Scheda R6: silenzi del Consiglio di Stato, scaricabarile sui Comuni e penalizzazione delle periferie
Più Donne ha depositato oggi un’interpellanza al Consiglio di Stato dal titolo: “Scheda R6: silenzi del Consiglio di Stato, scaricabarile sui Comuni e penalizzazione delle periferie”, firmata dalle deputate Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo.
L’atto parlamentare nasce da una situazione che sta diventando sempre più grave: numerosi Comuni ticinesi stanno ricevendo i calcoli cantonali sul dimensionamento delle zone edificabili e in molti casi emerge un sovradimensionamento marcato, con la prospettiva di dover procedere a dezonamenti importanti, con conseguenze dirette per cittadini, proprietari e finanze comunali.
Negli ultimi mesi anche i media cantonali hanno riportato casi emblematici e percentuali allarmanti, confermando che il problema è ormai diffuso e riguarda ampie porzioni del territorio ticinese, in particolare le regioni periferiche e di montagna.
Più Donne denuncia inoltre che, a oltre 60 giorni dalla precedente interrogazione già depositata sul tema, il Consiglio di Stato non ha ancora fornito alcuna risposta, prolungando una fase di incertezza che rischia di trasformarsi in un danno concreto e irreversibile.
Il silenzio del Governo è politicamente inaccettabile. Mentre i Comuni ricevono comunicazioni che preannunciano dezonamenti massicci, il Cantone non fornisce indicazioni chiare su come procedere né su come affrontare il tema degli indennizzi. In questo modo si scaricano responsabilità enormi sulle autorità locali e sui cittadini.
Secondo Più Donne, l’attuale gestione della scheda R6 evidenzia anche una forte disparità territoriale: i centri d’agglomerato risultano di fatto maggiormente tutelati, mentre i Comuni periferici vengono lasciati soli ad affrontare le conseguenze più pesanti.
Un ulteriore nodo riguarda le risorse a disposizione dei Comuni: Più Donne ricorda che il Consiglio di Stato aveva previsto un Fondo per lo sviluppo centripeto di soli 5 milioni, mentre altre realtà cantonali hanno stanziato importi ben più consistenti. Per questo l’interpellanza chiede di chiarire a quanto ammonti oggi il fondo realmente disponibile per affrontare i costi legati ai dezonamenti.
L’interpellanza pone nove blocchi di domande, che riguardano:
il mancato rispetto dei termini di risposta,
la trasparenza dei dati sui calcoli di dimensionamento,
il supporto tecnico e finanziario ai Comuni,
le disparità tra centro e periferia,
le conseguenze economiche e sociali dei dezonamenti,
e il ruolo che il Cantone intende assumere per garantire una gestione responsabile e coordinata della pianificazione territoriale.
Aspettare significa aggravare i danni: sul territorio, sulla coesione regionale e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. È urgente che il Consiglio di Stato assuma finalmente una responsabilità politica chiara e garantisca equità e trasparenza verso tutti i Comuni.

















