oggi parliamo di quello che vedi nel display che sta sul dorso della tua macchina fotografica e sul modo più corretto di utilizzarlo.
Ti avverto, l’argomento è articolato, e quindi lo (s)consiglio è venuto un po’ più lungo del solito. Prenditi una decina di minuti, per riuscire a leggerlo tutto.
Sei pronto? Allora iniziamo!
Innanzitutto, a che serve quel display?
A me vengono in mente tre utilizzi principali:
Rivedere i tuoi scatti ed eventualmente eliminarli
Impostare tramite il menù tutte le funzioni che non sono direttamente accessibili dai comandi sul corpo macchina
Comporre l’inquadratura (in live view) tutte le volte che per qualche motivo non ti è possibile utilizzare il mirino (se la macchina ne è dotata)
Di questi, i punti 2 e 3 sono estremamente dipendenti dal tipo di macchina fotografica che hai e dal genere di fotografia che tratti, e quindi li lasciamo per un attimo da parte.
Invece oggi vorrei concentrarmi sul punto N°1, perché qui secondo me si possono applicare dei principi di carattere generale, che non sempre sono ovvi per chi inizia.
Non so se succede anche a te ma, un po’ forse anche condizionati dal modo – che abbiamo ormai interiorizzato – di fruire le immagini attraverso lo smartphone, spesso tendiamo ad utilizzare il display della macchina fotografica un po’ come se fosse una finestra sulla galleria di immagini salvate sulla scheda SD.
Le passiamo una a una, per vedere quali “ci piacciono” e “sono venute bene” e quali invece sono da scartare.
Ora, non voglio dire che questo approccio sia di per sé sbagliato. C’è contesto e contesto, immagine ed immagine, non si sono dubbi che in alcuni casi questo modo di usare il display LDC della tua fotocamera sia assolutamente legittimo (e quanto mai efficace).
Volendo fare un esempio ovvio, se mi sono dimenticato la macchina accesa e per sbaglio ho registrato una serie di immagini con il tappo sull’obiettivo, è chiaro che vorrò semplicemente cancellarle per non portarmi dietro spazzatura.
Ma non tutte le situazioni sono così nette e, se utilizzato sempre, questo modo di gestire le immagini ti porterà spesso a risultati non ottimali.
Detto in maniera un po’ brutale, io ti suggerisco di limitare l’uso della visualizzazione a schermo allo scopo di fare considerazioni e scelte meramente tecniche e il più possibile oggettivabili, lasciando tutte le valutazioni compositive, di gusto, e più soggettive, alla revisione successiva.
In pratica, ti sto proponendo di non utilizzare (quasi mai) il display per scegliere le immagini, ma invece sfruttarlo per fare alcune “misure” di parametri tecnici che ti saranno poi utili per aggiustare il tiro negli scatti successivi.
Le ragioni di questa scelta sono diverse, ti segnalo qui alcuni tra quelli che ritengo i punti più importanti:
La cosa più importante è che, sempre, la selezione delle immagini andrebbe fatta “a freddo”, non mentre sei immerso nella scena da riprendere. In questo i vecchi provini analogici, visti il giorno dopo, o comunque almeno qualche ora dopo le riprese, erano eccezionali. Lasci il tempo al cervello di “staccarsi” dal momento e rivedere le immagini con occhio nuovo, senza troppi condizionamenti da parte dell’emotività del momento.
Le condizioni di visualizzazione delle immagini sul display sono raramente ideali, spesso la luce ambiente interferisce, e non sempre le immagini sono dotate di un contrasto adeguato a vederle con chiarezza.
Soprattutto se sei agli inizi, il processo di selezione delle immagini dovrebbe essere fatto con la dovuta calma, e anche le immagini che scarterai dovrebbero essere osservate con grande attenzione. L’analisi degli scatti che non ti hanno soddisfatto, sia dal punto di vista tecnico che da quello compositivo, ti può far imparare moltissimo di quello che serve per invece ottenere scatti che “funzionano”. Eliminarli in camera ti priva di questa eccezionale opportunità.
Ma quindi, quali sono questi parametri tecnici che possiamo misurare attraverso il display? Essenzialmente sono due:
Il fuoco
L’esposizione
E tu dirai – eh, bravo, ma allora torniamo da capo….-
No, perché sia per quanto riguarda il fuoco che per quanto riguarda l’esposizione possiamo mettere in atto procedure specifiche per rendere oggettiva e tecnica la nostra valutazione.
Ecco come.
Controllare il fuoco
Per controllare il fuoco, innanzitutto devi avere ben presente qual è, o quali sono, i punti focali dell’immagine che hai appena ripreso. Controllare il fuoco su tutta l’immagine è impossibile, e nemmeno utile.
Anche qui un esempio ovvio. Se stai scattando per un ritratto, nella grandissima maggioranza dei casi, è probabile che uno dei tuoi punti focali sia uno dei due occhi del tuo soggetto. Tutto il resto ruota intorno.
Allora, quello che puoi/dovresti fare è utilizzare il display per andare a zoomare, a ingrandire, proprio la piccola regione dell’immagine che corrisponde al tuo punto focale.
La ragione è semplice. La risoluzione (e la dimensione) del tuo display, per quanto grande, non ti permette di valutare con precisione la nitidezza del tuo scatto a tutta grandezza per come apparirà quando stampato (o proiettato) a dimensioni molto superiori.
Invece, ingrandendo al massimo un particolare della tua immagine, potrai valutare con precisione se il tuo approccio alla messa a fuoco in quella specifica condizione è efficace o meno.
Se così non fosse, negli scatti successivi potrai applicare delle varianti (alcuni esempi li abbiamo trattati nello (s)consiglio N°4; non lo trovi più? Clicca qui e te lo rimando…) che ti permetteranno di correggere il tiro.
Controllare l’esposizione
Per quanto riguarda il controllo dell’esposizione, la questione è ancora più evidente. Controllare se l’immagine è esposta correttamente attraverso l’osservazione diretta della sua riproduzione sul display LCD è semplicemente impossibile.
Il display rende una gamma dinamica molto inferiore rispetto a quella che viene catturata dal sensore.
Il modo in cui visualizzi (o stampi) l’immagine è solo un indice molto indiretto della qualità del segnale registrato dal sensore. Sarebbe un po’ come cercare di dedurre la qualità di un negativo osservando semplicemente la stampa di una fotografia.
Idealmente, una foto esposta correttamente è una foto in cui tutta la gamma di luminosità della scena è registrata dal sensore. Questo permette di preservare tutti i dettagli che rendono una foto “profonda”.
Una fotografia sottoesposta è una fotografia in cui le zone più scure sono completamente nere, e quindi diventano “piatte” nel senso che ci sono tanti punti neri tutti uguali che non permettono di distinguere i dettagli nelle zone d’ombra.
Viceversa, una immagine sovraesposta è un’immagine in cui le zone più luminose sono “bruciate”, cioè sono tutte completamente bianche, prive si sfumature.
Una volta che io ho a disposizione un file esposto correttamente, poi posso anche stampare una fotografia tutta bianca o tutta nera, perché in fase di sviluppo posso calibrare luminosità e contrasti in modo da ottenere l’effetto di luce che preferisco.
Ma non è vero il contrario.
Se il file originale contiene delle aree completamente nere o completamente bianche, allora recuperare i dettagli in fase di postproduzione sarà impossibile. Semplicemente perché quell’informazione non è stata registrata.
Per questo è così importante ottenere una esposizione corretta.
Solo che guardare l’immagine riprodotta nel display non ti dà nessuna informazione in questo senso.
In primo luogo, come dicevamo, perché il display della macchina registra molti meno livelli di luminosità del sensore.
A seconda del tipo di fotocamera che possiedi, della sua anzianità e del modello, il tuo sensore registra da 1000 (10bit) a più di 60000 (16bit) livelli luminosi, mentre il JPEG che viene rappresentato sul display mostra 256 livelli di luce (8bit).
Questo significa che quando manipolerai il tuo file RAW su computer di casa (tra parentesi, questo è il motivo per cui ti consiglio di scattare in RAW, e non in JPEG) avrai a disposizione molte più sfumature di grigio che non quelle che vedevi sul retro della fotocamera appena scattata la foto.
Inoltre, il modo in cui la fotocamera genera il JPEG che ti fa visualizzare nell’anteprima a schermo è basato su un’impostazione “media” della luminosità, della gamma cromatica e del contrasto. Non è assolutamente detto che sia la migliore.
Anzi, è assolutamente probabile che un’immagine che appare un po’ chiara e slavata in camera sia molto migliore di una apparentemente ben contrastata quando poi la porti in sviluppo e post produzione (vuoi sapere perché? Ti tengo sulle spine, lo vediamo in uno dei prossimi (s)consigli 😉 ).
E allora cosa devi controllare?
Come abbiamo detto, l’importante è che la tua immagine non contenga punti completamente bianchi o completamente neri (o ne contenga molto pochi). Per verificare questa condizione hai a disposizione due strumenti, uno più grossolano e uno più raffinato.
Quello più grossolano è legato a una opzione che puoi attivare in quasi tutte le fotocamere, grazie alla quale le regioni completamente nere o bianche dell’immagine vengono colorate sul display con uno pseudocolore (di solito rosso e blu).
In questo modo puoi vedere direttamente dall’immagine sul display se ci sono delle aree gravemente sovraesposte o sottoesposte, e correggere di conseguenza.
Perché grossolano?
Perché la valutazione dei pixel “bruciati” viene fatta sul JPEG, e quindi con gli stessi limiti di dinamica che abbiamo descritto prima.
E poi perché questo sistema ti permette di vedere quanti punti sono “vuoti” (completamente neri) o “saturi” (completamente bianchi), ma non ti fa vedere com’è il segnale in tutti gli altri pixel.
Il sistema più raffinato è invece quello che viene chiamato istogramma. Puoi controllare sul libretto di istruzioni per scoprire come farlo comparire sul tuo display subito dopo aver realizzato lo scatto.
L’istogramma è un grafico che ti permette di vedere sull’asse delle ascisse tutti i livelli di luminosità dell’immagine (a sinistra il nero e a destra il bianco) e, sulle ordinate, la conta dei punti dell’immagine di quella particolare luminosità.
In questo modo riesci, con un solo colpo d’occhio, ad avere il quadro di insieme di quanta parte dell’immagine è chiara o scura e, in particolare, di quanta parte è completamente nera o bianca.
Se il tuo istogramma mostra una colonna alta tutta schiacciata al limite sinistro o al limite destro dell’immagine, allora significa che hai un significativo problema, rispettivamente, di sotto- o sovra-esposizione. E lo puoi immediatamente correggere.
Se invece questo non capita, quindi tutto il tuo istogramma casca all’interno del range dinamico catturato dal sensore, allora puoi stare tranquillo. A prescindere da quello che vedi sull’anteprima del display.
Adesso capisci perché prima dicevo che puoi basarti su criteri oggettivi? La tua valutazione prescinde completamente dalla percezione soggettiva dell’estetica dell’immagine. Si tratta di un mero controllo di qualità tecnico.
Tutto il resto lo puoi fare dopo.
Quindi, riassumendo:
Ingrandisci al massimo i punti focali dell’immagine per valutarne la nitidezza
Utilizza l’istogramma per controllare che non ci siano buchi o aree bruciate nella tua immagine
Le valutazioni compositive, cromatiche ed espressive sullo scatto falle a casa, con calma, dopo aver scaricato le immagini sul tuo PC
Provaci (se già non lo fai) e fammi sapere come ti ci trovi.
Alla prossima,
un caro saluto
Erik
P.S. Se vuoi migliorare le tue abilità fotografiche divertendoti, ma con la consapevolezza che ti fa andare oltre il “trucchetto dello youtuber”, allora uno dei nostri corsi potrebbe fare al caso tuo. Ecco una selezione di quello che possiamo offrirti (trovi la lista completa dei corsi RM qui)















