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Le ultime news di ETiCinforma.ch

  • L’economia secondo Amalia Mirante: sintesi della settimana ed evoluzione

    RBoss
    Mar 22, 2026
    #fattoreETC, amalia mirante, economista, eticinforma.ch, evoluzione futura, sintesi settimana
    0

    Care amiche, cari amici, buona domenica!

    E benvenuta primavera (anche se non si direbbe visto il tempo…)! Probabilmente la settimana prossima testeremo un nuovo metodo di invio, quindi se non vi arriva la Newsletter, cercatemi negli Spam o nel cestino e abilitatemi!

    Sintesi della settimana ed evoluzione

    La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia dando un’occhiata all’economia internazionale e in particolare alle decisioni prese dalle principali banche centrali del mondo. Ma facciamo un passo indietro: le banche centrali hanno risposto ai circa due anni di inflazione che abbiamo vissuto recentemente con una politica monetaria tradizionale, ossia aumentando i tassi di interesse. Passato l’allarme e una volta tornati i prezzi a livelli accettabili, le banche centrali hanno cominciato ad abbassare i tassi anche per contribuire a sostenere l’economia in rallentamento. Ora, fino a prima che cominciasse la guerra in Iran, tutti si aspettavano una decisione al ribasso. Ma le cose in economia cambiano in fretta e quindi, accanto al rallentamento economico, ora gli esperti devono fare i conti con l’aumento del prezzo del petrolio e del gas che potrebbe ripercuotersi su tutta l’economia e quindi trasformarsi in inflazione. Per tutte queste ragioni, le principali banche centrali del mondo hanno deciso di mantenere fermi i tassi di interesse. La Banca Centrale Europea (BCE) al 2%, la Federal Reserve (Fed) al 3-3,75%, la Banca d’Inghilterra (BoE) al 3,75%, la Banca del Giappone (Boj) allo 0,75%. Anche la nostra Banca Nazionale Svizzera (BNS) è rimasta ferma allo 0%. In un certo senso, potremmo dire che il mondo è fermo, ma è fermo perché non si sa dove andrà.

    E non sappiamo con certezza nemmeno dove andrà l’economia svizzera nei prossimi anni. Questa settimana sia il KOF (Centro congiunturale di ricerca del politecnico di Zurigo), sia la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) hanno pubblicato le previsioni economiche per il 2026 e per il 2027. Diamo un’occhiata a quelle della SECO che rivede leggermente al ribasso i suoi dati, stimando una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) attorno all’1%. Sul fronte interno, i consumi delle famiglie tengono ma senza slancio, mentre il mercato del lavoro mostra i primi segnali di raffreddamento, con una disoccupazione attesa attorno al 3% nel 2026 prima di un leggero miglioramento l’anno successivo. Gli investimenti mostrano un quadro misto. Dopo una fase debole, soprattutto nel 2025, si intravede una leggera ripresa. Le costruzioni tornano in territorio positivo, ma senza accelerazioni. Gli investimenti in macchinari e attrezzature restano invece prudenti: le imprese esitano, perché vedono domanda incerta e margini sotto pressione. In altre parole, non manca la capacità di investire, ma manca la voglia di rischiare. La spesa pubblica cresce più dei consumi privati. Non è una scelta espansiva forte, ma un effetto di stabilizzazione: lo Stato continua a sostenere l’attività economica, soprattutto in una fase in cui il settore privato rallenta. Questo contribuisce a tenere in piedi la domanda interna, evitando un raffreddamento più marcato. Sul fronte estero, la dinamica è più complessa. Le esportazioni di beni rallentano nettamente, risentendo della debolezza europea e del franco forte. Le esportazioni di servizi tengono meglio, ma senza compensare del tutto. Le importazioni mostrano andamenti irregolari: nel breve calano o ristagnano, segnale che anche la domanda interna non è particolarmente vivace.

    Domanda interna che potrebbe essere sostenuta anche dall’arrivo di capitali e da miliardari che sembrano emigrare dagli Emirati Arabi Uniti. Dubai non è più percepita come un rifugio sicuro, almeno per ora. La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti ha cambiato rapidamente il clima nella regione, e questo si riflette subito nei comportamenti dei più ricchi. Non c’è ancora una fuga vera, ma piuttosto una preparazione. I family office (strutture che gestiscono il patrimonio delle grandi famiglie, occupandosi di investimenti, sicurezza e organizzazione della vita finanziaria) e le banche private stanno ricevendo richieste per spostare persone e capitali. I grandi patrimoni si muovono così: prima mettono in sicurezza, poi decidono. Le conseguenze si vedono già. Gli investimenti immobiliari rallentano dopo anni di crescita molto forte e se una parte degli acquirenti internazionali si ferma, i prezzi possono scendere. Anche gli investimenti in generale vengono rimandati: quando l’incertezza sale, nessuno ha fretta di esporsi. E poi c’è la vita quotidiana del lusso: meno super-ricchi in città significa meno spesa in hotel, ristoranti e servizi esclusivi. Il punto più importante però sono i flussi di capitale. Una parte della ricchezza si sta già spostando, o è pronta a farlo, verso piazze percepite come più stabili, come la Svizzera o Singapore. Non è un abbandono totale, è una redistribuzione del rischio. Alla fine, tutto dipende da quanto durerà questa fase. Se la crisi si prolunga, questi spostamenti diventano strutturali. Se si calma, molti torneranno. Per ora il segnale è chiaro: la fiducia si è incrinata. E quando succede, i soldi iniziano a muoversi.

    E a muoversi sono i prezzi delle materie prime e il valore delle monete. Di questo e di molto altro abbiamo parlato nel nostro articolo settimanale “Gli effetti concreti della guerra in Iran” pubblicato da L’Osservatore, che ringraziamo.

    Trovate qui gli articoli della settimana

    Benzina, ma quanto ci costi?

    Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:

    Benzina, ma quanto ci costi?
    Guerra in Iran: petrolio, mercati e le prime conseguenze economiche
    Ticino: siamo sempre i più poveri
    L’imposizione individuale, specchio di una società che cambia
    Lo Stato non può stare a guardare

    Notizie Flash di economia

    Avete voglia di aggiornamenti settimanali brevi? Non avete voglia di leggermi? Nessun problema: potete guardarmi e ascoltarmi su Instagram (qui) e su TikTok (AmaliaMirante555, qui: https://vm.tiktok.com/ZMdg6eHsb/).

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    Gli effetti concreti della guerra in Iran
    Benzina, ma quanto ci costi?
    Guerra in Iran: petrolio, mercati e le prime conseguenze economiche
    Dumping salariale: il problema vero e la risposta sbagliata
    Ticino: siamo sempre i più poveri
    L’imposizione individuale, specchio di una società che cambia

    In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!

    Un caro abbraccio,

    Amalia Mirante

Associazione ETC

Associazione ETC: un’associazione che è editrice del proprio giornale di informazione online www.eticinforma.ch (dallo storico www.ch-ti.ch – 11.04.2006) e pure del bimestrale cartaceo ETiCinforma Paper (numero zero apparso l’11 settembre 2016), che si occupa, tra le altre attività, anche di comunicazione, relazioni pubbliche, organizzazione come promozione di eventi. Una delle nostre specializzazioni è l’attività di ufficio stampa, di PR, di agenzia fotografica (anche per eventi come matrimoni, cerimonie, ecc.). Collaboriamo con molti media.

Promuoviamo molti progetti a valenza sociale e di solidarietà sul territorio a favore dei meno favoriti. EUREKA per il tuo benessere e RiGnam sensibilizzazione contro lo spreco alimentare.  Ogni due anni Incontro Gastronomico “Al nos mangee…” per valorizzare la Spampezia. IPSI è un progetto dopo Covid che tende a sostenere i piccoli commerci, artisti ed artigiani. Anche il Patrocinio in questioni dedicate ai consumatori a favore degli stessi e non solo è un tema di enorme interesse da parte di ETC. Per le vostre questioni e rivendicazioni, noi di ETC vi patrociniamo.

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