Care amiche, cari amici, buona domenica!
Che odore di castagne nell’aria! Nel Cantone sono cominciate le sagre che ci ricordano la piacevolezza dei sapori dell’autunno. E quindi tutti a trascorrere qualche ora insieme!
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia da una notizia che riguarda la Posta. In una filiale di Chiasso è comparso un cartello che informa i clienti che alcune forme di assistenza sono a pagamento. Avete bisogno di aiuto per installare un’applicazione, configurare il telefono, imballare un pacco o utilizzare una fotocopiatrice? Due minuti costano 5 franchi, cinque minuti 15 franchi, dieci minuti 25 franchi e un quarto d’ora addirittura 35 franchi. Una fotocopia da 20 centesimi potrebbe quindi costare 5 franchi e 20 con l’aiuto di un dipendente. La Posta ha confermato che le tariffe valgono in tutta la Svizzera e riguardano l’assistenza individuale, mentre la normale consulenza postale rimane gratuita (e ci mancherebbe, aggiungiamo noi…). Nessuno pretende che il personale debba trasformarsi in un servizio gratuito di consulenza informatica, ma siamo sicuri che far pagare cinque franchi per mostrare come utilizzare una fotocopiatrice sia una buona idea? La Posta appartiene alla Confederazione e svolge una funzione di servizio pubblico, pur dovendo contenere i propri costi. La digitalizzazione, che dovrebbe semplificare le operazioni e ridurre le spese, rischia però di produrre un paradosso: chi è abituato alla tecnologia fa tutto da solo, mentre chi ha più difficoltà, magari una persona anziana, deve pagare per un aiuto che fino a pochi anni fa sarebbe stato normale. E c’è una questione economica interessante: quando un’azienda trasferisce un costo sui clienti, non significa che quel costo sia diminuito per la società. Semplicemente, qualcuno ha smesso di sostenerlo e qualcun altro ha cominciato a pagarlo. Gestire bene i soldi dei cittadini è un dovere, ma trasformare ogni minuto di cortesia in una prestazione da fatturare mi sembra un modo singolare di interpretare il servizio pubblico.
E sempre a proposito di prezzi, dagli Stati Uniti arriva una decisione che ha suscitato forti reazioni in Europa. Dopo una chiacchierata con il presidente russo Vladimir Putin, Donald Trump ha annunciato la sospensione temporanea di alcune sanzioni sul gasolio russo, autorizzando determinate operazioni commerciali fino al 7 aprile 2027. Sono state annunciate forniture per oltre 300’000 tonnellate di diesel russo, alle quali dovrebbero aggiungersene altre. La ragione è economica: negli Stati Uniti il prezzo del gasolio è aumentato sensibilmente, anche a causa delle tensioni internazionali. E il gasolio è indispensabile per il trasporto delle merci, l’agricoltura, il riscaldamento e molte attività produttive. Quando aumenta il suo prezzo, crescono i costi delle imprese e quelli pagati dai consumatori; da lì a riparlare di inflazione è un attimo. Le sanzioni contro la Russia erano state introdotte per limitarne le entrate energetiche e ridurre le risorse disponibili per finanziare la guerra contro l’Ucraina. La decisione americana evidenzia quindi una contraddizione: da una parte si vuole indebolire Mosca, dall’altra si ha bisogno delle sue forniture per contenere i prezzi dell’energia. La storia ce lo ha già insegnato: le sanzioni possono avere conseguenze anche per chi le impone, perché limitare l’offerta di una materia prima può farne aumentare il prezzo, soprattutto quando mancano alternative. Non è certo che la decisione americana riesca a far diminuire sensibilmente il prezzo del gasolio, perché dipenderà dalle quantità disponibili e dalla domanda mondiale; certo è che ha provocato proteste in Ucraina e reazioni critiche in Europa, dove si intende mantenere le sanzioni. Un caso che ci ricorda come le sanzioni economiche non siano mai gratuite e che, quando riguardano beni essenziali come l’energia, possono pesare anche sulle imprese e sulle famiglie dei Paesi che le hanno decise.
E restiamo sulle decisioni economiche che hanno conseguenze sui cittadini, guardando all’Unione europea, dove si discute del bilancio 2028-2034. La presidenza irlandese del Consiglio dell’UE ha proposto una spesa di 1’622 miliardi di euro a prezzi costanti (1’520 mia CHF), con una riduzione di 141 miliardi (-8%, 132 mia CHF) rispetto alla proposta della Commissione europea e di circa 308 miliardi (286 mia CHF) rispetto alle richieste del Parlamento europeo. Attenzione però a non confondere questi tagli alla proposta con una riduzione della spesa attuale, perché il nuovo bilancio sarebbe comunque superiore di circa il 30% a quello vigente. Il bilancio europeo, programmato su sette anni, finanzia le politiche comuni, dall’agricoltura alla ricerca, dalle infrastrutture alla sicurezza e agli aiuti alle regioni più deboli. La proposta irlandese riduce soprattutto i finanziamenti per competitività, ricerca e sicurezza, mentre agricoltura e sviluppo regionale subirebbero riduzioni più contenute. Una scelta che merita attenzione, considerando che l’Europa dichiara di voler recuperare competitività nei confronti di Stati Uniti e Cina. Sul fronte delle entrate rimangono cinque nuove fonti di finanziamento, tra cui contributi delle grandi imprese, risorse legate al tabacco e ai rifiuti elettronici e proventi delle misure sulle emissioni di CO₂. L’obiettivo sarebbe raccogliere circa 55 miliardi di euro all’anno (51,2 mia CHF), ma manca un accordo. Rimane invariata la somma di 149,3 miliardi (139 mia CHF) destinata al rimborso del debito contratto con Next Generation EU dopo la pandemia. Un dato che ci ricorda come le decisioni di indebitamento di oggi condizionino i bilanci futuri. I leader europei ne discuteranno il 15 e 16 ottobre, cercando un compromesso tra contenimento della spesa e maggiori investimenti comuni. Una discussione che riguarda una questione economica fondamentale: non soltanto quanto denaro pubblico spendere, ma soprattutto dove investirlo e come finanziarlo.
E nell’articolo di approfondimento di questa settimana torniamo in Ticino per occuparci delle finanze cantonali e delle prospettive dei prossimi anni. Il tema riguarda non soltanto i conti dello Stato, ma anche le conseguenze delle decisioni di oggi sui servizi pubblici, sulle imposte e sulle famiglie. Intervenire quando i problemi sono ancora gestibili permette di conservare maggiori possibilità di scelta, mentre rimandare rischia di rendere le decisioni più difficili e dolorose. È il tema del nostro articolo “Finanze cantonali ticinesi: intervenire oggi per non soffrire domani”, pubblicato su L’Osservatore, che ringraziamo.
Trovate qui gli articoli della settimana
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
- Prezzo della benzina: davvero il mercato è intoccabile?
- Avete visto quanto è aumentato il prezzo della benzina
- Valore, lavoro e scelte – L’economia aiuta a crescere
- Investire nella formazione è sempre pagante
- Ticino: sempre più persone senza lavoro
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- Finanze cantonali ticinesi: intervenire oggi per non soffrire domani
- Prezzo della benzina: davvero il mercato è intoccabile?
- Avete visto quanto è aumentato il prezzo della benzina
- Valore, lavoro e scelte – L’economia aiuta a crescere
- Investire nella formazione è sempre pagante
In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante

















