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  • Divieto antiburqa : è ormai tempo di passare dalle parole ai fatti. Di Giorgio Ghiringhelli.

    RBoss
    Lug 27, 2015
    burka divieto assoluto
    0

    Divieto antiburqa : è ormai tempo di passare dalle parole ai fatti
    (Messaggio per i membri della Commissione legislazione del Gran Consiglio * )
    Egregio Presidente, gentili deputate, egregi deputati,

    in vista della prossima riunione della vostra commissione in programma se non erro il 16 settembre e dedicata all’esame della revisione della Legge sull’ordine pubblico ( che comprende anche un capitoletto concernente il divieto di dissimulare il volto in pubblico) , vi trasmetto per conoscenza un importante Rapporto di 10 pagine che, a nome del comitato promotore dell’iniziativa popolare , avevo inviato al Consigliere di Stato Norman Gobbi nell’agosto del 2014, ossia qualche settimana dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) aveva respinto il ricorso di una donna musulmana contro la legge sul divieto di dissimulare il volto decisa dal Parlamento francese ( e che era servita da modello ai promotori dell’iniziativa ticinese).

    Perché per il “divieto antiburqa” occorre (anche) una legge specifica

    In quel rapporto ( che è pubblicato anche sul sito www.ilguastafeste.ch) spiegavamo perché secondo noi e secondo logica il divieto costituzionale votato dal Popolo andava inserito in un’apposita legge e non ( o non solo) nella Legge sull’ordine pubblico. Penso che sarebbe cosa utile per voi leggere le motivazioni inserite nelle prime due pagine del Rapporto.

    Nel Rapporto riportavamo sia la legge francese e sia un paio di importanti e interessanti documenti ufficiali del Governo francese concernenti le motivazioni alla base di tale legge e la sua applicazione concreta; proprio sulla base di questi documenti avevamo abbozzato un modello di come poteva essere strutturata un’eventuale e più che auspicabile legge di applicazione ticinese “alla francese” e avevamo sottolineato l’importanza di accompagnare l’entrata in vigore del divieto con un’adeguata informazione nei Paesi di provenienza delle turiste in burqa/niquab da effettuarsi tramite vari canali (ambasciate, internet, Uffici del turismo, compagnie aeree ecc.) onde evitare situazioni spiacevoli.

    Ferma opposizione a eventuali eccezioni per le turiste in burqa/niquab

    Infine, mettendo le mani in avanti, nel Rapporto ci opponevamo a qualsiasi eccezione per le turiste (fra le quali andrebbero ovviamente annoverate anche le turiste residenti in altri Cantoni della Svizzera e non solo quelle provenienti dall’estero) . A parte il fatto che la legge deve essere uguale per tutti e a parte il fatto che eventuali eccezioni del genere andrebbero contro una norma costituzionale le cui conseguenze erano ben chiare a tutti al momento del voto , va anche detto che eccezioni per le turiste andrebbero contro lo spirito della sentenza della CEDU, la quale aveva ritenuto “legittimo e proporzionale” un divieto generale di nascondere il volto allo scopo di garantire in una società democratica il rispetto delle esigenze della vita in società, ossia del “vivere assieme”.

    Anche gli albergatori , bon gré mal gré, devono dunque rassegnarsi a rispettare la volontà popolare e devono dare il loro contributo al rispetto di valori e principi ritenuti talmente importanti dai ticinesi da essere inseriti nella Costituzione. Tocca a loro, alle associazioni di categoria e agli Uffici turistici, in primis, informare la clientela araba (di cui solo una minima parte si copre il volto, come ha ammesso il presidente di Hotelleriesuisse Ticino, Lorenzo Pianezzi, in un’intervista pubblicata sul Giornale del Popolo del 23 luglio 2015) ) sulle motivazioni alla base di un simile divieto, che sono riassumibili nel detto “Paese che vai usanza che trovi”. E del resto non ci risulta che in Francia il divieto del burqa , che è in vigore già da quattro anni, abbia messo in crisi il turismo.

    Presto il divieto di dissimulare il volto sarà esteso a tutta la Svizzera

    Del resto entro un mesetto sarà lanciata un’iniziativa federale ( del cui comitato farà parte anche il sottoscritto e altri membri del comitato che aveva lanciato l’iniziativa in Ticino) per introdurre nella Costituzione federale un divieto di dissimulare il volto in pubblico, e tale iniziativa (il cui testo riprende alla lettera il testo ticinese) contempla già le eccezioni, fra le quali non è prevista alcuna eccezione per le turiste. In base a un sondaggio effettuato alla fine dello scorso anno dal SonntagsBlick (vedi articoli allegati del 22.12.14) , un simile divieto verrebbe accolto in tutte le regioni della Svizzera dal 62% degli interpellati (60% in Romandia). In Ticino l’iniziativa era stata accolta dal 65,4% dei votanti.

    Già prevista una legge di applicazione specifica e più dettagliata

    A seguito della presentazione del suddetto Rapporto il Consigliere di Stato Gobbi organizzò un annetto fa un incontro con alcuni membri del comitato dell’iniziativa, assicurando che dopo l’inserimento nella Legge sull’ordine pubblico di un breve capitoletto concernente il divieto di dissimulare il volto ( primo passo necessario per rendere operativo tale divieto) , era sua intenzione presentare anche una legge di applicazione specifica e più dettagliata (sul modello francese) concernente unicamente il divieto di dissimulare il volto in pubblico : un divieto, va ricordato, elevato a rango costituzionale dal Popolo e meritevole dunque di una legge di applicazione specifica, anche perché esso è giustificato non solo da motivi di sicurezza ma pure e direi soprattutto dalla difesa di certi principi e valori della nostra società.

    Conclusione

    Per i motivi sopra indicati mi auguro dunque che la Commissione della legislazione approvi al più presto la revisione della legge sull’ordine pubblico in modo che la nuova norma votata dal popolo già due anni fa – meglio nota come “divieto antiburqa” – possa finalmente entrare in vigore dopo aver già superato tutti gli ostacoli possibili e immaginabili ( votazione popolare, controprogetto del Gran Consiglio, sentenza della CEDU, Garanzia federale rilasciata a maggioranza dal Parlamento federale).

    Tanto più che la norma attualmente all’esame della Commissione è praticamente identica a quella già ampiamente discussa e approvata un paio d’anni fa dal Gran Consiglio quale controprogetto all’iniziativa popolare (controprogetto che fra l’altro pur avendo ricevuto meno voti rispetto all’iniziativa fu comunque approvato in prima battuta dal popolo) , per cui non si capiscono bene i motivi di tante reticenze da parte di alcuni membri della Commissione che – come si è appreso dalla stampa – danno l’impressione di voler semplicemente sollevar cavilli per ritardare l’entrata in vigore di un divieto che non hanno ancora digerito, o magari per “annacquarlo”….

    Va bene che i tempi della democrazia sono lunghi, ma il troppo storpia. Sarebbe il colmo se in Ticino, che in questo caso ha fatto scuola e ha fatto da apripista a livello nazionale (l’iniziativa popolare venne lanciata nel 2011…) , si attendesse l’esito dell’iniziativa popolare che sta per essere lanciata a livello federale prima di decidersi a far entrare in vigore il divieto !

    Ci sarà semmai tempo successivamente, al momento di redigere la legge d’applicazione “ad hoc” e più dettagliata, per fare con più calma gli approfondimenti che la Commissione riterrà di dover fare.

    Cordiali saluti. Giorgio Ghiringhelli

    (*) Siccome non dispongo dell’indirizzo email dei due relatori Jacques Ducry e Ferrara Micocci Natalia, invito il presidente della Commissione a far loro pervenire p.f. questo messaggio.

    P.S. Per una questione di trasparenza e di chiarezza verso l’opinione pubblica questo messaggio è inviato in copia anche alla stampa

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