Un’app “contro la disinformazione” suona bene finché non ci si chiede chi decide cosa sia disinformazione. L’idea che lo Stato svizzero sviluppi uno strumento per classificare contenuti come “veri” o “falsi” rischia di trasformare una misura presentata come tutela in un dispositivo di controllo del racconto pubblico. In un’epoca in cui le informazioni viaggiano...














