Denise Bertschi presenta «State Fictions. Beyond Blossoms and Borders» al Padiglione svizzero della Gwangju Biennale 2026 in Corea del Sud
Denise Bertschi presenterà «State Fictions. Beyond Blossoms and Borders» alla 16. Gwangju Biennale 2026 in Corea del Sud. La Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia agirà per la prima volta da commissario dell’esposizione al Padiglione svizzero, curata dal Centre culturel suisse di Parigi.
Denise Bertschi © Gina Folly
Dal 2013, l’artista e ricercatrice Denise Bertschi porta avanti il progetto di ricerca a lungo termine «STATE FICTION», che accende i riflettori sulla presenza svizzera nella zona demilitarizzata (DMZ) che divide la Penisola coreana. Questo luogo, in cui si cristallizzano le tensioni internazionali della Guerra fredda, costituisce anche una ricca fonte di immagini sorprendenti. Dopo la firma dell’armistizio che pose fine alla Guerra di Corea nel 1953, fu istituita la Commissione di supervisione delle nazioni neutrali (NNSC), formata da Cecoslovacchia, Polonia, Svezia e Svizzera, per sorvegliare il rispetto del trattato. Da allora, la Svizzera mantiene una presenza militare nella DMZ.
Allo «Swiss Camp», i militari svizzeri documentavano la loro vita quotidiana e i passatempi, gli incontri con la popolazione di entrambe le Coree e la fascinazione per la flora e la fauna locale mediante fotografie e filmati. Servendosi di tale ricco corpus di immagini d’archivio, che spazia dagli anni 1950 agli anni 1970, Denise Bertschi analizza criticamente lo sguardo mediato dall’obiettivo dei soldati presunti «neutrali» su questo territorio così pregno di significato politico. Il progetto testimonia anche come il coinvolgimento negli affari internazionali della Svizzera e i suoi sforzi per definire il proprio ruolo nel secondo dopoguerra abbiano contribuito a forgiare una retorica che coniuga il mito nazionale della neutralità e ambizioni geopolitiche.
Un archivio vivente
Al Padiglione svizzero, Denise Bertschi presenterà una selezione della sua ampia ricerca, basata su materiali d’archivio depositati alla Biblioteca Am Guisanplatz – La biblioteca principale dell’Amministrazione federale e dell’Esercito svizzera. Questa esposizione dalle molteplici sfaccettature esplora il tema dello sguardo fotografico: chi c’è dietro all’obiettivo e cosa c’è di (in)visibile nelle immagini? Interrogandosi sulle dinamiche di potere a livello globale e sul loro impatto sui paesaggi e le comunità postbelliche e postcoloniali, la mostra indaga sul patrimonio visivo quale luogo controverso della memoria.
«Lo scopo di questo progetto, basato su riprese fotografiche e video effettuate da militari svizzeri non solo nella Corea del Sud, ma anche in quella del Nord, è sempre stato di svelare e riesaminare criticamente il concetto di neutralità e le sue implicazioni, non solo per la Svizzera ma anche per il contesto coreano», spiega l’artista Denise Bertschi.
La mostra invita le visitatrici e i visitatori a immergersi nella dimensione spazio-temporale di un archivio vivente, che offre occasioni di condivisione e una ricca raccolta di testimonianze al pubblico coreano. Organizzata in due sezioni, l’esposizione attinge a un’ampia gamma di materiali d’archivio tra cui filmati, fotografie, lavori tessili, testi e documenti storici. Le opere dell’artista, che sfrutta il montaggio come strumento politico, evidenziano le strutture di potere che traspaiono dalle fotografie dei militari svizzeri e mettono in luce la strumentalizzazione della neutralità.
La seconda sezione è concepita come uno spazio di discussione per un dialogo a più voci sull’impatto odierno di questo patrimonio visivo. Propone un’installazione che include immagini storiche, mobili modulari ispirati al tavolo per le riunioni diplomatiche della NNSC e una nuova pubblicazione curata dall’artista con contributi di ricercatrici e ricercatori coreani e internazionali sull’importanza di tale archivio. Le visitatrici e i visitatori sono incoraggiati a esplorare i materiali in questione e a confrontarsi con essi annotando le loro reazioni nonché i loro ricordi ed emozioni, contribuendo così all’ampliamento costante dell’installazione. In questo modo, lo spazio si trasformerà gradualmente in un nuovo capitolo dell’archivio vivente che include le voci delle comunità interessate, riportando così l’archivio nei propri luoghi d’origine.
Nuove opportunità di scambio culturale
La Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia assume per la prima volta il ruolo di commissario del Padiglione svizzero alla 16. Gwangju Biennale 2026. In questa veste, Pro Helvetia ha affidato la cura dell’esposizione al Centre culturel suisse di Parigi. A tale proposito, Katharina Brandl, responsabile della divisione Arti visive di Pro Helvetia, si è espressa come segue:
«Grazie all’eccellente lavoro e ai contatti dell’Ambasciata svizzera nella Repubblica di Corea, la Svizzera ha già partecipato alla Gwangju Biennale negli scorsi anni. Mediante il Padiglione svizzero, consolidiamo la nostra presenza a questa piattaforma internazionale di grandissima importanza, con il chiaro obiettivo di rafforzare i legami tra la scena svizzera e sudcoreana delle arti visive».

















