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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Oggi è un giorno importante per l’Unione Europea perché si svolgono le elezioni, ma è anche un giorno di votazioni a livello cantonale e federale. In attesa di conoscere il voto dei cittadini e delle cittadine, ci auguriamo almeno un piccolo spiraglio di sole…
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia dando un’occhiata all’economia internazionale. Questa settimana la Banca centrale europea (BCE) ha deciso la prima riduzione dei tassi di interesse (0.25 punti percentuali) che ora variano tra il 3.75% e il 4.5%. Questa scelta è stata anche l’oggetto del nostro articolo settimanale (qui). La decisione era stata annunciata in lungo e in largo nei mesi precedenti, tuttavia, quello che stupisce è la dichiarazione fatta dalla presidente Christine Lagarde a soli due giorni dal primo taglio dei tassi. La presidente ha sentito la necessità di ribadire che “la lotta contro l’alta inflazione non è ancora finita” e, che quindi “i tassi di interesse resteranno restrittivi per tutto il tempo necessario”. Sappiamo che i dati recenti sull’andamento dei prezzi al consumo sono stati un po’ peggiori rispetto alle aspettative: il dato di maggio vede un’inflazione nella zona euro al 2.6% rispetto al 2.5% prospettato. Sappiamo anche che le previsioni ottimiste di riuscire a scendere al di sotto del 2% di inflazione entro il 2025, sono state riviste: nel 2024 dovremmo rimanere attorno al 2.5%, nel 2025 al 2.2% e solo nel 2026 scendere all’1.9%. Per queste ragioni, le dichiarazioni della presidente Lagarde sembrano mettere le mani in avanti rispetto alle aspettative di alcuni agenti economici che avrebbero auspicato nei prossimi mesi una politica monetaria fatta di riduzione lineare dei tassi di interesse.
E quello che non si ridurrà sicuramente nei prossimi mesi è il prezzo del trasporto marittimo. La dichiarazione dell’amministratore delegato di Maersk Vincent Clerc in merito alle spedizioni natalizie ha attirato la nostra attenzione. Ma andiamo con ordine. Maersk è un gruppo danese che si occupa tra le altre cose del trasporto marittimo delle merci. Il suo amministratore delegato qualche giorno fa ha dichiarato al Financial Times, che il timore di ritardi e di aumenti dei costi causati principalmente dagli attacchi dei ribelli Houthi alle navi del Mar Rosso, potrebbe spingere verso una corsa frenetica per anticipare le spedizioni per Natale. Questo non farebbe altro che aggravare ancora di più la crisi della congestione della catena di approvvigionamento globale. Il dirigente, avverte che la paura dei rivenditori potrebbe essere proprio la causa stessa di un incremento dei ritardi. Un po’ come quello che abbiamo vissuto nella crisi legata alla pandemia: tutti noi avevamo paura dei ritardi nelle consegne ai supermercati, e siamo corsi a riempire i carrelli. In un certo senso siamo stati noi stessi i colpevoli della mancanza di generi alimentare negli scaffali. Ma questa notizia ci ha consentito anche di imparare alcuni termini. Così abbiamo scoperto che nella prima settimana di giugno sono notevolmente aumentati i prezzi dei noli per FEU. “Boh” è stata la nostra prima reazione… poi, ci siamo documentati e abbiamo imparato che il nolo è il prezzo del trasporto di merci e che il FEU (acronimo di forty-foot equivalent unit) è l’unità di misura standard nel trasporto dei container ISO (che sono dei contenitori che rispettano determinate dimensioni e condizioni). E poi, purtroppo, abbiamo scoperto che i prezzi dei trasporti marittimi nella prima settimana di giugno sono aumentati notevolmente. Rispetto ai prezzi dell’anno scorso in alcune tratte si parla anche di aumenti del 200-300%. Insomma, sul fronte dei prezzi per noi consumatori, non ci sono buone notizie.
E paiono non esserci nemmeno buone notizie per quanto riguarda il settore bancario. Questa settimana abbiamo letto che l’acquisizione di EFG da parte di Julius Baer sembra cosa fatta. Gli analisti e gli esperti si aspettano solamente la comunicazione ufficiale. La possibilità che queste due banche fusionassero era già stata anticipata da Bloomberg qualche settimana fa. Oggi la cosa sembra praticamente fatta. La fusione di questi due istituti bancari porterebbe alla gestione di circa 500 miliardi di franchi di attivi, il che rappresenterebbe un’importante fetta del mercato. A titolo di paragone il mega colosso costituito da Ubs e Credit Suisse gestisce oggi circa 5’000 miliardi di franchi. Se comprendiamo le ragioni che portano a ottimizzare i processi, le infrastrutture, i costi in generale non possiamo tuttavia dimenticare l’impatto che queste acquisizioni comportano sui collaboratori e le collaboratrici. Ancora una volta a loro vada la nostra massima solidarietà.
E chiudiamo con il nostro articolo settimanale in cui spieghiamo che “La Banca centrale europea abbassa i tassi”. Questa notizia ci consente anche di approfondire il tema delle aspettative e della loro importanza in economia.
Trovate qui gli articoli della settimana
La Banca centrale europea abbassa i tassi
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Addio Credit Suisse
Il tempo libero costa tanto
Disoccupati? Sì, no, forse…
L’Unione Europea pensa mentre la Cina fa
L’importante differenza fra ricchezza e benessere
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
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L’importante differenza fra ricchezza e benessere
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















