Mozione PLRT ¦ Basta società-fenice: il Ticino contrasti con rigore gli abusi del fallimento seriale
Basta società-fenice: il Ticino contrasti con rigore gli abusi del fallimento seriale
Presentata da: Patrick Rusconi e Luca Renzetti a nome del Gruppo PLR
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Testo:
In un’economia libera il fallimento può capitare e fa parte del rischio imprenditoriale. Non ogni insuccesso è una colpa e non ogni fallimento è un abuso.
Il problema sono quei soggetti che del fallimento fanno un metodo: accumulano debiti, non pagano i salari salari, lasciano sospesi contributi sociali e imposte, svuotano una società, la portano al collasso e poco dopo si ripresentano sul mercato con una nuova ragione sociale, spesso con gli stessi protagonisti, gli stessi settori di attività e gli stessi schemi.
Questa evidentemente non è più iniziativa economica, ma una concorrenza sleale sistematica. Ed è un danno diretto per i lavoratori, per i fornitori, per le aziende corrette e per lo Stato. Il fenomeno non è teorico e nemmeno episodico, bensì concreto, noto e spesso documentato. Secondo recenti analisi, anche il Ticino è confrontato con un numero significativo di persone che hanno provocato ripetuti fallimenti in pochi anni.
Uno Stato efficiente e partner del territorio non può continuare a inseguire i cocci, mentre gli stessi “artisti del fallimento” cambiano insegna e ricominciano da capo. Chi rispetta le regole paga stipendi, contributi, imposte e fornitori. Chi invece usa il fallimento come scorciatoia competitiva altera il mercato e frustra chi fa impresa sul serio.
Negli ultimi anni il legislatore federale è intervenuto per contrastare meglio gli abusi in ambito esecutivo e fallimentare. Dal 1. gennaio 2025 è entrata in vigore la nuova legislazione federale sulla lotta contro l’abuso del fallimento, che ha introdotto strumenti quali il divieto di esercizio di attività, la ricerca per persona in Zefix, la nullità del trasferimento di “mantelli giuridici” e l’abolizione dell’opting-out retroattivo. Tuttavia, come sollevato dall’interpellanza di Simone Gianini dello scorso 10.12.2025 (n. 25.4489) l’efficacia di queste norme è attualmente limitata da gravi ritardi tecnici nell’implementazione della banca dati centrale, rendendo ancora difficile la ricerca delle persone fisiche e il controllo dei divieti di attività a livello intercantonale. Nel solo primo scorcio del 2025, a seguito dell’entrata in vigore delle nuove norme sulla lotta all’abuso del fallimento, si è registrato un incremento dei fallimenti del 22%. In questo scenario, il Cantone Ticino non può restare inerte e deve agire con i propri strumenti di vigilanza.
Tuttavia il problema resta ancora aperto. E il Ticino, per la sua struttura economica e per l’incidenza del fenomeno in alcuni settori, non può permettersi né inerzia né indulgenza.
Il Cantone dispone già di alcune leve: nell’ambito delle commesse pubbliche, dei sussidi, dei controlli fiscali, delle verifiche su imposte e oneri sociali, nonché del coordinamento tra uffici. Queste leve però vanno usate con maggiore durezza, rapidità e sistematicità. Parallelamente, il Ticino deve farsi promotore presso la Confederazione di ulteriori correttivi, perché alcuni strumenti incisivi possono reggere davvero solo se ancorati nel diritto federale.
Fra questi, uno in particolare appare necessario: il divieto temporaneo di figurare come amministratore, gerente o membro di un organo dirigente per chi accumula fallimenti abusivi ripetuti. Non come automatismo cieco contro chi sbaglia una volta, ma come misura mirata contro chi dimostra nel tempo di usare la società come veicolo per scaricare debiti e ripartire altrove.
Non si tratta di colpire l’imprenditore onesto che cade. Si tratta piuttosto di fermare il recidivo che prospera proprio grazie ai buchi del sistema.
Per questi motivi, invitiamo il Consiglio di Stato a:
1. Rafforzare il sistema di allerta precoce e coordinamento interdipartimentale: tra autorità fiscali, registro di commercio, uffici esecuzione e fallimenti, autorità competenti in materia di commesse pubbliche e altri servizi interessati al fine di individuare tempestivamente schemi ricorrenti e continuità abusive tra società diverse. Ciò anche per superare i limiti tecnici di Zefix.
2. Rigore nelle commesse pubbliche: le norme già vigenti devono essere applicate con il massimo rigore, escludendo chi si ripresenta sotto nuove forme giuridiche pur essendo sostanzialmente riconducibili a soggetti già coinvolti in gravi irregolarità o fallimenti abusivi, monitorando con attenzione anche i tentiativi di cessione di “mantelli giuridici” o società dormienti.
3. Collaborazione inquirente: potenziare il flusso di segnalazione e collaborazione con le autorità penali e civili nei casi non appena emergano concreti indizi di reati connessi a fallimenti abusivi, svuotamento di società, occultamento di attivi o altre condotte rilevanti;
4. Iniziativa a livello federale: farsi promotore a Berna di una modifica legislativa che introduca il divieto amministrativo temporaneo di figurare come amministratore, gerente o membro di un organo dirigente per persone che accumulano fallimenti abusivi ripetuti. Ciò chiedendo che tale misura sia fondata su criteri chiari e garantisti, distinguendo espressamente tra l’insuccesso imprenditoriale in buona fede e l’abuso dello strumento societario;
5. Monitoraggio dei dati: predisporre un rapporto periodico cantzonale che analizzi l’impatto dei nuovi strumenti legali.
Il mercato funziona solo se le regole valgono per tutti. Se invece qualcuno può lasciare debiti, far fallire una società e rientrare dalla finestra il mese dopo, allora non siamo più in un’economia libera, siamo in un sistema che premia i più spregiudicati e penalizza i più corretti.














