Stiamo bene se abbiamo di che lamentarci. Dobbiamo soffrire per avere la scusa di stare male e ne siamo innamorati del nostro malessere che ci permette di andare avanti. In fondo questo vogliono i “Guro” che muovono i fili del mondo. Se la gente soffre, si comporta di conseguenza, se soffre ha paura di esprimersi perché ciò cagionerebbe maggiore sofferenza. Ecco allora che le nostre sofferenze vengono alleviate conoscendo le sofferenze del prossimo, ma tutti soffriamo. E allora la televisione viene a nostro sostegno propinandoci programmi spazzatura, tanto per farci vedere che molte persone sono diverse e noi ci immedesimiamo, con un po’ di divismo e per un attimo ci sembra di stare bene e di non essere manipolati. Spegnendo poi la TV, ritorna la nostra sofferenza e con essa conviviamo perché sappiamo come confrontarci. Se stessimo bene, ci troveremmo a dover trovare soluzioni di benessere, rendendoci conto che la vita va vissuta, ma subentrerebbero enormi problemi di non abitudine nel sentirsi bene. E allora, per buona pace di tutti, noi viviamo perennemente in uno stato di sofferenza, vero o creato ad arte, ma importante che se soffriamo non pensiamo ad altro se non alla nostra situazione. La nostra sofferenza, presunta o tale, permette ai potenti di manipolarci tutti rendendoci schiavi di idee non nostre ma che ci toccano da vicino.
FORSE DOVREMMO ALMENO PER 30 MINUTI AL GIORNO PENSARE CHE SIAMO FELICI E NON SOFFRIAMO.

















