Care amiche, cari amici, buona domenica!
Oggi è l’ultimo giorno d’estate: da domani arriva l’autunno e le giornate si accorceranno. Ma niente paura: i colori e soprattutto i sapori autunnali sapranno riempire le nostre giornate.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia con la notizia che Fed, la banca centrale americana, ha deciso di abbassare i tassi di interesse per la prima volta quest’anno. Il costo del denaro scende di un quarto di punto, portandosi in un intervallo compreso fra il 4 e il 4,25 per cento. È una scelta attesa da settimane, causata anche da un andamento economico che mostra segnali di rallentamento. Il mercato del lavoro, che finora aveva retto, sta iniziando a dare segnali di debolezza: le nuove assunzioni rallentano e il tasso di disoccupazione è salito oltre il 4 per cento. La Fed ha scelto di intervenire con un taglio moderato, per evitare che il raffreddamento dell’economia si trasformi in una frenata brusca. Il problema è che l’inflazione non è ancora tornata pienamente sotto controllo. I prezzi restano vicini al 3 per cento, sopra l’obiettivo del 2 fissato dalla banca centrale. Per questo il taglio è stato contenuto: un segnale di sostegno all’economia, ma senza abbandonare la cautela. All’interno del comitato non sono mancati contrasti: c’è chi avrebbe preferito una riduzione più incisiva, di mezzo punto, per dare una spinta maggiore. Alla fine, ha prevalso la linea prudente, che lascia aperta la possibilità di ulteriori mosse nei prossimi mesi, se i dati lo giustificheranno. Per famiglie e imprese la decisione significa un allentamento dei costi di prestiti e mutui, anche se graduale. Ma soprattutto segna un cambio di rotta: dopo anni di rialzi per combattere l’inflazione, la Fed inizia a muoversi nella direzione opposta.
E restiamo negli Stati Uniti dove il presidente Donald Trump ha deciso di introdurre una tassa di 100 mila dollari (80 mila CHF) per ogni nuovo permesso di lavoro per persone straniere. Il visto H-1B è stato creato nel 1990 e doveva servire ad attrarre competenze rare. Come spesso succede, anche in questo caso la misura si è trasformata nella possibilità di far capo a manodopera qualificata a basso costo proveniente dall’estero. Ora, la nuova tassa viene presentata come un modo per difendere i lavoratori americani, anche se rischia di avere l’effetto opposto perché molte imprese potrebbero rinunciare a nuove assunzioni. Nonostante l’amministrazione americana abbia chiarito che la tassa riguarda solo le nuove richieste e non i rinnovi, molte aziende, tra cui Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta hanno inviato avvisi urgenti ai dipendenti invitandoli a non viaggiare e, se già all’estero, a rientrare rapidamente negli Stati Uniti prima del 21 settembre, quando scatterà la nuova tassa. In parallelo nasce la Trump Gold Card: chi investe almeno 1 milione di dollari (800 mila CHF) negli Stati Uniti ottiene una corsia preferenziale verso la residenza e, in prospettiva, la cittadinanza. È un approccio che privilegia gli investitori facoltosi. All’orizzonte si sta studiando anche la Platinum Card che con 5 milioni di dollari (4 milioni CHF) consentirebbe soggiorni prolungati e vantaggi fiscali, ma senza accesso diretto alla cittadinanza. Due misure parallele che indicano come stia cambiando la politica migratoria negli Stati Uniti: per i lavoratori qualificati si alzano barriere economiche senza precedenti, mentre per chi ha capitali da investire si aprono corsie privilegiate.
E chi invece premia il lavoro è Ferrero, la famosa azienda multinazionale di dolci. Ferrero ha deciso di riconoscere ai propri dipendenti italiani un premio che può arrivare a 2’400 euro (2’200 CHF). Il provvedimento riguarda circa 6’000 lavoratori. Il bonus non è uguale per tutti: una parte dipende dall’andamento complessivo del gruppo, l’altra dai risultati raggiunti nei singoli stabilimenti. In questo modo il premio tiene insieme il successo dell’azienda e l’impegno locale delle varie realtà produttive. Un elemento interessante è la flessibilità: i dipendenti possono scegliere di convertire parte della somma in servizi di welfare (formazione, spese sanitarie, previdenza complementare); in questo caso questa scelta può avere anche un valore maggiore del pagamento in busta paga. Ferrero si conferma un’azienda con a cuore i suoi dipendenti proponendo ancora una volta di legare i buoni risultati aziendali alla redistribuzione interna. È una politica che rafforza la motivazione, costruisce fiducia con i sindacati e dimostra che la competitività non deve passare solo dai tagli. Naturalmente si tratta di un premio legato a un andamento positivo, quindi non garantito ogni anno. Ma in un settore segnato da rincari di energia e materie prime, è un segnale forte: l’impresa riconosce il contributo di chi, giorno dopo giorno, tiene in piedi la produzione. Quando il successo viene condiviso, anche un’azienda globale può sembrare un po’ più vicina a chi lavora dentro le sue fabbriche.
E chiudiamo con la segnalazione di due articoli che questa settimana hanno approfondito il tema delle votazioni sulle casse malati in Ticino. Il primo, “Cassa malati: il conto lo paghiamo noi”, è stato pubblicato da diversi portali che ringraziamo. Il secondo, “Cassa malati: tutti alla cassa!”, lo trovate sul sito dell’Economia con Amalia e approfondisce maggiormente il tema, dando spazio anche ai compiti delle politiche pubbliche.
Trovate qui gli articoli della settimana
Cassa malati: il conto lo paghiamo noi
Cassa malati: tutti alla cassa!
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Quando a dettare le regole sono gli altri – La travagliata storia dei rapporti Svizzera-USA
Quando muoversi per primi diventa un errore
Svizzera: le notizie che non fanno notizia
Parità salariale: una strada ancora in salita, ma non più solitaria
Svizzera: tra oro alle stelle e consumi in stallo
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Cassa malati: il conto lo paghiamo noi
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Quando a dettare le regole sono gli altri – La travagliata storia dei rapporti Svizzera-USA
Quando muoversi per primi diventa un errore
Svizzera: le notizie che non fanno notizia
Parità salariale: una strada ancora in salita, ma non più solitaria
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















