Rifugiati ucraini (statuto S) e assistenza sociale: quali passi concreti del Consiglio di Stato verso Confederazione e altri Cantoni alla luce dei costi crescenti nel settore dell’asilo?
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Presentata da: Patrick Rusconi
Cofirmatari: Alessandro Speziali, Matteo Quadranti
Data: 24 marzo 2026
Numero: Non compilare (Viene compilato dai Servizi)
Secondo quanto riportato dalla stampa, la Confederazione e i Cantoni stanno lavorando a un adeguamento del regime di assistenza sociale per i rifugiati ucraini con statuto di protezione S, con l’obiettivo di avvicinare o equiparare il livello delle prestazioni a quello applicato ai cittadini svizzeri e agli altri beneficiari dell’aiuto sociale nel settore dell’asilo.
Lo statuto S garantisce già oggi diritto a soggiorno, alloggio, assistenza sociale, cure mediche, scolarizzazione e accesso diretto al mercato del lavoro, con misure supplementari di integrazione finanziate dalla Confederazione tramite il Programma S. Un ulteriore innalzamento delle prestazioni sociali per questo gruppo avrebbe quindi effetti diretti e potenzialmente rilevanti sui conti cantonali e comunali.
Negli ultimi anni il numero di persone con statuto S in Svizzera è cresciuto sensibilmente, con una proroga del regime almeno fino al 2027 e costi importanti sia per la Confederazione, sia per i Cantoni (alloggio, aiuto sociale, sanità, integrazione). Un’equiparazione piena delle prestazioni sociali per i titolari di statuto S agli standard ordinari di assistenza rischia di accentuare ulteriormente la pressione finanziaria sui Cantoni e sui Comuni.
Questa pressione non si limita ai livelli cantonale e federale, ma si scarica in modo crescente anche sui Comuni, chiamati a rafforzare il proprio organico sociale, a gestire situazioni complesse sul territorio e a coordinarsi con la rete di aiuto alimentare e materiale. Servizi comunali già confrontati con un aumento strutturale dei beneficiari di assistenza si trovano così a dover fare fronte a nuove prese a carico, con margini finanziari limitati.
In parallelo, la recente vicenda dell’interruzione unilaterale da parte dell’Italia dei trasferimenti Dublino ha mostrato come scelte esterne possano generare «costi a cascata» anche per il Ticino: dalla fine del 2022 la Svizzera ha dovuto gestire 2.540 domande d’asilo di persone in precedenza registrate in Italia, con costi aggiuntivi medi di circa 75.000 franchi per persona per la Confederazione (centri federali, procedure, sussidi ai Cantoni).
Per il Ticino, nel solo 2025, 38 persone inizialmente registrate in Italia sono state prese a carico in procedura ordinaria con permesso N, generando costi quantificati nell’ordine delle «centinaia di migliaia di franchi» all’anno, a causa della copertura solo parziale, tramite forfait federali, delle spese di presa a carico, accompagnamento e assistenza sociale. Questo tema è già stato oggetto di contatti fra il Consiglio di Stato, la Confederazione e le autorità italiane.
Intanto, altri Paesi europei riducono le prestazioni: in Germania i nuovi arrivati riceveranno meno sussidi, mentre Norvegia e Polonia hanno già limitato gli aiuti, riservandoli ai casi più vulnerabili.
In un contesto nel quale, da un lato, i costi dell’asilo aumentano per decisioni unilaterali di Stati terzi e, dall’altro, si annuncia un innalzamento delle prestazioni sociali per lo statuto S, diventa decisivo capire come il Governo ticinese si stia attivando in modo fermo e coordinato presso la Confederazione e nelle conferenze intercantonali competenti per difendere gli interessi finanziari del nostro Cantone.
Alla luce di quanto sopra, si chiede al Lodevole Consgilio di Stato:
1. Quali prese di posizione formali ha già trasmesso il Consiglio di Stato alla Confederazione sul progetto di equiparazione delle prestazioni sociali per i rifugiati ucraini con statuto S, e con quali richieste precise in termini di copertura integrale dei costi per i Cantoni?
2. Il Consiglio di Stato ha chiesto esplicitamente al Consiglio federale e alla SEM che ogni aumento delle prestazioni sociali per le persone attualmente con statuto S sia accompagnato da un aumento proporzionale – o integrale – dei forfait e dei contributi federali destinati al Ticino? In caso affermativo, con quali importi e con quale urgenza temporale?
3. Nelle conferenze intercantonali competenti (in particolare CDOS, CDS, conferenze in materia di migrazione e asilo), il Consiglio di Stato ha già promosso o sostenuto una linea comune che imponga alla Confederazione la copertura completa dei maggiori oneri legati all’evoluzione dell’attuale statuto S? Se sì, in quali sedi e con quali decisioni concrete adottate dai Cantoni?
4. Alla luce dell’esperienza con l’Italia sul dossier Dublino – che ha già fatto esplodere i costi nel settore dell’asilo anche per il Ticino – il Consiglio di Stato ha chiesto in modo esplicito, in sede federale e intercantonale, che la Confederazione assuma al 100% gli oneri aggiuntivi derivanti da decisioni unilaterali di Stati terzi e da eventuali ampliamenti delle prestazioni per lo statuto S? In caso contrario, perché no?
5. Quali mandati politici concreti ha conferito il Consiglio di Stato ai propri rappresentanti nelle diverse conferenze intercantonali per difendere gli interessi finanziari del Ticino su questo dossier (p. es. «nessuna equiparazione delle prestazioni senza piena compensazione federale», «no a nuovi oneri strutturali per i Cantoni»), e come intende verificare che tali mandati vengano effettivamente portati avanti?
6. Quali ulteriori passi politici intende intraprendere nei prossimi mesi?















