In questa vicenda appare purtroppo evidente che, a causa dei comportamenti dei genitori ma anche dell’impreparazione e della frammentazione degli interventi istituzionali, sia stato fatto tutto e il contrario di tutto: esposizione mediatica, conflitto esasperato, accuse reciproche, misure drastiche, interpretazioni divergenti, procedure invasive e decisioni fortemente impattanti. Tutto, tranne una presa a carico realmente coerente, competente e continuativa centrata sui bisogni evolutivi e relazionali dei figli.
Purtroppo, non si tratta di un caso isolato. Situazioni analoghe si ripetono con frequenza preoccupante anche presso lo sportello di consulenza di AGNA, dove sempre più genitori segnalano percorsi caratterizzati da interventi tardivi, letture contraddittorie delle dinamiche familiari, escalation conflittuali e difficoltà delle autorità e degli operatori nel riconoscere correttamente le forme di violenza psicologica, manipolazione relazionale e controllo coercitivo. Proprio per questo AGNA ritiene indispensabile una riflessione seria e urgente sulla preparazione specialistica degli operatori e sull’adeguatezza degli strumenti oggi utilizzati nella gestione dei conflitti familiari ad alta intensità.
Particolarmente preoccupante è il rischio di “ritraumatizzazione istituzionale”, ossia di interventi che, pur mossi dall’intento di protezione, finiscono per amplificare il conflitto, irrigidire le posizioni e compromettere ulteriormente gli equilibri emotivi dei minori.
Il vero nodo della questione non è stabilire “chi ha ragione” sul piano mediatico o giudiziario, ma interrogarsi su come sia stato possibile che due minori siano stati esposti per anni a una spirale di conflitto, tensione pubblica, procedure invasive e contrapposizioni istituzionali senza che il loro interesse superiore diventasse concretamente il criterio guida di ogni intervento.
Il bene del minore non può essere uno slogan richiamato nei comunicati o nelle sentenze: deve tradursi in competenza specialistica, capacità di lettura interdisciplinare, prudenza decisionale, continuità relazionale, proporzionalità delle misure e prevenzione del danno evolutivo.
Questa vicenda dimostra anche quanto sia importante l’imminente riorganizzazione delle autorità di protezione e l’implementazione delle nuove Preture di protezione. AGNA, nell’ambito della consultazione sulla riforma e del dibattito parlamentare, ha formulato numerosi correttivi concreti proprio per prevenire derive come quella oggi emersa pubblicamente.
Tra le proposte avanzate figurano:
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il rafforzamento dell’interdisciplinarità reale nelle decisioni e nelle perizie;
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una maggiore formazione specialistica degli operatori in materia di conflitto familiare, trauma relazionale e violenza psicologica;
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l’introduzione di modelli di presa a carico precoce e coordinata ispirati al metodo Cochem e alla “separazione collaborativa”;
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il ricorso a valutazioni e perizie maggiormente equilibrate e multidisciplinari;
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il rafforzamento della mediazione e della consulenza genitoriale tempestiva per evitare la cristallizzazione del conflitto;
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la priorità assoluta alle decisioni riguardanti le relazioni tra figli e genitori, poiché il tempo del minore non coincide con quello della giustizia degli adulti.
AGNA auspica che la nuova organizzazione delle autorità di protezione non si limiti a un cambiamento formale o amministrativo, ma rappresenti una reale occasione per costruire un sistema più competente, umano, coordinato e realmente orientato alla prevenzione del danno evolutivo nei minori.
AGNA continuerà a battersi affinché nei procedimenti familiari il focus resti la tutela concreta, competente e tempestiva dei figli. In questo contesto, AGNA, assieme all’associazione nazionale per la bi-genitorialità GeCoBi, si sta attivamente adoperando per la correzione delle linee guida “Contatti dopo violenza domestica” pubblicate dalla Conferenza Svizzera contro la Violenza Domestica (CSVD), ritenendo necessario che tali strumenti distinguano con maggiore chiarezza tra conflitto familiare, violenza psicologica, dinamiche coercitive e rischio reale per il minore, evitando approcci semplificatori che possono condurre a decisioni controproducenti o addirittura dannose per i figli e per le relazioni genitoriali.
Pietro Vanetti Presidente AGNA















