Partiamo subito dal significato della parola Biova: Il nome “biova” sembra derivare da biovo/biou che significa “semplice”. Era, infatti, considerato un pane semplice e leggero. Pare che le origini siano legate a vicini pani lombardi e che inizialmente si sia sviluppato in Val Bormida, per essere poi diffuso in tutto il Piemonte.
Detto ciò abbiamo assistito a una conferenza tenuta dalla signora Emanuela Barbano, Co-founder e presidente di Biova Project. Nata 5 anni fa da un pensiero profondo e tanto attuale riassunto in queste parole: “dal pane alla birra.” Una PMI innovativa fondata a Torino con una missione specifica: “Ridurre lo spreco alimentare”. Il pane del giorno dopo diventa invendibile e per i panettieri sono investimenti a fondo perso, che dovrebbero gettare. Ecco allora che con un prezzo simbolico Biova Project recupera questo pane per trasformarlo in un altro genere alimentare apprezzato: la Birra di pane. La birra di pane è un esempio innovativo di come l’industria alimentare possa essere più sostenibile e creativa, trasformando gli sprechi in prodotti di valore.
Entusiasti di questa idea Biova Project ha iniziato a contattare grandi distributori per lanciare questo prodotto. La risposta è arrivata ed ora molte catene di distribuzione di generi alimentari hanno sui propri scaffali questa birre. Così anche come molti Hotel del comasco hanno aderito a questo progetto. Questi imprenditori, oltre che dirsi Green e sostenibili danno concretamente il loro contributo ad evitare gli sprechi alimentari. Nel loro progetto il pane raffermo sostituisce almeno il 30% di malto. Da questa operazione nascono poi la Birra Biova integrale con la pasta in sostituzione parziale del malto d’orzo. Una Biova birra leggera senza glutine, con gradazione alcoolica bassa dove il malto d’orzo viene parzialmente sostituito dal riso. Il continuo sviluppo di come ridurre gli scarti alimentari fa si che anche il malto d’orzo non venga gettato, ma la Biova Project lo riutilizza per creare degli snack per aperitivo sostenibile, alleggerendo lo sfruttamento di risorse del pianeta terra.
Vi era anche la necessità di una bevanda analcolica; ecco allora la Kombucha Ri-Drink, your Tea no alcohol.
Questa bibita La Kombucha dà nuova vita all’albedo di limoni di Sorrento IPG, quella parte bianca e spugnosa tra la buccia e la polpa che normalmente viene scartata durante la lavorazione degli agrumi. Anche in questo caso la filosofia del non si getta nulla ha partorito un prodotto molto dissetante ed interessante.
Non si parla mai di rifiuto ma di scarto con sur plus positivo. Naturalmente questo deve avere un Business sostenibile, vedi proprio la logistica e il basarsi su produzioni terze.
Il Covid, contrariamente ad altre attività, ha permesso a questi prodotti di essere sugli scaffali dei grandi magazzini ed essere venduto per generare quegli introiti che permetto di continuare questo progetto, veramente lodevole. Essendo un prodotto di nicchia, il prezzo è a volte leggermente superiore delle birre industriali e anche di altre artigianali, ma se questo serve a limitare l’uso di risorse naturali incondizionatamente, il prodotto finale varrà pure un certo valore aggiunto. Per saperne di più; https://www.biovaproject.com/
Noi di ETC che da una decina d’anni ci occupiamo di come limitare gli sprechi alimentari, ci ha visti entusiasti in questo progetto e perché no, l’introduzione di questi prodotti sul suolo Ticinese potrebbe essere un concretizzare le parole di circostanza.
ETC Media Press – R. Bosia

















