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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Oggi la pioggia cade lenta e sembra quasi che il cielo senta la nostra tristezza.
Ci sono giorni così: il mondo è un po’ ovattato e i ricordi bussano piano… ma poi restano lì, forti. Prendetevi il vostro tempo. Lasciate che i pensieri vadano a chi avete amato, a chi ha lasciato un segno indelebile. Ricordate i loro sorrisi, le loro mani, quella frase che ancora vi scalda il cuore. La nostalgia fa male, ma sa anche tenere compagnia.
E mentre il cuore si stringe per chi non c’è più, non dimenticate di guardare chi c’è ancora. Chi vi sta accanto, chi vi vuole bene, chi vi tiene in piedi nelle giornate un po’ storte. A loro, fate arrivare un sorriso grande e sincero.
Io ve ne mando uno gigantissimo, insieme a un abbraccio ancora più forte. Oggi più che mai. Amalia
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia con la notizia che il parlamento francese ha bocciato l’introduzione della tassa Zucman. L’idea, che prende il nome dall’economista Gabriel Zucman (direttore dell’Osservatorio fiscale europeo), prevedeva una tassa annuale del 2% sui patrimoni individuali oltre i 100 milioni di euro (93.5 milioni CHF). Le persone toccate sarebbero state circa 2’000 e il gettito stimato tra 15 e 20 miliardi di euro (14–19 miliardi CHF). La proposta includeva tutte le attività: immobili, azioni, obbligazioni, partecipazioni societarie, opere d’arte, conti correnti… e anche i patrimoni familiari detenuti tramite holding. Alla fine il Parlamento ha tentato un compromesso, ma la maggioranza ha votato solo un prelievo del 2% sugli attivi detenuti dalle holding. Risultato: circa 1 miliardo di euro (935 mio CHF) nelle casse pubbliche. Non proprio la stessa cosa, diciamolo. E comunque troppo poco per cambiare un bilancio pubblico già in difficoltà. Tassare è più facile che riformare, ma non sempre è la strada che mette davvero a posto i conti e men che meno l’economia.
Finanze pubbliche che nemmeno per i Cantoni svizzeri sono un granché nonostante qualcuno nonostante abbia già pensato di mettere le mani nelle tasche della Banca Nazionale Svizzera (BNS). La BNS ha annunciato un utile di 12,6 miliardi di franchi per i primi nove mesi del 2025. Risultato trainato soprattutto dal terzo trimestre, con 27,9 miliardi di “guadagni” che hanno compensato le perdite di 22 miliardi del primo semestre. È importante ricordare che gli utili della Banca Nazionale sono un po’ diversi da quelli delle altre imprese: essi sono “solo” rivalutazioni di metalli e valute (monete) di cui la banca è proprietaria. Di conseguenza, fintantoché la Banca non vende questi metalli e le valute, non realizza nulla. In effetti, la gran parte dell’utile del 2025 (22,9 miliardi) deriva dall’aumento del prezzo dell’oro nei caveau, da circa 76’000 CHF a fine 2024 a 98’000 al chilo in settembre (curiosità: il 70% delle sue riserve è in Svizzera, mentre il 20% è depositato presso la Bank of England e il 10% presso la Bank of Canada). A ciò si aggiungono rendimenti positivi sugli investimenti che hanno compensato perdite da cambio e minusvalenze (perdite da una diminuzione di valore di attività). Come detto: fa impressione leggerlo, ma non significa automaticamente soldi ai Cantoni. Prima di distribuire, la BNS deve tenere sani i propri conti e proteggersi dalla volatilità. Meglio non farsi illusioni.
E restiamo in Svizzera. Eurostat ha pubblicato un rapporto su imposte e contributi sociali netti in rapporto al PIL. Nel 2024 nella UE la media è stata del 40,4% (in crescita dal 39,9%). In cima alla classifica: Danimarca (45,8%), Francia (45,3%), Belgio (45,1%). In fondo: Irlanda (22,4%), Romania (28,8%), Malta (29,3%). Il maggiore aumento dal 2023 al 2024 lo segnalano Malta (da 26,7% 29,3%), la Lettonia (da 33% a 35,5%) e la Slovenia (da 36,8% 38,8%). La Svizzera resta molto più in basso: 27,8%. Il nostro modello fiscale è più leggero, grazie alla struttura federale e all’autonomia cantonale. La minore pressione fiscale aiuta a mantenere livelli elevati di competitività internazionale e di attrattività per investimenti e imprese. Non a caso proprio in questi giorni la Svizzera si è confermata al primo posto mondiale come economia più competitiva, seguita da Singapore e Hong Kong (World Competitiveness Ranking 2025). Merito anche di innovazione, capitale umano, infrastrutture e stabilità. Una piccola nota utile: non per forza un’alta pressione fiscale significa una peggior qualità di vita dei cittadini, anzi. Se le risorse sono gestite in maniera efficiente, efficace ed equa e ritornano ai cittadini sottoforma di beni e servizi gratuiti, allora tutto va bene. I problemi nascono quando nonostante un’alta tassazione, il benessere dei cittadini e anche le condizioni per le aziende non sono più ottimali. La Francia, purtroppo, oggi ce lo mostra bene.
E chiudiamo on un tema molto ticinese: le aziende “recluta frontalieri”. Rispetto formale della legge (salario minimo), ma modello che schiaccia i residenti e indebolisce il tessuto economico locale. Insomma: tutto legale, ma il risultato è un gioco al ribasso che non porta sviluppo, né qualità del lavoro. Nell’intervista «Così rovinate il Ticino e i ticinesi» su Ticinonline (che ringraziamo insieme a Patrick Mancini), lo diciamo senza giri di parole: “Arruolano quasi solo frontalieri perché con quella paga in Italia si vive. I residenti invece sono penalizzati”, “È una guerra tra poveri. Chi vive qui fatica ad arrivare a fine mese”. Il rischio? Un Ticino che diventa solo un luogo di produzione a basso costo, dove vivere diventa difficile e i giovani se ne vanno. Non è inevitabile, ma servono scelte serie. E presto.
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Così rovinate il Ticino e i ticinesi
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















