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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Ma che bello vedere il sole splendere anche in novembre! E allora tutti fuori a fare una bella passeggiata… e chissà, al rientro magari una bella cioccolata calda e un Krumiro (oggetto del nostro articolo settimanale).
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia questa settimana comincia parlando del Black Friday che è il giorno degli sconti che apre ufficialmente la stagione degli acquisti natalizi. Negli Stati Uniti le stime di spesa continuano a crescere: Adobe Analytics, la piattaforma che misura in tempo reale le vendite online di migliaia di negozi americani, parla di 11,7 miliardi di dollari (9.5 miliardi CHF) in un solo giorno (+8,3% sul 2024). La principale associazione del commercio al dettaglio negli USA (NRF) conta oltre 130 milioni di acquirenti solo per il venerdì. E per l’intera stagione natalizia si va verso un giro d’affari superiore al trilione di dollari. L’acquisto on-line resta il motore: sconti forti, concorrenza agguerrita e una capacità di spesa che regge nonostante inflazione e tassi. La Svizzera invece frena. L’Osservatorio del Black Friday 2025 di blackfriday.ch indica una spesa media prevista di 266,86 franchi, in calo dell’11% rispetto all’anno scorso. Il potere d’acquisto non vola e i consumatori sono più attenti. Il Black Friday resta importante, ma l’entusiasmo non è quello americano. Il settore high-tech resta in cima alle intenzioni d’acquisto: computer, smartphone e TV sono i prodotti preferiti. Poi arrivano viaggi e servizi, che continuano a crescere grazie alle offerte online. Un dato curioso: quasi un terzo degli svizzeri non sa ancora quanto spenderà. È il segno di un consumatore che decide tardi, aspetta le offerte dell’ultimo minuto e vuole evitare spese inutili.
E in effetti, vediamo due dati situazioni differenti tra Stati Uniti e Svizzera. Il nuovo rapporto sul lavoro di settembre mostra che l’economia americana non è così stanca come sembrava. Gli Stati Uniti hanno creato 119.000 posti di lavoro, più del doppio rispetto ai 50.000 attesi dagli analisti. Il dato è arrivato con qualche giorno di ritardo per via del blocco temporaneo del governo federale, ma il messaggio è chiaro: il mercato del lavoro resta sorprendentemente resistente. Il tasso di disoccupazione sale però al 4,4%, rispetto al 4,3% di agosto: è il livello più alto da ottobre 2021. Nonostante ciò, il numero totale degli occupati cresce di 251.000 unità. Sale anche il tasso di partecipazione al lavoro, che arriva al 62,4%: è il livello più alto da maggio 2025. Quindi più persone entrano o rientrano nel mercato del lavoro, e questo spiega una parte dell’aumento della disoccupazione. I settori che tirano sono sempre gli stessi: sanità (+43.000), ristorazione (+37.000) e assistenza sociale (+14.000). Male invece trasporti e logistica, che perdono 25.000 posti, e anche il governo federale, che taglia circa 3.000 posti e resta in trend negativo per tutto l’anno. I salari crescono poco: +0,2% sul mese e +3,8% sull’anno. Un aumento inferiore alle previsioni, che indica una pressione salariale meno forte del passato. Nel complesso, gli Stati Uniti mostrano un mercato del lavoro che avanza a piccoli passi: né boom né crollo. Il quadro finale è quello di un’economia in equilibrio instabile: qualche segnale di rallentamento, ma anche una base che tiene meglio del previsto.
Cosa che purtroppo non è accaduta in Svizzera nel III trimestre. L’economia svizzera ha fatto segnare un calo dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. È la prima contrazione dopo più di due anni. Il dato arriva dalla Segreteria di Stato dell’Economia (SECO), che pubblica una stima flash basata sulle informazioni preliminari. Nel trimestre precedente la crescita era stata appena dello 0,1%, quindi il rallentamento è evidente. La frenata è dovuta soprattutto al settore chimico-farmaceutico, che pesa molto sull’economia svizzera e che questa volta registra una contrazione marcata. I servizi invece crescono, ma meno del solito. Sul risultato pesa anche il contesto internazionale. Gli Stati Uniti avevano introdotto ad agosto dei dazi del 39% (Nel frattempo fortunatamente ridotti al 15%) su alcune esportazioni svizzere e questo ha colpito l’industria orientata all’export. A ciò si aggiungono la debolezza di alcuni partner commerciali e un franco svizzero molto forte, che non aiuta la competitività all’estero. Nonostante il trimestre negativo, le previsioni annuali non cambiano molto: per il 2025 si attende una crescita del 1,3–1,4%, un po’ più alta dell’1,1% registrato nel 2024. Il motivo è che la domanda interna, consumi e investimenti, resta solida e compensa solo in parte i problemi sul fronte esterno. I dati completi sul PIL arriveranno il 28 novembre 2025, con il dettaglio per produzione, spesa e reddito. Lì si capirà meglio quanto è profonda la frenata e quali settori hanno davvero tenuto. Ma speriamo che Natale ci porti un po’ di ottimismo e qualche consumo in più.
E sicuramente i consumi sono aumentati nel caso dei Krumiri, i biscotti storici del gruppo Bistefani che sono tornati sugli scaffali con la tradizionale confezione rossa. In “I Krumiri non sono solo un biscotto…” parliamo di quanto accaduto dopo l’acquisizione da parte di Bauli. In fase di integrazione del marchio, la fusione e il cambio di confezione hanno creato disaffezione tra i consumatori, dimostrando che il valore di un marchio non è solo nei conti, ma nella memoria e nell’esperienza del cliente.
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I Krumiri non sono solo un biscotto…
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















