Care amiche, cari amici, buona domenica!
Oggi è la prima domenica d’autunno e il tempo è stupendo. Ci sono tantissime attività da fare all’aperto questo fine settimana. Dopo una scappata ieri alla Sagra dell’Uva a Mendrisio, io sono pronta a dirigermi alla Festa Paesana a Isone per poi passare alla Festa di San Maurizio a Taverne. Insomma, una giornata in allegria!
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia questa settimana è un po’ speciale perché affronta un solo tema: il rapporto tra pubblico e privato in economia e, in particolare, la scelta compiuta negli ultimi decenni di trasformare molte aziende pubbliche in società anonime, enti autonomi o aziende partecipate. Un cambiamento fatto senza chiarire fino in fondo quali regole debbano valere quando un servizio resta pubblico nella sostanza ma assume una forma privata. In economia il mercato funziona quando il cittadino può scegliere davvero, quando ci sono più imprese in concorrenza, quando i consumatori hanno informazioni sufficienti, i prezzi sono liberi e chi sbaglia strategia paga. Se un negozio vende male o troppo caro, i clienti vanno altrove; se un ristorante non convince, resta vuoto; se un’impresa privata sbaglia investimenti e perde capitali può anche fallire. Questa è la logica del privato: libertà, concorrenza, rischio e responsabilità. Ma non tutti i settori funzionano così. Ci sono ambiti in cui il mercato da solo non basta o non può funzionare. Pensiamo alle reti elettriche, all’acqua, ai trasporti pubblici, alle ferrovie, alle infrastrutture energetiche. Sono settori in cui duplicare le reti sarebbe inefficiente o impossibile, il cittadino non può scegliere ogni giorno un altro fornitore e il servizio deve essere garantito anche quando non è particolarmente redditizio. È per questo che storicamente lo Stato, i Cantoni e i Comuni sono intervenuti in molti servizi essenziali. Per molto tempo questi servizi sono stati gestiti attraverso aziende comunali, municipalizzate, regie federali o aziende pubbliche classiche.
Poi, soprattutto dagli anni Novanta in avanti, anche in Svizzera si è affermata l’idea di separare queste attività dall’amministrazione pubblica, dando loro maggiore autonomia e trasformandole in società anonime o in enti più vicini al modello aziendale. Le ex regie federali, le grandi aziende pubbliche e molte aziende comunali hanno seguito questa strada. L’obiettivo dichiarato era condivisibile: più efficienza, più professionalità, meno burocrazia, maggiore capacità di investimento e contabilità più trasparente. Il problema è che cambiare la forma giuridica non cambia automaticamente la natura economica di un servizio. Se una ferrovia, una rete elettrica o un’infrastruttura energetica restano di proprietà pubblica, operano in mercati regolati e servono cittadini che non possono davvero scegliere liberamente un’alternativa, allora non siamo davanti a un’impresa privata come le altre. Siamo davanti a un soggetto “ibrido” che può prendere dal privato l’autonomia e dal pubblico la garanzia di avere mercato. E qui nascono i problemi. Pensiamo ad AET in Ticino o, a livello svizzero, alle FFS. Sono realtà diverse, ma condividono un punto: gestiscono servizi fondamentali in settori dove il cittadino non può scegliere davvero. Quando i conti non tornano, una normale impresa privata non può semplicemente aumentare i prezzi senza rischiare conseguenze. In molti servizi pubblici o parapubblici, invece, la risposta più semplice è aumentare tariffe, biglietti, contributi o chiedere sostegno pubblico. Alla fine paga l’utente, che spesso è lo stesso cittadino che già finanzia o possiede indirettamente l’azienda.
Questo non significa che le tariffe non debbano mai aumentare: infrastrutture, sicurezza, manutenzione e investimenti costano. Ma proprio perché il cittadino non può sempre scegliere un’alternativa reale, prima di chiedergli di pagare di più bisogna dimostrare che i costi sono chiari, l’organizzazione è efficiente, gli sprechi sono stati affrontati e la governance è trasparente. E qui entra in gioco la politica. Da una parte diventano evidenti gli intrecci tra premi di fedeltà all’appartenenza politica e posti nei consigli di amministrazione; dall’altra, la scarsa ricerca di profili davvero idonei. C’è poi il tema delle risorse: sponsorizzazioni, costruzione di stadi, pubblicità sui domenicali… Nessun problema se i soldi fossero di un’azienda privata, ma qui i soldi sono dei cittadini. Cittadini che non hanno voce nemmeno sui ragguardevoli compensi che i rappresentanti dei più importanti partiti politici si auto-attribuiscono quando siedono nei CdA. La soluzione è semplice: nessun politico che ricopra una carica in un partito nei consigli di amministrazione di aziende pubbliche e parapubbliche. Non è una disputa ideologica tra pubblico e privato. Si tratta di non confondere le regole. Dove c’è mercato vero, devono valere concorrenza, rischio e libertà di scelta. Dove il mercato non esiste, devono valere controllo democratico, trasparenza e responsabilità pubblica. Le aziende pubbliche possono assumere forme moderne, efficienti e aziendali. Ma non devono dimenticare a chi appartengono. Se appartengono ai cittadini, la trasparenza non è un fastidio burocratico. È il prezzo minimo della loro legittimità.
E legittima, ma anche benvenuta, è la decisione presa da Eni, il grande gruppo energetico italiano, di mettere un tetto massimo al prezzo della benzina e del diesel venduti nelle sue stazioni. In “Prezzo della benzina: davvero il mercato è intoccabile?” spieghiamo questa scelta e ci interroghiamo sulla possibilità che anche in Svizzera e in Ticino si possano prendere provvedimenti analoghi nel campo energetico, soprattutto quando le aziende sono interamente pubbliche.
Trovate qui gli articoli della settimana
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
- Avete visto quanto è aumentato il prezzo della benzina
- Valore, lavoro e scelte – L’economia aiuta a crescere
- Investire nella formazione è sempre pagante
- Ticino: sempre più persone senza lavoro
- Arriva un nuovo benzinaio e si risparmiano venti centesimi al litro
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- Prezzo della benzina: davvero il mercato è intoccabile?
- Avete visto quanto è aumentato il prezzo della benzina
- Valore, lavoro e scelte – L’economia aiuta a crescere
- Investire nella formazione è sempre pagante
- Ticino: sempre più persone senza lavoro
In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante

















