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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Con l’inverno arriva anche il Natale, fatto di luci che si accendono prima del buio, di attese condivise e di piccoli rituali che riconosciamo subito. È un tempo diverso, che invita a rallentare, a ritrovarsi, a guardare le città e le case con occhi un po’ più attenti. Un tempo che sentiamo arrivare ancora prima di guardare il calendario.
L’economia con Amalia, e anche Amalia, si ferma per qualche settimana, ma tornerà con il nuovo Anno ancora più energica e pronta a raccontare un nuovo Anno economico.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia oggi è in versione natalizia. Sì, perché il Natale non è solo tradizione. È anche un fenomeno economico stagionale che concentra vendite, consumi e scelte politiche in poche settimane. Vediamo alcune curiosità, cominciando dalle bollicine. Nel periodo natalizio, gli spumanti battono di gran lungo gli champagne, mostrando in questo particolare momento dell’anno due tendenze opposte: le bollicine italiane registrano record di produzione e vendite, quelle francesi segnano cali significativi. Nel 2024 gli spumanti italiani hanno centrato un record storico: oltre 1 miliardo (avete letto bene, 1 miliardo) di bottiglie prodotte e immesse sul mercato (+8% rispetto al 2023). Ma il vero botto è stato quello natalizio. Tra Natale e Capodanno sono state stappate più di 355 milioni di bottiglie in tutto il mondo: un terzo del consumo annuo compresso in 15 giorni, con un +7% sul precedente ciclo festivo. Di queste, 251 milioni sono andate all’estero (+9% rispetto al 2023) e 104 milioni sono restate in Italia (+2%). Lo champagne invece ha chiuso il 2024 con 271,7 milioni di bottiglie, registrando un calo rispetto all’anno prima del 9,2%. Per non fare torto a nessuno, noi consigliamo di stappare una buona bottiglia italiana per l’aperitivo e una francese per il panettone. Panettoni e pandori che non sono da meno. Il mercato italiano nel 2024 ne ha prodotti 90’000 tonnellate per un fatturato di circa 600 milioni di euro (560 milioni CHF). Unica nota poco dolce: dalle stime nel 2025 il prezzo è lievitato di circa l’8% a causa dei rincari delle materie prime (cacao, burro ed energia).
Energia che non può mancare per illuminare le lucine di Natale. Nel Regno Unito, nel 2024 l’85% delle famiglie ha acceso decorazioni, arrivando a consumare 10,1 milioni di kWh al giorno: oltre 250 milioni in 25 giorni festivi, equivalenti al fabbisogno di una città media per un mese (solo per le lucine natalizie). A livello pubblico il costo per illuminare piazze, mercatini, e facciate, sale. Uno studio europeo ha rivelato che Milano nel 2024 spiccava con un +69,25% di flusso luminoso tra ottobre e dicembre, grazie a installazioni che attiravano turisti e consumi. Le grandi città, si sa, usano l’illuminazione natalizia come leva di attrattività: shopping, turismo ed eventi vivono di luci. Ma non tutte hanno fatto questa scelta. Il Lussemburgo registrava un -9,6% nello stesso periodo: una decisione di ridurre intensità e ore di accensione per contenere le bollette, senza sacrificare l’atmosfera. La stessa decisione è stata presa quest’anno in diverse città in Germania (Heidelberg, Berlino,…) che hanno dimezzato o posticipato le luminarie, citando costi energetici proibitivi e vincoli fiscali; a Berlino le decorazioni pare sopravvivano solo grazie a donazioni private. E sì, la politica dei bilanci pubblici influenza anche il Natale. Il dibattito politico tra attrattività commerciale natalizia e austerità pubblica rimane aperto.
Aperti saranno anche i regali indesiderati che rivenderemo online dopo il 25 dicembre. Un sondaggio svolto l’anno scorso su 5’000 cittadini europei ha rivelato che il 23% rivende online i regali non graditi. Il fenomeno non è più di nicchia, ma potremmo definirlo abbastanza generalizzato. Le percentuali variano nelle nazioni: Francia al 27%, Spagna 20%, Italia 19%. Ma non c’è solo la rivendita dei regali: il 30% degli scontenti opta per riciclare il regalo a qualcun altro (regifting), il 17% lo dona in beneficenza e ben il 6% lo butta via. Nel Regno Unito hanno stimato che i resi natalizi valgono oltre 1,5 miliardi di sterline (1,6 miliardi CHF). Una cifra di queste dimensioni chiarisce bene il punto: non siamo davanti a una curiosità da dopo feste, né a un comportamento residuale. Siamo di fronte a una tendenza ormai strutturata che si ripete ogni anno e cresce con la diffusione delle piattaforme digitali. Qui l’economia circolare smette di essere una parola da convegno e diventa economia vera, misurabile. Valore che viene recuperato invece di essere perso. Sprechi che si riducono senza bisogno di appelli morali. Liquidità che rientra nel sistema, spesso nelle tasche delle famiglie, in un momento dell’anno in cui i conti vanno riequilibrati dopo le spese natalizie. Il Natale, da questo punto di vista, non finisce il 25 dicembre. Cambia semplicemente forma. Si sposta dall’emotività del regalo all’efficienza dello scambio. Anche se a noi, sinceramente, le bollicine, il pandoro, le lucine, il pacchetto da scartare e l’emotività del Natale piacciono molto di più di qualunque calcolo economico.
E di calcoli economici, anzi di previsioni, abbiamo parlato nel nostro articolo settimanale “Svizzera 2026: crescita sì, ma con prudenza”. Le previsioni economiche della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e del KOF, il centro di ricerche congiunturali del Politecnico federale di Zurigo, stimano una crescita positiva, ma contenuta del Prodotto interno lordo svizzero per il 2026. La crescita, purtroppo, non sarà sufficiente a impedire un aumento della disoccupazione, che dovrebbe passare dal 2.8% di quest’anno al 3.1% del prossimo. Speriamo che questa volta gli esperti si sbaglino.
Trovate qui gli articoli della settimana
Svizzera 2026: crescita sì, ma con prudenza
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia nel prossimo anno, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















