Giulia e Marco (nomi di fantasia) condividono la passione per le narrazioni avvincenti. Sono esperti di twist narrativi, sub-plot intricati e easter eggs, i dettagli simbolici dissemi-nati in serie o canzoni che, normalmente, sfuggono ai più. L’arrivo delle piattaforme strea-ming con cataloghi infiniti li ha spinti a un consumo sempre più vorace: “è un rituale che ci unisce in universi paralleli” dicono. Una puntata serale per scaricare la giornata, poi due, tre, fino a intere maratone. Non un singolo episodio, ma un flusso continuo. Da mezz’ora quotidiana a sessioni che divorano notti, con il classico “solo l’ultimo episodio” che si ripete all’infinito. Accumulati, questi momenti sottraggono ore preziose al sonno e alla vita quo-tidiana. Ormai, la loro agenda ruota intorno ai drop di nuove stagioni, con hobby e amici relegati in secondo piano. Il termine di un capitolo non segna più una fine, ma un’urgenza per proseguire, riempire quel senso di incompletezza o anticipare il colpo di scena condi-viso. Storie come la loro sono sempre più diffuse. Coppie e individui adulti cadono nella rete del binge-watching, sedotti dalla garanzia di immersione totale, persuasi che basti la “moderazione personale” per bilanciare. Ma gli algoritmi di suggerimento dettano legge, rendendo ogni pausa illusoria. Questa dinamica addittiva, camuffata da passione culturale condivisa, replica i pattern di altre dipendenze comportamentali: impulsi irresistibili, disa-gio all’interruzione, erosione progressiva di ritmi vitali e legami esterni. Stando ai dati ita-liani, Netflix contava nel 2024 8,2 milioni di utenti con 337 milioni di ore totali di tempo sulla piattaforma, dove il binge-watching è comune tra adolescenti e giovani, spesso serale via mobile e con profili problematici rilevati dal Binge Watching Engagement and Symptoms Questionnaire (BWESQ). Colpisce soprattutto la fascia degli under 40, con rischi di cra-ving e perdita di controllo evidenziati in studi osservazionali. L’inganno sta nell’evasione percepita: la finzione promette sollievo condiviso, ma genera dipendenza da dopamina seriale, convincendo che “ancora una” lenirà il vuoto – in un ciclo che si autoalimenta. Lo svago decade in obbligo, penalizzando carriere, contatti reali e benessere fisico, con perdite che vanno oltre le ore perse.
Come accade per molte altre dipendenze, il primo passo è riconoscere il problema. Il se-condo è chiedere aiuto, senza vergogna né paura. Per maggiori informazioni o per richie-dere un supporto professionale, anche in forma anonima e gratuita, è possibile rivolgersi a Ingrado – Servizi per le dipendenze, Settore Disturbi Comportamentali GAT-P, www. ingrado.ch.















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