Care amiche, cari amici, buona domenica!
Prima di entrare nelle notizie economiche della settimana, un grande in bocca al lupo alla nostra Nati per la sfida di martedì, che può portarla ai quarti di finale del Mondiale. Forza Svizzera!
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia da una sentenza che riguarda Google e come noi usiamo il telefono ogni giorno. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto il ricorso di Google e ha confermato una multa antitrust da 4,1 miliardi di euro (3,8 miliardi CHF). Il procedimento è iniziata nel 2018 quando la Commissione europea accusò l’azienda di avere usato Android, il sistema operativo presente sulla grande maggioranza degli smartphone non Apple, per rafforzare la posizione del proprio motore di ricerca. Il problema non era che Google avesse creato Android o che lo distribuisse gratuitamente, ma la maniera in cui Google collegava fra loro i suoi servizi. Per ottenere il Play Store, cioè il negozio da cui scarichiamo applicazioni e giochi, i produttori di smartphone dovevano preinstallare anche Google Search e il browser Chrome. In pratica, chi acquistava un telefono Android trovava già davanti agli occhi il motore di ricerca e il browser di Google, mentre le alternative restavano più nascoste. Quindi ciò che capitava era molto semplice: pochi utenti cambiavano browser, motore di ricerca o negozio delle app visto che li trovavano già installati sul telefono. Google ha sempre sostenuto che Android abbia aumentato la concorrenza, offrendo ai produttori un sistema operativo gratuito e un’alternativa al mondo chiuso di Apple. Ma per la giustizia europea questo non basta a giustificare accordi che, sfruttando una posizione dominante, rendono più difficile alle alternative arrivare agli utenti. Questo caso mostra quanto sia diventato decisivo controllare le porte d’ingresso del mondo digitale: il sistema operativo, il browser, il motore di ricerca. Chi controlla queste porte può influenzare il mercato molto più di quanto immaginiamo.
Ma la tecnologia non è solo una questione di concorrenza. È anche una fonte di ricchezza enorme e, in certi casi, un tema sempre più delicato per chi deve contemporaneamente fare le regole e possedere interessi economici nei settori regolamentati. Per decenni il nome Trump è stato associato soprattutto a immobili, hotel, golf club e licenze commerciali. Oggi la parte più rilevante delle nuove entrate dichiarate dal presidente americano arriva invece dalle criptovalute: oltre 1,4 miliardi di dollari (1,1 miliardi CHF). Una parte consistente riguarda World Liberty Financial, la società creata con i figli; a questa si aggiungono le entrate attribuite alla vendita delle meme coin (monete digitali che usano il suo nome e la sua immagine). I golf club, i resort e le licenze restano attività molto importanti, ma non sono più la componente più vistosa della nuova ricchezza della famiglia. Anche Melania Trump ha dichiarato entrate rilevanti: oltre 17 milioni di dollari nel 2025 (13,6 milioni CHF). La voce principale è una licenza per il documentario Melania distribuito da Amazon MGM Studios, seguita da NFT (oggetti digitali da collezione) e da ricavi legati alla sua autobiografia. Anche se non si tratta di vere e proprie dichiarazioni fiscali e quindi di denaro sui conti, il punto politico resta delicato. Le criptovalute sono diventate una fonte centrale di entrate proprio mentre l’amministrazione Trump ha adottato un approccio più favorevole al settore, con nuove regole e un atteggiamento meno severo delle autorità di controllo. La Casa Bianca respinge ogni ipotesi di conflitto d’interessi e ricorda che le attività sono gestite dai figli del presidente. Ma la questione rimane delicata quando chi guida un Paese mantiene interessi economici così grandi in settori influenzati dalle decisioni del suo governo.
E mentre negli Stati Uniti la tecnologia crea nuovi patrimoni e nuove domande sul rapporto fra affari e politica, in Cina sta cambiando anche il modo in cui immaginiamo il ruolo delle macchine nella vita quotidiana. La società cinese UBTech ha presentato una nuova linea di robot umanoidi pensati non per la fabbrica, ma per la compagnia e l’interazione domestica. I modelli più avanzati hanno pelle sintetica, volti espressivi, movimenti più naturali e sistemi di intelligenza artificiale capaci, secondo l’azienda, di riconoscere e rispondere a diversi segnali emotivi. Secondo UBTech il robot analizza parole, voce, espressioni e comportamenti per classificare alcuni stati emotivi e adattare la risposta. Può quindi sembrare attento, ricordare abitudini e usare un tono rassicurante. Il progetto cinese si inserisce in un contesto molto concreto: la popolazione invecchia, molte persone anziane vivono sole e il numero di lavoratori disponibili per le attività di cura diminuisce. I robot da compagnia vengono presentati come un possibile aiuto per ricordare medicine e appuntamenti, offrire conversazione, segnalare difficoltà o alleggerire parte del carico sulle famiglie. Siamo però ancora lontani da un prodotto diffuso nelle case. I modelli più avanzati arrivano a costare quasi un milione di yuan (118 mila CHF). E soprattutto restano aperte domande importanti sulla conservazione dei dati di una persona che parla, si muove e vive davanti a un robot e soprattutto sulla relazione emotiva che si crea tra una macchina e una persona fragile o sola.
E torniamo a un mercato molto più vicino a noi, dove la concorrenza produce effetti immediati e comprensibili. A Bellinzona l’apertura di un nuovo distributore ha portato a un calo netto dei prezzi della benzina, in alcuni casi vicino ai venti centesimi al litro. Ma come è possibile che il prezzo cambi così rapidamente? Ne parliamo nell’articolo di questa settimana: “Arriva un nuovo benzinaio e si risparmiano venti centesimi al litro”.
Trovate qui gli articoli della settimana
Arriva un nuovo benzinaio e si risparmiano venti centesimi al litro
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
In fabbrica entrano i robot umanoidi: le nuove sfide sindacali
Il franco si indebolisce: è una buona notizia? Dipende da dove guardiamo
Elon Musk: il primo uomo da mille miliardi (ma non in contanti)
Kevin Warsh, un “uomo di Wall Street” alla testa della Federal Reserve
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















