L’altra sera eravamo ad una cena di lavoro con persone interessanti che operano da imprenditori nel settore turistico ed enogastronomico, e la domanda sorta è stata netta: hanno ancora necessità di esistere gli enti turistici locali e cantonali come strutturati oggi, nell’era della AI? No, categorico. Abbiamo fatto dei giochini chiedendo alla AI una strategia di marketing per attrarre in generale più turisti sul territorio e loro cosa si aspettano. Altro che giornate di studio a costi enormi per non risolvere nulla. In 15 secondi ci ha fatto uno screening della situazione, con una strategia chiara e univoca, dove dietro a ciò ci vuole ancora l’uomo per coordinare il tutto, ma non certo strutture pachidermiche dove la decisione ha tempi lenti, a cui l’industria privata non può adeguarsi, pena morire!
Si risparmierebbero tantissimi soldi, che potrebbero essere investiti in queste strategie dal personale sul territorio che già opera come ristoratori, guide, albergatori, storici e via dicendo. Il tutto gestito dai privati imprenditori che non hanno mesi di tempo per concretizzare le strategie. Non chiediamo di licenziare nessuno, ma chiediamo che tutti questi funzionari e funzionarietti si adattino alle nuove esigenze e dimostrino elasticità professionale: se non sono in grado, arrivederci e grazie! Il mondo è cambiato!
L’AI ci ha detto che per incrementare il turismo bisogna puntare su:
- Benessere sicurezza
- enogastronomia
- territorialità e bellezze naturalistiche
- cultura
A fronte di questo facciamoci dire dai specialisti del turismo, che in 20 anni arrivano alle stesse conclusioni, con riunioni e riunioni che costano un sacco di soldi e poi ci si trova in difficoltà nel promuoverle in tempi stretti, lamentandosi poi che alcune aziende del settore turistico sono costrette a chiudere, non per loro incapacità ma per non trovare condizioni positive e strutturali ideali per poter crescere e dare al settore i giusti impulsi.
Persone che occupano da decenni le stesse posizioni, che non si innovano mai, è una questione normale, mentre discutono di destagionalizzazione (se ne parla da decenni, ma…) mentre il mondo e la concorrenza del settore, aggressiva va in avanti, rubandoci fette di mercato non indifferenti.
Facciamo un ragionamento serio e normale su di noi stessi. Quando andiamo in vacanza, quante ore passiamo al ristorante? Colazione un’oretta, pranzo un paio d’ore e cena altrettanto. Ci concediamo con calma anche aperitivo serale per almeno un’oretta. Su 24 ore, almeno 6 le passiamo nei ristoranti, sempre ammesso che li troviamo aperti, che siano accoglienti e che ci offrano pietanze possibilmente a km zero del luogo e che alle 21 non iniziano a farci capire di alzare le “chiappe” per andare via che loro vorrebbero chiudere.
Inutile che ci vengano a presentare alla stampa statistiche e numeri a dimostrazione di giustificare il loro lavoro e i loro costi. Tutte cifre farlocche; le altre regioni, vanno in avanti, tengono sotto pressione i prezzi, cercano di essere il più accoglienti possibili e alla fine ci “rubano” i turisti.
Un articolo con miei osservazioni forse anche provocatorio, ma se questi signori invece di girare solo i locali VIP frequentassero il territorio in tutte le sue variazioni di tinte, forse capirebbero che più di una riflessione andrebbe fatta.
Siamo un territorio che ha quasi più addetti statali e para, che si occupano di turismo dietro una loro scrivania, che cercano di lottare con le unghie per mantenere il loro posto di lavoro e rispettivamente stipendi, senza volersi mettere in gioco, non considerando che il mondo cambia, ma non cambierà fra 5 anni, domani sarà già cambiato e noi come sempre saremo alla finestra a constatare come i turisti non arrivano più e immettere soldi per salvare che? L’insalvabile!
(red)
















