Dati disaggregati per sesso: cinque anni dopo, l’impegno del Governo è diventato un metodo?
Presentata da: Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini per Più Donne
Data: 10 settembre 2026
Numero: Non compilare (Viene compilato dai Servizi)
Testo:
Nel settembre 2020 l’iniziativa parlamentare generica «Dati statistici disaggregati: per leggere meglio la società (e le disparità)» – presentata da Tamara Merlo e sottoscritta da 27 colleghe e colleghi – chiedeva di rafforzare la raccolta, l’analisi e la comunicazione dei dati statistici disaggregati per sesso ed età, affinché le differenze tra donne e uomini potessero emergere in modo sistematico nei diversi ambiti della statistica cantonale.
Il tema venne ripreso dalla Commissione gestione e finanze nel rapporto del 2 marzo 2021 sul Programma della statistica cantonale 2020–2023. La Commissione rilevava che, nonostante la disponibilità di diversi dati, le questioni di genere non erano trattate con la necessaria «sistematicità e coordinazione» e proponeva che le specificità di genere diventassero un elemento importante e trasversale della statistica cantonale.
La Commissione chiedeva pertanto al Governo, tramite l’Ustat (Ufficio di statistica), di implementare le questioni di genere nella raccolta, nell’elaborazione e nella restituzione dei dati durante il quadriennio. Su queste basi proponeva di considerare evasa l’iniziativa parlamentare del 24 settembre 2020, facendo espressamente riferimento alla conferma del Governo di voler procedere in tale direzione.
1. L’impegno assunto nel 2021
Nella discussione parlamentare del 15 marzo 2021 il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta spiegò che i dati erano già raccolti in forma disaggregata, precisando tuttavia che la granularità con cui vengono diffusi dipende anche dal tipo di prodotto e dal pubblico cui è destinato. Al tempo stesso riconobbe la possibilità di migliorare l’offerta di disaggregazioni specifiche e accolse i suggerimenti contenuti nel rapporto commissionale, confermando l’impegno del Governo rispetto alle considerazioni emerse nel dibattito.
L’iniziativa fu dunque considerata evasa sulla base dell’impegno assunto dal Governo a dare seguito alle indicazioni della Commissione, e non sulla constatazione che gli obiettivi indicati fossero già integralmente raggiunti. A oltre cinque anni di distanza appare pertanto opportuno verificare in quale misura tale impegno sia stato concretamente attuato.
Il Programma della statistica cantonale 2024–2027 documenta alcuni sviluppi positivi. Nel 2022, ad esempio, è stato presentato il primo prodotto di schede digitali dedicato alle pari opportunità tra i sessi. L’Ustat ha inoltre partecipato ai lavori del Piano d’azione cantonale per le pari opportunità di genere e del Piano d’azione per la prevenzione della violenza di genere, per il quale è previsto anche un miglioramento della copertura statistica.
Il Programma 2024–2027 prevede inoltre approfondimenti sulla conciliazione tra sfera familiare e professionale, sulle pari opportunità nel lavoro remunerato e non remunerato e sulle disuguaglianze di genere nella previdenza professionale.
Resta però da capire se, oltre a questi prodotti e approfondimenti specifici, la considerazione del sesso sia diventata un criterio trasversale e sistematico nella produzione e diffusione della statistica cantonale, come auspicato nel 2021.
2. Nel frattempo la Confederazione ha definito uno standard
Dal 1° marzo 2024 sono in vigore le Direttive del Consiglio federale concernenti la considerazione del genere negli studi e nelle statistiche della Confederazione.
Le direttive prevedono, in particolare, che in occasione di nuove attività statistiche o della revisione di quelle esistenti venga valutata la pertinenza del sesso. Tra gli aspetti da considerare figurano la disaggregazione dei dati per sesso e, ove pertinente, quella dei sottogruppi. Quando la considerazione del sesso sarebbe pertinente, ma non viene effettuata, occorre motivarne la mancata applicazione.
Le direttive federali non sono direttamente vincolanti per la statistica cantonale. Costituiscono tuttavia un riferimento particolarmente interessante anche per il Ticino: non impongono indiscriminatamente di suddividere ogni dato tra donne e uomini, ma introducono un metodo che permette di considerare sistematicamente la variabile sesso quando è pertinente e statisticamente possibile. Il principio può essere riassunto in due passaggi: valutare la pertinenza e, se si rinuncia a considerare il sesso, motivarne l’esclusione.
3. Alcuni esempi mostrano situazioni differenti
La statistica cantonale offre già esempi molto validi di questo approccio. Nell’ambito dei salari, i dati possono essere analizzati per sesso insieme ad altre variabili quali età, formazione, posizione professionale, settore economico e residenza. Anche alcune analisi sul personale sociosanitario incrociano il sesso con altre caratteristiche, permettendo una lettura più approfondita della realtà.
Un esempio molto recente mostra però perché la questione resta aperta. Nella pubblicazione Ustat del settembre 2026 «Giovani e Ticino: un’equazione in movimento», dedicata alla mobilità dei giovani laureati, vengono analizzati chi rimane in Ticino, chi parte e chi ritorna, considerando diverse caratteristiche. Nei risultati pubblicati non viene tuttavia presentata una distinzione per sesso.
La questione è particolarmente interessante perché la variabile sesso è disponibile nelle fonti statistiche utilizzate per studiare questi percorsi: una pubblicazione Ustat del 2025 basata sulla fonte LABB-STATPOP precisa infatti che STATPOP comprende, tra le informazioni demografiche, anche il sesso.
Non sappiamo se le giovani laureate e i giovani laureati abbiano comportamenti diversi: ed è proprio questo il punto. Se il dato sul sesso è disponibile, perché non verificare e mostrare se esistono differenze? Sapere quanti giovani lasciano il Ticino è importante; sapere se a partire, rimanere o ritornare siano nella stessa misura donne e uomini può cambiare la comprensione del fenomeno e, di conseguenza, le risposte politiche.
Naturalmente non ogni dato deve necessariamente essere pubblicato per sesso. Può darsi che la distinzione non sia pertinente, che i numeri siano troppo piccoli o che vi siano altri validi motivi statistici per non presentarla. Ma proprio per questo occorre un criterio chiaro: quando il sesso è una variabile pertinente e disponibile, il dato dovrebbe essere disaggregato; quando si decide di non farlo, dovrebbe essere possibile comprenderne il motivo.
Un’altra situazione merita attenzione nell’ambito della violenza domestica. Le pubblicazioni cantonali sulla parità segnalano che per alcuni dati relativi a vittime e persone imputate distinti per sesso non sono disponibili cifre cantonali analoghe a quelle della Statistica criminale di polizia nazionale. Nell’ambito della violenza domestica, conoscere il sesso delle vittime e delle persone imputate è particolarmente importante per comprendere la struttura del fenomeno: permette di verificare in quale misura donne e uomini ne siano vittime o autori e se emergano differenze a seconda delle forme di violenza considerate. Questo è importante perché «violenza domestica» comprende realtà diverse: violenza nella coppia o ex coppia, violenza tra altri familiari, violenza di figli contro genitori, eccetera. Il numero complessivo dei casi ci dice quanto è esteso il fenomeno, ma non necessariamente chi ne è maggiormente colpito e in quali circostanze. Sono informazioni rilevanti anche per orientare la prevenzione, i servizi di protezione e accoglienza, gli interventi rivolti agli autori e, più in generale, l’impiego delle risorse pubbliche. Ciò è particolarmente significativo considerando che il Programma statistico 2024–2027 richiama espressamente il miglioramento della copertura statistica previsto dal Piano d’azione per la prevenzione della violenza di genere.
I due esempi mostrano in modo concreto perché la questione non sia puramente statistica.
Un dato aggregato può descrivere le dimensioni complessive di un fenomeno; la disaggregazione per sesso permette di verificare se quel fenomeno riguardi donne e uomini nello stesso modo. Senza questa informazione, differenze potenzialmente rilevanti possono rimanere invisibili anche a chi deve elaborare le politiche pubbliche.
Questi esempi non intendono mettere in discussione il lavoro dell’Ustat. Mostrano piuttosto l’interesse a comprendere se esista oggi un criterio generale che stabilisca quando e come la dimensione del sesso debba essere considerata nella raccolta, nell’elaborazione, nell’analisi e nella diffusione dei dati, oppure se ciò dipenda ancora prevalentemente dal singolo ambito, progetto o prodotto statistico.
Nel 2021 la Commissione gestione e finanze ha chiesto che la disaggregazione per sesso diventasse sistematica e trasversale, richiesta alla quale il Governo aveva confermato di voler dare seguito. Cinque anni dopo vogliamo sapere se è diventata davvero un metodo di lavoro, fondato su direttive chiare, oppure se dipende ancora dalle scelte compiute caso per caso nelle singole pubblicazioni.
4. Domande al Consiglio di Stato
Alla luce di quanto precede, chiediamo al Consiglio di Stato:
1. In termini generali, quale bilancio trae il Consiglio di Stato dagli impegni assunti dal Governo nel marzo 2021?
2. Dal 2021 a oggi:
a. Sono state adottate direttive, criteri metodologici o procedure interne volte a garantire che, quando statisticamente pertinente e possibile, i dati riguardanti persone siano analizzati e diffusi anche per sesso? In caso affermativo, quali?
b. In assenza di tali direttive o criteri generali, l’Ustat verifica comunque, in modo sistematico, la pertinenza di una disaggregazione per sesso (ed eventualmente di un incrocio con altre variabili rilevanti) per ogni statistica o pubblicazione riguardante persone? Se sì, con quale procedura; se no, su quale base viene presa la decisione caso per caso?
c. Quando si decide di non presentare un dato disaggregato per sesso pur essendo la variabile disponibile, tale scelta viene motivata e documentata?
3. Il Consiglio di Stato ha esaminato le Direttive del Consiglio federale concernenti la considerazione del genere negli studi e nelle statistiche della Confederazione, entrate in vigore il 1° marzo 2024? L’Ustat o altri servizi cantonali hanno valutato la loro applicazione o un loro adattamento alla statistica cantonale? Con quale esito?
4. Alla luce di quanto sopra, il Consiglio di Stato ritiene opportuno introdurre anche a livello cantonale un principio analogo a quello federale, secondo cui la pertinenza della variabile sesso viene verificata sistematicamente nelle attività statistiche riguardanti persone e, quando tale variabile è pertinente ma non viene considerata, la scelta viene motivata?
5. Con riferimento alla pubblicazione dell’Ustat del settembre 2026 «Giovani e Ticino: un’equazione in movimento», la variabile sesso è disponibile nei dati utilizzati? È stata valutata la pertinenza di una distinzione per sesso? Se sì, quale esito ha dato tale valutazione e per quale motivo i risultati sulla permanenza, la partenza e il ritorno dei giovani laureati non sono stati pubblicati anche distinti per sesso? È possibile mettere a disposizione questa disaggregazione?
6. Sulla copertura statistica della violenza domestica:
a. Per quali ragioni alcuni dati su vittime e persone imputate disaggregati per sesso risultano disponibili a livello nazionale ma non cantonale? Quali sono esattamente i dati mancanti e quali ostacoli — disponibilità delle fonti, qualità statistica, protezione dei dati, numerosità o altro — ne impediscono attualmente la pubblicazione?
b. Quali progressi sono stati realizzati finora, e quali restano da realizzare, per il miglioramento della copertura statistica previsto dal Piano d’azione cantonale per la prevenzione della violenza di genere e richiamato nel Programma della statistica cantonale 2024–2027?
7. Tenuto conto delle risposte fornite ai punti precedenti, il Consiglio di Stato ritiene che, a cinque anni dalla discussione parlamentare del 2021, la variabile sesso sia oggi diventata un elemento sistematico e trasversale della statistica cantonale, come auspicato allora dalla Commissione gestione e finanze? Se sì, quali elementi tra quelli sopra descritti lo dimostrano in modo più convincente? Se no, quali restano i principali ostacoli?















