La sicurezza degli allievi non diventi un pretesto sindacale
Presentata da: Patrick Rusconi
Cofirmatari: Daniele Piccaluga, Alain Bühler
Data: 9 settembre 2026
Numero: Non compilare (Viene compilato dai Servizi)
La sicurezza degli allievi non diventi un pretesto sindacale
Abbiamo appreso dai media della protesta dei docenti di educazione fisica di alcune scuole cantonali di Bellinzona, i quali hanno deciso di non accompagnare più, provvisoriamente, le proprie scolaresche al Bagno pubblico di Bellinzona durante le prime settimane di settembre.
Dopo oltre due mesi di vacanze estive, ci si sarebbe potuti ragionevolmente attendere un rientro sereno e collaborativo nel nuovo anno scolastico. Risulta invece che una parte del corpo insegnante abbia scelto, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, di venir meno ai propri doveri di accompagnamento e vigilanza degli allievi, quale reazione al mancato accoglimento di una richiesta di deroga alle procedure di sicurezza adottate dalla Città di Bellinzona. Non si tratta di un dettaglio organizzativo: si tratta della decisione, non più celata, di anteporre un interesse di categoria al proprio mandato educativo, con conseguenze che ricadono, ancora una volta, sui soli allievi. In definitiva, sembra che non tutti in questo Cantone tengano davvero alla sicurezza.
Ricordiamo il contesto della vicenda. Bellinzona Sport ha introdotto – dopo averlo preannunciato il 18 giugno in un incontro con le parti e averlo poi formalizzato per iscritto il 14 agosto – l’obbligo per le scolaresche di entrare e uscire dal Bagno pubblico esclusivamente attraverso la cassa centrale, rinunciando ai più disparati cancelli laterali in uso sino ad allora. Nella lettera inviata ai docenti, l’Ente ha spiegato che “a tutela della sicurezza e delle precise responsabilità legali in capo a tutte le parti coinvolte, una simile deroga non ha potuto essere concessa”, precisando che “la convenzione stipulata con le scuole copre esclusivamente il periodo formale della lezione anche in termini di responsabilità”. L’obbligo di accompagnare l’intera classe alla cassa anche in uscita è stato definito dall’Ente “indispensabile per verificare la corretta conclusione dell’attività e per prevenire spiacevoli contestazioni nella malaugurata evenienza di incidenti”.
Da una breve verifica risulta che sia le strutture balneari di Lugano sia quelle di Locarno applicano, nella sostanza, la medesima logica di controllo, invisa dunque solo ad alcuni docenti di Bellinzona. Il Regolamento del Lido di Lugano prevede infatti, in termini pressoché identici a quelli di Bellinzona, che “Il docente, monitore o accompagnatore sono responsabili del gruppo durante l’intera permanenza nella struttura” e che “L’entrata e l’uscita nello stabilimento deve avvenire alla presenza di un monitore o accompagnatore.” Non risulta dunque che Bellinzona abbia introdotto una procedura anomala o più severa rispetto ai due principali stabilimenti balneari cantonali di riferimento.
La sicurezza delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi è il bene più importante che vi sia: su questo punto non può esservi alcun compromesso né alcun margine di trattativa sindacale. Risulta pertanto tanto più grave e incomprensibile che a volerla tutelare siano solo Bellinzona Sport e la Città di Bellinzona, mentre proprio alcuni docenti di educazione fisica, ai quali la vigilanza degli allievi è affidata istituzionalmente, se ne dichiarano oggi indifferenti, se non addirittura contrari. Si esige che il Consiglio di Stato condivida senza ambiguità l’approccio dell’Autorità comunale, improntato alla massima prudenza, e non lasci soli i Comuni e gli enti gestori di fronte a simili prese di posizione.
Se è importante l’annuncio in entrata, appare altrettanto importante, se non di più, e senza alcun dubbio, anche l’annuncio in uscita. L’esperienza di questi anni dimostra, che la sicurezza non è un dettaglio né un gioco, e che nulla può essere lasciato al caso, tanto meno quando si tratta della vigilanza su gruppi di minorenni in un ambiente acquatico. Chi antepone la propria comodità a tale principio viene meno, a nostro avviso, ai doveri più elementari della propria funzione.
La sicurezza degli allievi deve naturalmente rimanere un principio prioritario. Ma altrettanto prioritario dovrebbe essere il compito delle istituzioni di evitare che problemi organizzativi interni degenerino in conflitti a tal punto che siano gli allievi a subirne le conseguenze.
In questo senso non può essere ignorato neppure il contesto più generale emerso negli ultimi mesi attorno alla gestione e alle nomine nelle direzioni scolastiche. Senza voler anticipare conclusioni o attribuire responsabilità personali, è lecito chiedersi se il clima di incertezza e le difficoltà che hanno caratterizzato alcune recenti procedure non abbiano contribuito a creare una situazione nella quale i necessari punti di riferimento, le responsabilità decisionali e la capacità di mediazione risultano oggi indeboliti.
Quando una struttura scolastica attraversa momenti di incertezza gestionale, il rischio è infatti quello di assistere a incomprensioni e conflitti che, invece di essere affrontati e risolti internamente, finiscono per emergere pubblicamente.
Un ulteriore elemento che merita attenzione.
Da tempo il tema dell’accesso al Bagno pubblico di Bellinzona è condizionato anche dalla particolare tutela del comparto e dall’atteggiamento dell’Ufficio dei beni culturali. La necessità di proteggere un bene storico e architettonico non è naturalmente in discussione. Ciò non significa però che la tutela debba tradursi sistematicamente in rigidità o in una scarsa disponibilità a trovare soluzioni pragmatiche.
Le conseguenze sono concrete e riguardano l’intera utenza: dalle persone con mobilità ridotta alle famiglie con passeggini, fino alle scuole e alla gestione quotidiana degli accessi alla struttura.
Quando i diversi livelli dello Stato e delle istituzioni non riescono a collaborare efficacemente, il risultato è spesso questo: procedure diverse, incomprensioni, malcontento e, alla fine, parti che si trovano contrapposte tra loro pur non essendo necessariamente all’origine del problema.
Docenti e altri utenti rischiano quindi di indirizzare la propria insoddisfazione verso l’istituzione più vicina o verso il gestore della struttura, quando una parte importante del problema potrebbe invece nascere più a monte, all’interno dello stesso apparato statale e nella difficoltà di coordinare competenze, responsabilità e decisioni.
Per questi motivi, richiamata la facoltà concessaci dalla Legge poniamo al Consiglio di Stato i seguenti quesiti:
1. Il Consiglio di Stato non ritiene che la sicurezza delle ragazze e dei ragazzi che frequentano le scuole cantonali, siano essi in età di obbligo scolastico o meno, costituisca un bene da tutelare di primaria importanza?
2. Può il Consiglio di Stato spiegare in che misura sarebbe realmente compromesso lo svolgimento delle lezioni di educazione fisica e delle attività didattiche, ritenuto che già oggi è comunque previsto e necessario un momento di cambio classe affinché i ragazzi arrivino per tempo alla lezione successiva?
3. Il Consiglio di Stato ritiene di poter imporre procedure diverse rispetto a quelle definite dal Gestore della struttura, l’Ente autonomo Bellinzona Sport? In caso affermativo, sulla base di quali valutazioni tecniche o giuridiche, e con quali competenze?
4. Il Consiglio di Stato ritiene corretto che un problema organizzativo interno o una divergenza tra le parti possa sfociare in una forma di protesta con conseguenze dirette sugli allievi? Non ritiene che il compito prioritario del Dipartimento e delle direzioni scolastiche sia quello di prevenire e risolvere tali conflitti prima che essi arrivino a penalizzare studenti e attività scolastiche?
5. Come può giustificare o pretendere il Consiglio di Stato l’eventuale applicazione, a Bellinzona, di una procedura diversa rispetto a quelle in vigore da anni e con successo presso le strutture di Lugano e di Locarno?
6. Il Consiglio di Stato intende intervenire anche presso le altre strutture, tra cui il Comune di Lugano, per rivedere le rispettive procedure, oppure riconosce le competenze dei gestori, nell’ambito delle proprie responsabilità, nel definire le procedure più adeguate?
7. In questo caso, chi si assumerebbe la responsabilità per eventuali incidenti che dovessero occorrere in futuro oltre l’orario delle lezioni? Ne risponderebbe il Consiglio di Stato nel suo insieme, la direttrice del DECS, oppure un Capo Divisione?
8. Alla luce delle recenti difficoltà relative alle procedure di nomina e alla conduzione delle direzioni scolastiche, il Consiglio di Stato può escludere che l’attuale situazione non sia anche la conseguenza di un vuoto, di un’incertezza o di una debolezza nella catena decisionale e nella capacità di mediazione interna? Il caos che ha accompagnato la mancata nomina ha avuto, direttamente o indirettamente, conseguenze sul clima e sul funzionamento di alcuni ordini di scuola?
9. Il Consiglio di Stato non ritiene che le procedure di sicurezza, siano esse relative alla sicurezza antincendio o in acqua, debbano essere periodicamente riesaminate e aggiornate, anche quando per una determinata prassi “si è sempre fatto così”?
10. Il Consiglio di Stato ritiene corretto che una forma di protesta sia attuata senza che siano preventivamente esaurite tutte le possibilità di dialogo e mediazione interna? Il Consiglio di Stato ha autorizzato questa asserita forma di “protesta” a scapito degli allievi?
11. Quali misure concrete intende adottare il Consiglio di Stato, se del caso anche disciplinari, affinché la vicenda venga rapidamente ricomposta, evitando ulteriori contrapposizioni e garantendo, nel contempo, che gli allievi possano beneficiare regolarmente delle attività previste?
12. Il Consiglio di Stato non ritiene necessario finalmente rivedere il vetusto concetto di entrata al Bagno pubblico di Bellinzona, intervento presso l’Ufficio dei beni culturali affinché la tutela storica non si traduca in un’inutile rigidità che penalizza utenti, famiglie, persone con mobilità ridotta, scuole e gestore della struttura?















