La scuola Ticinese non ci sembra sia la migliore in assoluto. Ieri oltre 50 mila allievi sono entrati in vacanza, vacanze probabilmente troppo lunghe, che dovrebbero servire anche per ripassare quanto appreso, ma che invece diventano un peso per i genitori, che lavorano entrambi e non sanno che fare con i figli a casa. Evviva i nonni, evviva le scuole montane, evviva le colonie, i corsi di gioventù e sport e via dicendo. Questo comporta costi enormi alle famiglie, in particolare quelle i cui genitori lavorano entrambi per sbarcare il lunario, vedi paghe da fame, costi eccessivi, una società malata che non sa più distinguere tra il bene e il male. I docenti; per carità, non possiamo generalizzare, ma pensano di essere il meglio del mondo, pensano di essere malpagati, pensano che lavorano troppo, insomma presuntuosi e non sempre bravi insegnanti. Insegnano dottrine che nulla hanno a che vedere con la scuola, sono di parte e deviano i giovani su vie poco educative, dando loro degli esempi non certo spettacolari. Andate in pausa in ogni scuola del cantone; dopo una lezione dove magari si insegna che il fumo fa male, poi loro con la sigaretta in mano, bell’esempio! I genitori; affaccendati alle loro logistiche, dopo il lavoro vanno in palestra e si fanno gli aperitivi, i figli sono l’ultimo dei loro pensieri, anzi sono la preoccupazione del loro tempo libero. Alla ricerca di tenerli occupati con attività svariate, basta che non siano a casa a fare domande. I genitori dovrebbero capire che la scuola deve dispensare nozioni ed esempi, ma l’educazione e la buona crescita dei giovani passa tramite la famiglia. La società sfrutta le nostre debolezze e propone sempre attività nuove, snervanti e care tanto da imporre alle famiglie situazioni precarie. Insomma forse dovremmo ritornare alla base; iniziare a responsabilizzare i genitori che avere i figli non è né una moda né tanto meno uno status simbol! Avere figli significa rinunciare alle proprie libertà, significa dedicarsi anima e corpo alla loro crescita ed educazione, significa insegnare loro valori veri e dare loro l’esempio. Molte volte non è così e ci troviamo dunque una società ingestibile avendo l’abitudine di dare la colpa sempre e solo agli altri. La fine della scuola dovrebbe essere un’occasione per ripensare ai propri principi, alle situazioni vere e concrete e alla fine al bene esclusivo dei giovani rampolli. Se poi guardiamo alla politica della scuola, vediamo in parlamento come il tema sia solo occasione di prevaricazione partititica, di attacchi personali incrociati, mentre la scuola in Ticino non brilla certo e i politici ci sguazzano in questo disordine istituzionale, non certo favorito da chi ne è alla testa di questa istituzione. La scuola ha biosgno di ritornare ai valori di una volta, al maestro che si ferma dopo la scuola ad aiutare chi è in difficoltà, ai genitori che sono a casa a dare una mano nei compiti, alla società meno aggressiva che elargisce false realtà il tutto a discapito di una crescita sana della società stessa dove non vi è posto per principi ma dove l’apparire conta di più. E’ forse più importante andare a scuola con vestiti firmati e con un bel sacco di marca, anziché favorire e maturare le conoscenze. Anche la scuola è diventata un luogo dell’apparire e non dell’essere, e pertanto stiamo assistendo al fallimento totale della istituzione scuola. Uno sforzo da parte di tutti; istituzioni, docenti e genitori come società per riportare la scuola sui binari in cui deve viaggiare sarebbe opportuno. E quei docenti che pensano di essere gli intoccabili, lasciamoli a casa; quei docenti che fanno politica a scuola cercando di fare lavaggi al cervello agli allievi, licenziamoli; quelli che si lamentano, sempre docenti che lavorano troppo, facciamoli lavorare un mese in fabbrica con un terzo della loro paga… forse capirebbero come la loro funzione di docente sia effettivamente basilare per la crescita della società, ma deve essere affrontata sotto ottica ben diversa di cosa sia oggi, e riportata a quella collaborazione che ai tempi esisteva: docente-famiglia-società.
Solo ritornando a questa triade vincente la scuola ne uscirà vincente e sarà l’istituzione basilare per costruire un vero futuro di benessere. Continuiamo a politicizzare la scuola (per lo più con concetti di estremismo politico) e saremo, o meglio lo siamo già, alla canna del gas e a pagare l’incoscneza di direttori, docenti e genitori saranno i nostri giovani!
(ETC Media Press/rb)

















