Il 26 agosto il Consiglio di Stato ha risposto alle proposte del 26° Consiglio cantonale dei giovani (CCG). Più Donne ha letto il rapporto con attenzione. E troppo spesso, a problemi concreti il Governo risponde spiegando ciò che già esiste, anziché domandarsi se ciò che esiste sia davvero sufficiente.
Le ragazze e i ragazzi chiedono maggiore sostegno psicologico nelle scuole, migliori opportunità di lavoro, spazi dove incontrarsi e una possibilità reale di partecipare alle decisioni politiche.
Tra le loro richieste emerge anche quella di un’educazione affettiva, sessuale e relazionale più strutturata, che affronti emozioni, consenso, relazioni, identità di genere e stereotipi.
Una richiesta che assume un significato ancora maggiore alla luce dei temi di cui noi di Più Donne ci siamo occupate proprio in questi giorni.
Abbiamo interrogato il Governo sulle segnalazioni di comportamenti inappropriati e molestie a scuola che, secondo quanto emerso, non sempre vengono ascoltate e prese sul serio. Abbiamo chiesto come vengano protette le persone che segnalano e perché, troppo spesso, ci si accorga di determinate situazioni soltanto quando sono ormai diventate casi pubblici.
E allora la domanda è inevitabile: vogliamo intervenire soltanto dopo, oppure vogliamo anche prevenire?
Educare alle relazioni, al rispetto dei confini e al consenso significa fare prevenzione. Significa dare alle ragazze e ai ragazzi gli strumenti per riconoscere un comportamento inappropriato, sapere che possono dire no, comprendere quando un limite viene superato e sapere a chi rivolgersi.
Significa anche educare chi quel limite deve imparare a non superarlo.
Eppure, anche su un tema per il quale la richiesta arriva dai giovani stessi, il Governo riconosce l’importanza della questione e richiama quanto già viene fatto, ma non accoglie la proposta di introdurre un’ora settimanale.
È proprio qui che vediamo una contraddizione.
Non possiamo indignarci quando emergono molestie, abusi di potere o comportamenti inappropriati e, nello stesso tempo, considerare secondaria l’educazione che può contribuire a prevenirli.
Si sente spesso dire che i giovani si disinteressano della politica. Queste ragazze e questi ragazzi dimostrano il contrario: si sono informati, hanno discusso e hanno presentato proposte concrete.
Hanno fatto la loro parte.
Ora spetta alla politica dimostrare che partecipare serve davvero a qualcosa.















