Ri-eccoci insieme in questa nuova domenica di aprile. Aprile che ci sta regalando giornate meravigliose di sole, seguite da altrettante giornate di pioggia intensa e addirittura, giornate come quelle odierne, dove sole e pioggia si alternano.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia parlando dello stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra l’Iran e l’Oman in cui transitavano, prima dello scoppio della guerra, circa un terzo del petrolio mondiale e circa un quinto del gas liquido (oltre a molti altri beni come prodotti agricoli o industriali). Ricordiamo che con lo scoppio della guerra l’Iran come ripercussione ha bloccato il transito navale. Gli Stati Uniti a distanza di qualche settimana hanno risposto bloccando a loro volta l’accesso ai porti iraniani. Insomma, un disastro per il commercio marittimo e anche per il transito turistico. Venerdì 17 aprile sembrava che finalmente tutto questo stesse per finire poiché è stata annunciata la riapertura. Le borse hanno subito reagito mostrando andamenti positivi, in particolare quelle americane. La buona notizia ha avuto effetti benefici anche sul prezzo del petrolio. Ricordiamo che prima dell’inizio del conflitto il prezzo del Brent (prezzo di riferimento del greggio estratto nel mare del Nord) era di 70 dollari al barile (55 CHF); durante il mese di marzo ha segnato il suo massimo arrivando a 119 dollari (93 CHF). Venerdì mattina il prezzo era di 98 dollari (77 CHF) e in giornata è sceso fino a 90 (70 CHF). Come sappiamo, purtroppo, i benefici sui prezzi della benzina si vedono con un certo ritardo. Forse non li vedremo neppure visto che purtroppo già ieri, sabato, l’Iran ha di nuovo cominciato ad attaccare le navi che transitavano. Lo stretto rimane, quindi, di nuovo chiuso.
Come chiusi o poco frequentati sarebbero gli appartamenti su cui il sindaco di New York Zohran Mamdani e la governatrice Kathy Hochul vorrebbero mettere una tassa. Più precisamente, si parla di “pied-à-terre tax”, cioè una sovrattassa sulle case secondarie di lusso sopra i 5 milioni di dollari (3.9 milioni CHF). La tassa toccherebbe quei proprietari che non risiedono stabilmente in città. L’idea è semplice: colpire un patrimonio immobiliare enorme che spesso resta inutilizzato. Si parla di circa 13’000 proprietà, con un gettito stimato attorno ai 500 milioni di dollari l’anno (390 milioni CHF). A titolo di paragone, le spese totali annuali di New York sono 116 miliardi di dollari (91 miliardi CHF). Le reazioni sono state immediate e molto dure. Parte del mondo finanziario e immobiliare parla apertamente di misura punitiva e qualcuno usa l’espressione “class warfare” (guerra di classe). In aggiunta, il sindaco ha alimentato questa narrazione indicando apertamente alcuni grandi patrimoni immobiliari come esempi di ciò che andrebbe colpito. Ma bisogna essere cauti: l’1% dei super-ricchi newyorkesi, circa 80 mila famiglie, paga il 41% del gettito. La paura che questi contribuenti possano ridurre gli investimenti e spingere capitali verso altri Stati più favorevoli è più che fondata se si pensa che negli ultimi anni, oltre 125’000 contribuenti della classe media e medio-alta hanno cambiato domicilio, causando una perdita del gettito fiscale di oltre 14 miliardi di dollari (11 miliardi CHF). Dall’altra parte, i sostenitori della tassa ritengono che si tratti semplicemente di chiedere un contributo maggiore a chi beneficia del mercato immobiliare newyorkese senza partecipare davvero alla vita della città.
E chi ha partecipato alla vita della città sono stati sicuramente i cittadini del Cantone Ticino quando in settembre hanno deciso di approvare le iniziative sulle casse malati. Questa settimana il governo ha presentato il piano di attuazione delle due proposte e purtroppo le illusioni vendute durante la campagna di voto dai promotori si sono scontrate con la realtà. Come avevamo più volte indicato, le promesse elettorali non erano applicabili nelle dimensioni promesse. I promotori hanno promesso sussidi ai cittadini nell’ordine di circa 400 milioni. Oggi scopriamo che nella realtà queste cifre non potranno mai essere sostenute e il nuovo piano parla di circa 130 milioni. Un’altra cosa su cui avevamo insistito era il fatto che, come per tutte le altre politiche pubbliche, sarebbe stato necessario trovare le risorse e questo significa concretamente tagli sulla spesa pubblica e aumenti delle imposte. Anche in questo caso, la realtà ci ha dato ragione. Già il primo pacchetto di misure potrà essere applicato solo tagliando sui trasporti, sugli assegni prima infanzia, sulla scuola; in aggiunta, sarà necessario aumentare le imposte sulla sostanza (grandi contribuenti) e sul registro fondiario. Non ci piace dire che avevamo ragione, ma purtroppo ancora una volta i cittadini sono stati ingannati. I problemi del pagamento delle casse malati è reale, non si possono vendere favole.
Questo è stato anche il tema del nostro articolo settimanale pubblicato da L’Osservatore che ringraziamo. In “Casse malati – Quando la realtà presenta il conto alla politica” entriamo nei dettagli della proposta fatta dal governo per applicare le due iniziative.
Trovate qui gli articoli della settimana
Casse malati – Quando la realtà presenta il conto alla politica
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Ora legale: quanto vale un’ora di sonno?
Gli effetti concreti della guerra in Iran
Benzina, ma quanto ci costi?
Guerra in Iran: petrolio, mercati e le prime conseguenze economiche
Ticino: siamo sempre i più poveri
Notizie Flash di economia
Avete voglia di aggiornamenti settimanali brevi? Non avete voglia di leggermi? Nessun problema: potete guardarmi e ascoltarmi su Instagram (qui) e su TikTok (AmaliaMirante555, qui: https://vm.tiktok.com/ZMdg6eHsb/).
Ascoltami
Ma sapete che trovate “L’economia con Amalia” anche su Spotify? Cliccate qui! E se non avete accesso a questa piattaforma, nessun problema: potrete ascoltare la versione audio in fondo agli articoli scritti sul sito. Qui sotto gli ultimi. Ticinesi: ancora più poveri e infelici
Casse malati – Quando la realtà presenta il conto alla politica
Ora legale: quanto vale un’ora di sonno?
Gli effetti concreti della guerra in Iran
Benzina, ma quanto ci costi?
Guerra in Iran: petrolio, mercati e le prime conseguenze economiche
Dumping salariale: il problema vero e la risposta sbagliata
In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante

















