La resistenza di Navalny: Roberto Saviano incontra Yulia Navalnaya a Lugano
Di Samanta Fakhy, redazione ETC
LUGANO — Si è tenuto, ieri, domenica 13 settembre alle ore 17:30, al Palazzo dei Congressi di Lugano — tutto esaurito —, l’atteso incontro “La resistenza di Navalny”, nato dalla collaborazione tra lo scrittore Roberto Saviano e il festival Endorfine. Sul palco, Saviano ha dialogato con Yulia Navalnaya, moglie del dissidente Aleksej Navalny, scomparso il 16 febbraio 2024.
L’evento si è aperto in un clima di inaspettata complicità: Saviano ha esordito con una battuta al pubblico ticinese (“Tanto qui sono tutti emigrati, sono tutti meridionali!”), a cui Yulia ha replicato sorridendo: “Sono un po’ confusa sul dove mi trovo esattamente!”. Entrando nel vivo della serata, Roberto Saviano ha tracciato un parallelo intenso, definendo Aleksej Navalny come un “Socrate moderno”: un uomo coraggioso, costretto a scegliere tra la fuga e il ritorno in patria, consapevole che fuggire da una legge ingiusta avrebbe significato riconoscerne la legittimità, mentre restare significava denunciarla apertamente.
Il confronto ha toccato i nodi cruciali della geopolitica e della lotta al Cremlino:
Le elezioni e lo “smart voting”:
Alla vigilia del voto per la Duma (18-20 settembre), Navalnaya ha ricordato lo smart voting, il voto intelligente ideato proprio da Aleksej Navalny come possibilità concreta di fare opposizione al regime della Russia votando i candidati più competitivi per contrastare il potere di Vladimir Putin. Nonostante le elezioni siano falsate, Navalnaya ha invitato i cittadini a recarsi comunque alle urne contro Russia Unita. Durante il dialogo, è stato Saviano a ricordare a Yulia il celebre slogan del dissidente: i quindici minuti al giorno di lotta al regime come forma di attivismo quotidiano (informarsi, prendere posizione e scegliere da che parte stare). Yulia ha ribadito l’importanza della continuità, ricordando che il cambiamento richiederà tempo ma che «ciascuno deve fare quello che riesce».
Il j’accuse all’Europa e le sanzioni: Per Navalnaya occorre «seguire il denaro», colpendo i patrimoni dei custodi delle ricchezze di Putin che detengono cittadinanza europea e svizzera. A due anni e mezzo dalla denuncia del regime come “boss mafioso”, l’Europa si rifugia nei quadri normativi senza agire davvero: “Le sanzioni funzionano se possono mettere in difficoltà Putin. Altrimenti, sono inutili”.
Il rifiuto del sacrificio e la vita familiare:
Saviano é intervenuto condividendo la propria esperienza personale e spiegando come la sua stessa vita e le sue battaglie abbiano messo in profonda difficoltà i familiari, imponendo limiti pesanti e dolorosi, detto ciò chiede a Yulia cosa pensa della sua situazione familiare personale, rifiutando i toni patetici, Yulia ha ribadito che Aleksej non ha scelto la politica a scapito della famiglia, ma ha lottato per i figli e per il futuro del Paese. Rievocando le immagini pubbliche, è stato Saviano a ricordare il celebre cuore disegnato con le dita da Aleksej in tribunale nel 2021. Un gesto che per Navalnaya rappresentava un sostegno fondamentale, utile ad affrontare la durezza della dissidenza — fatta di perquisizioni e arresti — sorretta da una profonda complicità coniugale.
Visibilmente emozionata, alla domanda su cosa direbbe oggi a suo marito, Yulia ha risposto con disarmante normalità: “Se fosse ancora con me, oggi come allora gli racconterei le piccole cose quotidiane: cosa ho mangiato, chi ho incontrato, cosa è successo fuori dalla prigione. Non gli direi nulla di straordinario”.
La serata si è chiusa in un clima di grande commozione: il pubblico si è alzato in piedi tributando un caloroso applauso sia a Yulia Navalnaya che a Roberto Saviano. Un abbraccio collettivo a cui Yulia ha risposto con il sorriso: “Se fossi una cantante, potrei fare almeno un bis”.
La foto è tratta dal sito https://www.endorfine.ch/















