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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Il mese delle rose, delle mamme e di giornate che cominciano finalmente ad allungarsi sul serio. C’è chi pensa già all’estate, chi si gode il ritmo lento della domenica, anche se il sole ha deciso di non essere con noi per qualche giorno.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia parlando di lavoro. L’occasione è data anche dal fatto che questa settimana si è svolta la Festa del Lavoro. E iniziamo proprio col dire che in Svizzera il 1° maggio è un giorno festivo solo in otto cantoni, tra cui il Canton Ticino. In altri, si lavora solo mezza giornata e in altri ancora è ritenuto un giorno feriale. Questa differenza nasce dal federalismo che lascia libertà ai Cantoni di decidere i giorni festivi, ad eccezione di quattro celebrazioni nazionali che non ricadono di domenica (Capodanno, Ascensione, Festa Nazionale e Natale). Di lavoro si discute sempre e tanto, ma in realtà sono poche le politiche economiche messe in atto in un paese liberale come la Svizzera. Questa è una scelta consapevole che per molti rappresenta anche uno dei più grandi vantaggi competitivi della nostra nazione. Un mercato del lavoro poco protetto e molto flessibile, un sistema di formazione professionale duale che consente una buona transizione dalla scuola al lavoro, il ricorso ingente di manodopera frontaliere ed estera sono alcune delle peculiarità del mondo del lavoro elvetico. Tuttavia, non mancano differenze importanti tra Cantoni, basti pensare al Ticino con salari mediamente più bassi del 20% rispetto al resto della nazione, mancanza di posti di lavoro per i giovani, un’economia caratterizzata da attività a basso valore aggiunto e condizioni di lavoro generalmente più precarie. Insomma, il modello svizzero di libertà economica e flessibilità sembra essere una carta vincente, soprattutto per chi non vive in un cantone di frontiera.
E chi invece ha voluto tornare a rimarcare la sua “svizzeritudine” è il Toblerone. Ricordiamo che nel 2023 Mondelez (la proprietaria del marchio) era stata obbligata a togliere l’immagine del Cervino e qualunque riferimento alla Svizzera a causa della decisione di spostare la produzione in Slovenia. Ora, che la produzione è rientrata principalmente nel Canton Berna, si è deciso di tornare alle origini. Così Toblerone, qualche mese fa, era tornato a essere più svizzero mettendo sulle nuove confezioni la bandiera nazionale, in questi giorni abbiamo avuto una brutta notizia. La scelta di rimettere un chiaro simbolo di appartenenza alla Svizzera è stata dettata dalla considerazione che per i consumatori l’origine del prodotto era una garanzia di qualità. Ma altri cambiamenti, sono stati annunciati di recente. Toblerone ha deciso che non produrrà più la versione fondente del suo famosissimo cioccolato. La notizia sembrava essere limitata al solo mercato del Regno Unito mentre ora pare che l’azienda abbia deciso di cancellare definitivamente questa produzione. Ancora una volta l’economia viene il nostro soccorso spiegandoci le ragioni di questa scelta, tanto semplice quanto fondamentale. Ai consumatori non piace più questo prodotto. Sì, perché i gusti dei consumatori si modificano nel tempo. Ancora una volta si conferma che è la domanda a determinare l’offerta e quindi a influenzare la produzione.
E di influenza forse passata parliamo nel caso dell’andamento dei mercati borsistici. È notizia di questa settimana che i principali listini americani, europei e asiatici sono tornati ai livelli registrati prima delle dichiarazioni sui dazi del presidente americano Donald Trump. Da quella conferenza stampa del 2 aprile è passato un mese e molte cose sono cambiate. Innanzitutto, abbiamo assistito all’inizio una grande isteria generalizzata rappresentata anche dal crollo dei mercati finanziari. Con il trascorrere dei giorni, si è fatta sempre più realistica l’idea che i Paesi toccati avrebbero trovato la maniera di trattare con gli USA, cosa che è poi stata confermata con il posticipo dell’entrata in vigore dei dazi di 90 giorni. Ma non solo. Confrontato con alcune difficoltà e pressioni, lo stesso presidente americano è tornato sui suoi passi riducendo gli aggravi per molti settori ritenuti particolarmente sensibili (come l’azienda automobilistica e quella legata ai semiconduttori e ai prodotti elettronici). Sul fronte dei risultati politici ottenuti finora si segnalano la disponibilità dei principali paesi del mondo a importare una quantità maggiore di beni americani come pure le notizie di grandi imprese che prevedono ingenti investimenti produttivi negli Stati Uniti. Rimane aperto il fronte dei dazi con la Cina, anche se dalle dichiarazioni americane paiono esserci spiragli di intesa e possibilità di dialogo tese a calmierare la battaglia commerciale in atto.
E di commercio e di prodotto interno lordo (PIL) americano abbiamo parlato nel nostro articolo settimanale “Il -0,3% del PIL non affonda Trump, ma l’informazione economica” in cui abbiamo spiegato perché il dato pubblicato questa settimana deve essere analizzato con molta cautela. In questi tre mesi le importazioni degli Stati Uniti sono aumentate notevolmente (+41.3%) per la pausa dell’introduzione dei dazi, fatto questo che ha pesato notevolmente sul calcolo del PIL (lo ricordiamo, le importazioni vanno a ridurre questa grandezza economica). In aggiunta, e non stupisce, anche la spesa pubblica (altra componente del PIL insieme alla spesa delle famiglie e agli investimenti) mostra una leggera riduzione, in linea con il programma elettorale dell’attuale amministrazione. E per finire, non meno importante le altre grandezze economiche come occupazione, andamento dei prezzi e domande interna, non mostrano segnali di crisi. Per questo, quindi, il dato va ben contestualizzato (pubblicato anche da Tio e Ticinonews che ringraziamo).
Trovate qui gli articoli della settimana
Il -0,3% del PIL non affonda Trump, ma l’informazione economica
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Dazi sì, dazi no…
Trump ha fatto la prima mossa. Ma non controlla tutto il tavolo
Ticinesi: ancora più poveri e infelici
Le auto crollano, l’oro brilla
Svizzera? Bene, ma non benissimo
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Dazi sì, dazi no…
Trump ha fatto la prima mossa. Ma non controlla tutto il tavolo
Ticinesi: ancora più poveri e infelici
Le auto crollano, l’oro brilla
Svizzera? Bene, ma non benissimo
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante

















