Care amiche, cari amici, buona domenica!
Anche oggi il Cantone si riempie di colori e sapori autunnali con le sue sagre. Prima tra tutte segnaliamo la Fiera di San Martino che tra animali, attrezzi agricoli e prodotti locali ci ricorda quanto è fantastica la nostra regione.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia parte dai nuovi dati del Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF) italiano: nel 2022 l’economia sommersa vale 182,6 miliardi di euro (170 miliardi CHF), pari al 9,1% del PIL, con un’evasione fiscale tra 98,1 e 102,5 miliardi (91,5–95,5 miliardi CHF). Il MEF usa più metodi, gli stessi che troviamo anche altrove. Il primo è l’approccio Macro (Top-Down) che guarda l’economia dall’alto. L’Istat (istituto di statistica nazionale italiano) stima quanta produzione e quanto reddito arrivano da attività non registrate: lavoro nero, sotto-fatturazione, economia sommersa. Su questi dati il MEF calcola la base imponibile “piena”; poi applica le regole fiscali (aliquote, detrazioni, regimi speciali) e ottiene il gettito teorico che lo Stato dovrebbe incassare. La differenza con il gettito reale è l’evasione. L’approccio Micro (Bottom-Up) funziona al contrario: analizza dati amministrativi individuali come le buste paga, le dichiarazioni dei redditi, gli archivi Inps (previdenza sociale) e i dati dell’Agenzia delle Entrate e li confronta con la retribuzione stimata per settore, contratto e ore. Lo scarto mostra l’evasione. Il terzo metodo riguarda l’Iva (imposta sul valore aggiunto) ed è quello europeo standard (EU VAT-Gap): si parte dai consumi finali dei conti nazionali come base imponibile teorica, si applicano le aliquote, si tolgono le esenzioni e si ottiene il gettito potenziale. Il confronto con quello effettivo indica quanta Iva manca all’appello. Infine, il valore aggiunto dell’economia sommersa (i 182,6 miliardi) è stimato dall’Istat con due strumenti classici: il metodo input-output (confronto tra ore “necessarie” e ore dichiarate per settore) e il metodo dei margini (confronto tra margini dichiarati e margini attesi).
Prima delle banche dati, della digitalizzazione e degli algoritmi, l’economia sommersa si stimava guardando ai dati reali. L’energia era tra gli indicatori più usati: per produrre servono macchinari e quindi consumi energia. Se un cantiere o un’azienda aumentavano molto l’uso di energia, ma dichiaravano poca produzione, era chiaro che lavoravano più di quanto riportato. Si confrontavano kilowatt, ore di funzionamento dei macchinari, gasolio. Un altro segnale arrivava dai materiali. Settori come l’edilizia non possono nascondere cemento, ferro, mattoni, vernici. Se un’impresa comprava tanto, ma dichiarava pochi lavori, la produzione reale era più alta di quella che appariva nelle fatture. Anche il lavoro veniva ricostruito “dal basso”. Gli economisti stimavano le ore necessarie per produrre un certo bene. Se le ore dichiarate erano molto inferiori a quelle compatibili con la produzione osservata, la differenza era lavoro irregolare. Poi c’erano le verifiche territoriali: si confrontavano redditi dichiarati e consumi effettivi di una comunità. Se un’area mostrava redditi bassi, ma molte automobili nuove, case ristrutturate, risparmio e consumi elevati, era evidente che parte del reddito non passava dal fisco. Infine c’era il lavoro sul campo: controlli diretti nei cantieri e nelle piccole imprese, contando chi era presente, chi risultava assunto e quante ore venivano realmente lavorate.
Di sommerso non c’è nulla, almeno nei dati ufficiali, nelle esportazioni cinesi di ottobre: -1,1% su base annua. Il peso maggiore arriva dal crollo del 25% delle vendite verso gli Stati Uniti, frenate da dazi, tensioni politiche e probabilmente, in maniera ancora più rilevante, dalla scelta di molte aziende di anticipare le spedizioni nei mesi precedenti (front-loading), creando un picco che ora si sgonfia. A questo si somma una domanda mondiale debole: gli USA stanno rallentando, l’Europa non riparte davvero e i mercati emergenti non compensano. Il quadro cambia molto per settore. L’elettronica e la meccanica, che contano di più nelle esportazioni, restano positive, ma perdono slancio. I settori più tradizionali e intensivi di manodopera a basso costo, come il tessile o il mobilio, continuano a soffrire per la concorrenza di paesi più “economici”. Il settore automobili cresce, ma non abbastanza da compensare gli altri. Il governo cinese, in una economia di mercato guidata dallo Stato, spinge da tempo sul mercato interno, anche se i consumi faticano. Parallelamente cerca nuovi sbocchi commerciali in Asia, Africa e America Latina per ridurre la dipendenza dall’Occidente. In più, punta ad aumentare il valore aggiunto delle esportazioni, soprattutto nelle filiere tecnologiche e nei settori strategici. Ma attenzione alle letture affrettate: un solo mese non fa tendenza. Da gennaio a settembre i dati erano molto forti: esportazioni +7,1%, importazioni quasi stabili (-0,2%) e commercio netto estero +4%.
E parliamo di “Segnali di debolezza nel mercato del lavoro ticinese”. I dati pubblicati questa settimana sul numero di frontalieri (stabile) e sull’aumento del tasso di disoccupazione al 2,7% confermano quanto già visto a fine agosto: in Ticino spariscono posti a tempo pieno e crescono quelli a tempo parziale. Di per sé non sarebbe un segnale negativo, ma lo diventa in un Cantone dove i salari sono molto più bassi rispetto al resto della Svizzera. Il risultato è che molte persone devono chiedere aiuto allo Stato o lavorare più di un impiego per arrivare a fine mese.
Vi segnalo anche due video caricati su Facebook e Instagram che trovate anche nell’Economia con Amalia “Tassare al 50% le eredità? No, perché…” e parlano dell’iniziativa in votazione il 30 novembre che vuole tassare al 50% le eredità sopra i 50 milioni. Nei video si spiega l’iniziativa e le ragioni che spingono per un rifiuto emerse dallo studio del Prof. Marius Brülhart dell’Università di Losanna.
Trovate qui gli articoli della settimana
Segnali di debolezza nel mercato del lavoro ticinese
Tassare al 50% le eredità? No, perché…
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Così rovinate il Ticino e i ticinesi
Sanzioni e potere: così si muove il prezzo del petrolio
Una pensione a metà per chi lavora a metà
La credibilità fiscale come variabile politica
Shutdown, governi che cadono… e il Ticino?
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Sanzioni e potere: così si muove il prezzo del petrolio
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















