RSI: servizio pubblico a geometria variabile
L’UDC Ticino denuncia senza mezzi termini un atto di censura politica: la RSI ha
deliberatamente disertato la conferenza stampa del Comitato ticinese contro la tassazione
individuale. Non un errore, non una svista, ma una scelta consapevole.
I numeri smascherano l’ipocrisia. Teleticino e Radio 3iii, che insieme ricevono circa 5 milioni di
franchi di canone, hanno informato correttamente. La RSI, che incassa circa 280 milioni di franchi
– oltre 50 volte tanto – non si è nemmeno degnata di presentarsi. Chi riceve decine di volte più
soldi pubblici si permette di oscurare un dibattito politico rilevante.
Conosciamo già la scusa pronta: “non riportiamo le opinioni dei comitati cantonali”. Una
giustificazione ridicola e incoerente. Guarda caso, la RSI è regolarmente presente a tutte le
manifestazioni di Piazza e a tutte le assemblee della CORSI, comprese quelle straordinarie degli
ultimi giorni, ogni volta trasformate in un megafono contro l’iniziativa “200 franchi bastano”.
Negli ultimi mesi la RSI ha rilanciato l’assemblea ordinaria della CORSI. Ora anche quella
straordinaria. Viene spontaneo chiedersi: se la CORSI si riunisse ogni settimana, la RSI farebbe un
servizio ogni settimana? Evidentemente sì, purché serva a portare avanti la propria campagna
politica. E poi si dichiarano imparziali.
Questo non è servizio pubblico.
Questa è militanza ideologica finanziata con il canone obbligatorio.
La RSI ha superato ogni limite, arrogandosi il diritto di decidere quali opinioni possono essere
ascoltate e quali devono essere silenziate. Così facendo tradisce il pluralismo, tradisce il mandato
pubblico e tradisce i cittadini che la finanziano.
Questa è l’ennesima conferma che, al di là degli allarmismi dipinti dagli oppositori, con
l’accettazione dell’iniziativa “200 franchi bastano” la RSI non diventerà certo più imparziale, ma
almeno costerà meno alle tasche dei contribuenti.














