Care amiche, cari amici, buona domenica!
Chiudiamo questa domenica con il Carnevale di Tesserete e prepariamoci all’arrivo del mese di marzo e della primavera.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia si apre con una decisione destinata a far discutere. La Corte Suprema americana ha stabilito che il presidente Trump non aveva il potere di imporre dazi sulle importazioni invocando le disposizioni dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Una parte della stampa ha reagito con entusiasmo, mentre molti paesi hanno mantenuto toni più cauti. E probabilmente hanno fatto bene. Perché la controffensiva del presidente non si è fatta attendere: poche ore dopo la sentenza è stata annunciata l’applicazione, per 150 giorni, di un nuovo dazio generalizzato del 15% a partire dal 24 febbraio. I dettagli giuridici su cui si baserà questa nuova misura non sono ancora chiari, così come l’entità precisa e i prodotti coinvolti. Ma, paradossalmente, oggi questi aspetti contano meno del clima che si è creato. A pesare è soprattutto l’incertezza che, come abbiamo più volte sottolineato, resta uno dei peggiori nemici dell’economia. Ancora una volta, i settori produttivi saranno chiamati a dimostrare grande capacità di resilienza.
Una resilienza che in Svizzera non è mancata negli ultimi mesi, ma che non è bastata a compensare tutte le conseguenze dei primi dazi. Lo mostrano i dati dell’ultimo trimestre, sia per le esportazioni sia per il tasso di disoccupazione calcolato secondo il metodo dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). Le esportazioni reali destagionalizzate hanno registrato un calo di quasi il 3% in ottobre, un rimbalzo del 5% in novembre e una nuova contrazione dello 0,7% in dicembre. Nel complesso, il 2025 si è chiuso con una riduzione del 3,8% rispetto al 2024. A preoccupare maggiormente sono state le esportazioni industriali verso gli Stati Uniti: Swissmem, la principale associazione dell’industria tecnologica svizzera, segnala una diminuzione del 18%, attribuita in larga parte all’effetto dei dazi. Quando la congiuntura rallenta, inevitabilmente ne risente anche il mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione in Svizzera secondo l’ILO è salito dal 4,4% del periodo ottobre-dicembre 2024 al 5% dello stesso periodo di quest’anno, pari a oltre 256’000 persone. Anche il Canton Ticino registra un peggioramento, passando dal 5,9% al 6,7%, un livello che continua a destare preoccupazione.
Preoccupazione che emerge anche dagli ultimi dati sulla povertà. Anche nel 2024 il Ticino vince da poco invidiabile classifica sulla povertà e sul rischio di povertà. Il tasso di povertà nel nostro Cantone arriva al 16,5%, circa il doppio della media nazionale. Parliamo di quasi 59’000 persone che restano povere anche dopo l’intervento dello Stato. E non finisce qui. Se si fa il paragone rispetto al 60% del reddito mediano, oltre il 25% dei cittadini del nostro Cantone è a rischio povertà. Un persona su quattro, quasi 90’000 persone. Purtroppo, anche gli altri indicatori ci collocano tra le aree più fragili del paese. E questa situazione vale anche per le persone che lavorano: l’8,5% di queste, il doppio della media nazionale, risulta povera. Sicuramente i bassi salari giocano un ruolo importante, soprattutto in relazione alla libera circolazione delle persone che ancora oggi esercita una pressione importantissima nel nostro paese. Proprio per combatterla e per dare una svolta a questo Cantone, è ora più che mai necessario decidere seriamente che tipo di economia vogliamo e come raggiungerla (ne abbiamo parlato in questo articolo).
Di modelli e di cambiamenti si discute anche in vista della votazione sull’imposizione individuale, su cui saremo chiamati a esprimerci nelle prossime settimane. Nell’articolo “L’imposizione individuale, specchio di una società che cambia” pubblicato dall’Osservatore, che ringraziamo, abbiamo analizzato vantaggi e criticità di una riforma che tenta di adattare il sistema fiscale a una società in evoluzione, mettendo al centro l’individuo e non più solo il nucleo familiare.
Trovate qui gli articoli della settimana
Ticino: siamo sempre i più poveri
L’imposizione individuale, specchio di una società che cambia
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Lo Stato non può stare a guardare
A Davos seppelliti trent’anni di sicurezze economiche
Fare sport aiuta… l’economia!
Svizzera 2026: crescita sì, ma con prudenza
Prezzi più stabili, economia incerta: la cautela delle banche centrali
Salari in Ticino: la sfida è trovare stabilità
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Ticino: siamo sempre i più poveri
L’imposizione individuale, specchio di una società che cambia
Lo Stato non può stare a guardare
A Davos seppelliti trent’anni di sicurezze economiche
Fare sport aiuta… l’economia!
Svizzera 2026: crescita sì, ma con prudenza
In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















