodio documentato nel 2018 relativo a un membro con potere di firma identificato dalla Procura federale come soggetto radicalizzato?
3. La Lega dei Musulmani in Ticino ha mai adottato, a seguito degli episodi documentati di potenziale radicalizzazione al suo interno, protocolli formali di prevenzione conformi alle raccomandazioni della Piattaforma cantonale di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento? Il Municipio ne è a conoscenza, e li ha mai formalmente richiesti?
4. Alla luce del precedente del caso Adria e dell’impatto che un cantiere incompiuto avrebbe sul quartiere, il Municipio ha chiesto o intende chiedere ai promotori garanzie finanziarie documentali sulla loro capacità di portare a termine l’opera?
5. Come intende il Municipio garantire la separazione gestionale tra la componente residenziale e quella culturale del progetto? Quali strumenti giuridici vincolanti impediscono che, successivamente al rilascio della licenza edilizia, la destinazione d’uso degli spazi venga modificata — in particolare attraverso un’espansione della funzione religiosa — senza il ricorso a una nuova procedura edilizia?
6. Il numero di posteggi previsto nella domanda di costruzione è stato calcolato tenendo conto dei momenti di massima affluenza presso la struttura — in particolare le preghiere del venerdì e le festività religiose — oppure esclusivamente sulla base della componente residenziale? Via Ceresio è in grado di assorbire i flussi veicolari aggiuntivi senza pregiudicare la sicurezza stradale e l’accesso ai mezzi di soccorso?
7. Il Municipio ha consultato o intende consultare le autorità cantonali di sicurezza e le autorità federali competenti in relazione a questo progetto, anche alla luce della vicenda relativa all’imam Jelassi e degli episodi documentati di potenziale radicalizzazione legati all’associazione promotrice?
8. Quali strumenti ha il Municipio per verificare, nel tempo e con continuità, che le attività svolte all’interno del centro culturale siano conformi all’ordinamento giuridico svizzero, ai valori costituzionali e alle raccomandazioni federali in materia di prevenzione dell’estremismo?
Con la massima stima,
Gruppo UDC in Consiglio comunale
Alain Bühler, primo firmatario
Paolo Andreetti
Raide Bassi
Stefano Gambazzi
Norman Luraschi
Siro Mazzuchelli
Zahra Rusconi

















