PoLuMe: dopo il voto, quale strategia cantonale per ricucire lo strappo con il territorio e rilanciare il dialogo?
Il progetto di potenziamento della A2 nel tratto Lugano Sud–Mendrisio (PoLuMe) costituisce da anni un dossier infrastrutturale di primaria rilevanza per la mobilità del Ticino e, in particolare, del Luganese e del Mendrisiotto. Esso si innesta su una tratta notoriamente soggetta a congestione, con ripercussioni non solo sulla rete nazionale ma anche sulla viabilità cantonale e comunale, in termini di carichi di traffico, rumore, qualità dell’aria e sicurezza.
Prima della votazione popolare federale del 24 novembre 2024 – che ha segnato uno spartiacque politico nel modo in cui i grandi potenziamenti stradali vengono percepiti e valutati – il dossier PoLuMe era già entrato in una fase avanzata: il Consiglio federale aveva approvato il progetto generale (dicembre 2022) e l’USTRA aveva indicato un investimento complessivo di circa 1,7 miliardi di franchi, con una partecipazione cantonale per interventi connessi.
Nel territorio, tuttavia, già prima del voto del 24 novembre 2024 si era consolidata un’opposizione articolata, espressa da Comuni e associazioni, fondata su criticità quali impatti ambientali e fonici, effetti sulla viabilità subordinata, consumo di suolo, inserimento paesaggistico, gestione dei cantieri e rischio di traffico indotto, nonché su richieste di varianti, mitigazioni e misure d’accompagnamento più robuste e verificabili.
Dopo la votazione del 24 novembre 2024, tale sensibilità si è ulteriormente accentuata: è aumentata l’aspettativa che progetti di questa portata vengano accompagnati da una governance credibile, da un coordinamento territoriale strutturato e da un percorso di confronto capace di individuare punti di equilibrio tra funzionalità dell’infrastruttura e tutela della qualità di vita locale.
Successivamente, nel quadro della pianificazione nazionale, la perizia “Trasporti 2045” commissionata a ETHZ (presa d’atto del Consiglio federale nell’ottobre 2025) ha nuovamente richiamato la rilevanza dei principali corridoi e delle criticità sulla rete, confermando l’esigenza di affrontare i nodi infrastrutturali con soluzioni mature e sostenibili anche sul piano territoriale.
In questo contesto, il ruolo del Cantone – e in particolare del Dipartimento del territorio (DT) – appare determinante non solo sul piano tecnico-procedurale, ma quale attore di raccordo istituzionale e territoriale, in grado di facilitare un confronto strutturato con Comuni e portatori d’interesse, di rendere trasparente lo stato effettivo dei margini di manovra e di costruire, laddove possibile, un percorso condiviso su mitigazioni e misure d’accompagnamento.
Alla luce di quanto sopra, poniamo i seguenti quesiti al Consiglio di Stato:
1. Qual è lo stato attuale del PoLuMe e quali sono i prossimi passaggi previsti, con quali tempistiche indicative?
2. Quali sono i nodi principali oggi ancora aperti e quali misure di mitigazione o d’accompagnamento il DT ritiene prioritarie per costruire un punto d’equilibrio territorialmente sostenibile?
3. Quali iniziative specifiche il DT ha intrapreso dopo la votazione del 24 novembre 2024 per:
a) riattivare/strutturare il confronto con i Comuni interessati;
b) dialogare con i principali oppositori/portatori d’interesse;
c) individuare punti tecnici negoziabili (varianti, mitigazioni, misure d’accompagnamento)?
4. Il Consiglio di Stato intende istituire (o ha già istituito) una piattaforma stabile di dialogo sul PoLuMe con Comuni e portatori d’interesse, con obiettivi, calendario e restituzione trasparente degli esiti?
5. In caso affermativo: con quali modalità operative; in caso negativo: quali strumenti alternativi intende adottare per ottenere risultati equivalenti?
Alain Bühler, Raide Bassi, Aline Prada















