Care amiche, cari amici, buona domenica!
Oggi settembre ci regala un’altra splendida giornata di sole e quindi tutti fuori a passeggiare per le strade del nostro Cantone!
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia dalle decisioni delle principali banche centrali. Questa settimana la Federal Reserve americana ha deciso di alzare i tassi di interesse di 0,25 punti, portandoli tra il 3,75 e il 4,00%. L’aumento, il primo dopo tre anni, è giustificato da una parte da un’inflazione che resta troppo alta (3,4% ad agosto su base annua) e dall’altra dalla paura che il rincaro dell’energia (il petrolio è tornato sopra i 100 $ al barile, 82 CHF) finisca per pesare sui prezzi, sui salari e sulle aspettative di famiglie e imprese. Anche la Banca centrale europea (BCE) aveva preso la stessa decisione la settimana precedente, portando così i tassi di riferimento al 2,5, 2,65 e 2,9%. Da parte sua, invece, la Bank of England (BoE) ha scelto di lasciare il tasso fermo al 3,75%, anche se non con l’unanimità dei membri e sottolineando i timori per un aumento dell’inflazione che era al 3,1% in agosto. Ma il dato più sorprendente è che la Banca del Giappone ha portato il tasso d’interesse all’1,25%, il più alto mai registrato dall’aprile del 1995. È un dato importante perché per decenni il Giappone è stato il simbolo dei tassi bassissimi prossimi allo zero che hanno consentito di mantenere un debito pubblico estremamente elevato. Ma adesso, dopo decenni di deflazione, anche questo Paese è confrontato con un livello di inflazione quasi al 2%. E la Svizzera? La Banca nazionale svizzera deciderà il 24 settembre. Per ora il tasso è fermo allo 0% e probabilmente rimarrà fermo, ma anche in Svizzera l’inflazione è risalita negli ultimi mesi a causa dei prezzi energetici (tema del nostro articolo settimanale).
E per alleggerire almeno in parte i costi della mobilità, il governo italiano ha deciso di sospendere nel 2027 il bollo auto per le vetture di piccola e media potenza (fino a 80 kW) e per i motoveicoli. Parliamo di automobili come Fiat 500, Lancia Ypsilon, Renault Clio, Peugeot 208, Polo, Seat Ibiza. Il bollo è una tassa sul possesso del veicolo ed è calcolato sulla potenza dell’auto, sulla classe ambientale e sulla Regione di residenza. Assomiglia molto alla nostra imposta di circolazione, ma ha una differenza sostanziale: si paga anche se l’automobile non viene usata e resta ferma in garage. È una tassa molto discussa, soprattutto da chi ha bisogno del mezzo per lavorare, accompagnare i figli o spostarsi in zone dove il trasporto pubblico non basta. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la possibile esenzione riguarda circa 24,6 milioni di persone che possiedono almeno un veicolo sotto gli 80 kW. Il costo complessivo dell’intervento è stimato in circa 2,3 miliardi di euro (2,2 miliardi CHF), coperto in parte con risparmi sulle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Al momento si parla solamente dell’esenzione per il 2027. Se è vero che la misura non abbassa il prezzo della benzina e non elimina gli altri costi obbligatori dell’automobile, però tocca un dibattito sempre acceso sulle tasse legate alla mobilità. E non è un dettaglio, perché per molte famiglie l’automobile non è un lusso, ma uno strumento necessario per vivere e lavorare.
E a proposito di tasse sul possesso e sulla vita quotidiana, vale la pena ricordare che la fantasia fiscale degli Stati è antica e molto grande. Nella storia sono esistite imposte che oggi ci fanno sorridere, eppure che al loro tempo avevano una logica molto precisa: fare cassa, controllare i comportamenti o colpire simboli di status. Una delle più famose è la tassa sulle finestre, introdotta in Inghilterra alla fine del Seicento. L’idea era semplice: chi aveva una casa con molte finestre era probabilmente più ricco e quindi poteva pagare di più. Il risultato, però, fu paradossale: molti proprietari murarono alcune finestre per ridurre l’imposta. Una tassa pensata per misurare la ricchezza finì così per rendere le case più buie e meno salubri. Un altro caso famoso è la tassa sulla barba introdotta in Russia da Pietro il Grande. Lo zar voleva modernizzare il Paese e avvicinare le élite russe ai costumi europei occidentali, così chi voleva continuare a portare la barba doveva pagare. Anche in questo caso la fiscalità diventava uno strumento politico e culturale che non tassava solo un bene, ma un’abitudine. E andiamo in Francia, prima della Rivoluzione: una delle imposte più odiate era la tassa sul sale. Il sale era essenziale per conservare gli alimenti e quindi non era un lusso, ma un bene indispensabile alla vita quotidiana. Per questo la tassa era particolarmente pesante e impopolare e rimase uno dei simboli dell’ingiustizia fiscale dell’Ancien Régime. Oggi queste tasse ci sembrano strane, quasi folkloristiche. Ma il punto resta attuale. Ogni tassa racconta un’idea precisa del rapporto tra Stato e cittadino: che cosa si considera ricchezza, che cosa si vuole scoraggiare, che cosa si ritiene giusto far pagare e a chi. La tassa sulle finestre, quella sulla barba o quella sul sale appartengono alla storia, ma il dibattito sul bollo auto, sulle imposte di circolazione, sulle tasse ambientali ci ricorda che la domanda è sempre la stessa: fino a che punto è giusto tassare ciò che una persona possiede, usa o semplicemente non può permettersi di evitare?
Un aumento che, invece, oggi molti non possono evitare è quello della benzina, tema del nostro articolo settimanale “Avete visto quanto è aumentato il prezzo della benzina?”. Nel testo spieghiamo le ragioni del forte rincaro di benzina e diesel in Svizzera: la raffineria ferma di Cressier, il livello troppo basso del Reno e un mercato internazionale molto teso.
Trovate qui gli articoli della settimana
Avete visto quanto è aumentato il prezzo della benzina
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Valore, lavoro e scelte – L’economia aiuta a crescere
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Ticino: sempre più persone senza lavoro
Arriva un nuovo benzinaio e si risparmiano venti centesimi al litro
In fabbrica entrano i robot umanoidi: le nuove sfide sindacali
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante
















