Di seguito, le trame di alcuni dei film da me visti, nella 32a edizione del concorso “Castellinaria – Festival di Cinema Giovane” di Bellinzona.
A fine articolo, il link video con la cerimonia di assegnazione dei Palmares e la lista dei premi consegnati l’ultima sera della competizione.
“Fight Girl”, regia di Johan Timmers; NL/B 2018.
Bo è una adolescente che fa fatica a dominare la rabbia causata dal divorzio in corso di due genitori immaturi e in guerra tra loro. Anche il fratello subisce questa situazione; ma mentre Bo reagisce con un carattere litigioso e a tratti violento, lui sprofonda ogni giorno di più nell’autocommiserazione. Bo tende a farsi carico anche dei suoi problemi, difendendolo con forza dai compagni bulli.
Quando la situazione starà per andare completamente fuori controllo, le verrà consigliato di incanalare la propria ira e il proprio bisogno di colpire nella kick boxing.
“I Segreti del mestiere”, regia di Andreas Maciocci; Svizzera 2019.
Samuel è un quindicenne che abita con il padre in una frazione di Chiasso, Canton Ticino. È un giovane chiuso, senza amici, che concentra tutte le proprie energie nel disegnare personaggi di fumetti inventati da lui. Ma Samuel ha un grande dolore: aver perso completamente le tracce di sua madre, che il padre gli fa credere essersi stabilita da anni in Thailandia.
Arriva l’estate e con il caldo e la chiusura delle scuole, Samuel ha sempre più tempo per pensarci. Di notte lo tormentano anche degli incubi, che non sa se siano dei ricordi.
Grazie all’appoggio di un adulto amico di famiglia, ex investigatore privato, potrà iniziare finalmente un avventuroso percorso investigativo per far emergere la verità.
“My Name is Sara”, regia di Steven Oritt; USA, 2019.
Il film racconta la vera storia una ragazzina di tredici anni, nata in Polonia e la cui famiglia è vittima della persecuzione nazista nel 1942. Rimasta sola, è costretta da una faticosa fuga verso l’Ucraina, dopo aver assunto l’identità di una sua amica cristiana deceduta, Sara appunto.
Approdata in un piccolo villaggio sotto falsa identità, un’umile famiglia contadina di prenderà cura di lei e sarà la sua salvezza.
Tuttavia, nel corso della storia, molte rivelazioni metteranno a dura prova il suo segreto.
“God exists. Her Name is Petrunya”, regia di Teona Strugar Mitevska; MK 2019.
Petrunya è una donna di grande cultura ma nonostante i suoi titoli di studio, in Macedonia non trova lavoro.
Un giorno osserva casualmente un’insolita celebrazione religiosa ortodossa, che consiste nel gettare una croce in un fiume.
Il rito prevede che gli uomini della cittadina di tuffino per recuperarla.
Petrunya intuisce che nessuno dei nuotatori riuscirà nell’impresa; così si tuffa a sua volta e vince la “gara”, recuperandola per prima. Ciò le costa persino le botte e le minacce dei compaesani, per costringerla a cedere il crocifisso (non è prevista la partecipazione femminile all’inusuale competizione), ma la donna è tosta e non molla… Alla fine della disputa, Petrunya riceverà un particolare riconoscimento che cambierà la sua condizione.
“Who’s Romeo?”, regia di Giovanni Covini; Italia, 2018.
Si tratta di un documentario che segue l’approfondimento dell’omonimo testo di Shakespeare, da parte di un gruppo di giovani milanesi. Questi giovani abitano in un quartiere a maggioranza musulmana, ma dove tuttavia abitano anche numerosi cristiani. Non tutti sono ferventi credenti, molti di loro infatti, vivono l’esistenza con un approccio totalmente laico, a prescindere dalla religione di appartenenza. Alcuni inoltre, sono già nati da matrimoni misti, nei quali entrambe le religioni sono state accantonate.
Durante lo studio di “Romeo & Giulietta”, vengono dipanate diverse tematiche: la possibilità dell’amore tra persone di religione diversa, la parità effettiva tra donne e uomini, quale religione impartire ai figli in caso di matrimonio misto, ecc.
Molto interessante per la conferma che ci offre, del fatto che per i giovani di qualunque credo, contano solo l’amicizia e l’amore.
“VS – Versus”, regia di Ed Lilly; GB 2018. Adam e’ figlio di una ragazza madre che aveva la sua età attuale, quando l’ha messo al mondo e che, rimasta sola, non si è sentita di crescerlo. Così, il ragazzo, ormai quasi al termine dell’adolescenza, è cresciuto sballottato tra una famiglia affidataria e l’altra, nutrendo dentro se’ un enorme rancore, verso tutto l’organico composto da assistenti sociali e da queste famiglie.
Non da ultimo, non perdona la madre che peraltro, non fa mistero del non essere stata costretta ad abbandonarlo e che ammette con lui la propria inadeguatezza.
Adam è alle soglie dello sfociare nella delinquenza, quando incontra una ragazza che lo introduce all’ambiente dei rapper.
Qui il confronto tra giovani e fazioni è fatto di parole e di creazioni in rima, con le quali esprimere rabbia e disagio.
Al contrario di quel che si creda, è un mondo con proprie regole, fatte di rispetto e di limiti precisi da non oltrepassare, nelle sfide con gli avversari.
Un sera, questi limiti saranno infranti.
Una guerra ben oltre le parole è dietro l’angolo.
“The Perfect candidate”, regia di Haifaa Al Mansour; SAU/D, 2019.
Maryam è una giovane dottoressa araba, che svolge il proprio lavoro in Pronto Soccorso con passione e responsabilità.
Un giorno, conscia di alcune problematiche urbane, come lo stato delle strade cittadine, decide di candidarsi alle elezioni comunali per risolvere problemi logistici, che secondo lei, interferiscono con il suo lavoro e mettono a repentaglio la vita dei pazienti in urgenza.
Con un’amica inizia a pianificare cene e meeting, per farsi conoscere dalle concittadine.
L’eco della sua candidatura raggiungerà la locale televisione. Inizialmente, Maryam sembrerà essere accolta con rispetto e imparzialità; ma ben presto, inizieranno sgambetti e illazioni riguardo l’accettazione della sua candidatura da parte dei cittadini e persino delle cittadine…
“Yomedine”, regia di A.B. Shawky; EG, 2018. Il protagonista, ormai adulto, è riuscito a guarire completamente dalla lebbra, ma per sua scelta, ha fatto del lebbrosario dove fu assistito da piccolo, una casa.
Dopo la morte della madre, decide di partire alla ricerca del padre, del quale non ha più notizie da anni.
Così Beshay parte per il suo viaggio della speranza, a bordo di una scalcinata carrozza di fortuna, condotta da un asinello.
Suo compagno d’avventura, un orfanello del quale si prende cura da tempo e nel quale si riconosce.
In un viaggio per le strade d’Egitto, i due affronteranno un viaggio che diventerà insieme conoscenza della propria società e professione di fede e speranza.
“Sorry We Missed You”, regia di Ken Loach; GB/F/B, 2019.
Il film racconta le vicissitudini di un nucleo famigliare composto da genitori e due figli a cavallo tra l’infanzia e l’adolescenza.
Mentre la moglie si sposta tutto il giorno per tutta la città, per raggiungere i pazienti da curare a domicilio; il marito ha perso un lavoro che sembrava ormai sicuro da anni e che è costata la perdita del mutuo della casa. Un giorno, gli viene proposto un lavoro come trasportatore di pacchi postali iscritti, ossia quei pacchi tracciabili dalla spedizione del mittente sino alla consegna al destinatario.
Questo incarico però, non prevede un compenso fisso ma a provvigione; per cui, più pacchi riesce a consegnare nei tempi previsti, più il guadagno cresce.
In questo modo, l’uomo pensa di recuperare un mutuo per una casa entro due anni.
Il nuovo tran tran ha inizio, rivelandosi subito ingranaggio di sfruttamento disumano, con turni da 12 ore quotidiane, sempre nel traffico, privi di pause e persino della possibilità di espletare i bisogni fisiologici; spesso senza nemmeno il diritto al riposo settimanale.
Il capo del team si comporta alla stregua di un padrone con degli schiavi.
La moglie dal canto suo, da quando ha rinunciato alla macchina propria per finanziare il nuovo furgone del coniuge, non se la passa meglio: in bus, lotta tutto il giorno per raggiungere in orario ogni paziente.
La sera resta solo da crollare esausti, senza più il tempo di parlare un po’ con un figlio, il maggiore, ormai ribelle e fuori controllo, che sta sviluppando non pochi problemi scolastici e non.
La storia raggiungerà un culmine oltre il quale sarà necessario stabilire cosa sia più importante.
Come sempre, Ken Loach si fa portavoce delle schiere più umili della società, che riesce a rappresentare con incredibile precisione e acutezza…
“Systemsprenger”, regia di Nora Fingscheidt; D, 2019.
Benni è una bambina di nove anni, allontanata dalla madre, a causa della sua aggressività violenta in seguito agli abusi subiti da uno dei suoi tanti compagni.
La madre ha altri due bambini più piccoli e teme per loro, oltre che per se stessa.
Gli scatti di ira di Benni sono infatti incontrollabili è altamente terrorizzanti.
Così, la bambina passa da mesi da una casa accoglienza ad un’altra.
La storia è molto disperata, perché a nulla servono valere i tentativi di una sincera e affettuosa assistente sociale, per sottrarre Benni dall’abisso di un futuro in un istituto psichiatrico.
La bimba è infatti dotata di grande capacità affettiva, interrotta continuamente da una rabbia devastante, soprattutto quando i suoi tentativi di riavvicinarsi alla madre vengono respinti: tornare con la madre è tutto ciò che ella desidera.
In seguito ad un trauma, è inoltre molto rischioso toccarla inavvertitamente al volto: ciò potrebbe innescare un attacco di folle violenza davvero pericolosa.
Quando ormai ogni speranza sembra spenta, un giovane educatore tenta di applicare con lei un innovativo sistema di recupero inventato da lui.
La situazione però sembra vacillare ancora una volta, tra un affezionamento e un labile miglioramento, che sfocia ancora una volta nella completa sfiducia verso tutti di Benni…
“Woman”, regia di Anastasia Mikova & Yann Arthus-Bertrand; France, 2019.
Si tratta di un documentario nato da incontri con circa duemila donne di cinquanta nazioni diverse che, davanti alla telecamera, hanno parlato a ruota libera di ogni aspetto dell’essere donna.
Dalla gravidanza e maternità, alla parità lavorativa, l’indipendenza a volte preclusa, la sessualità, il primo ciclo mestruale, la violenza tra le pareti domestiche, ecc.
Tra loro, l’italiana Vladimir Luxuria racconta il suo essere interiormente donna anche se nata uomo….
A fine articolo, la lista dei Palmares 2019.
In questo link video, è possibile rivedere la cerimonia di premiazione:
I giovani hanno fatto sentire la loro voce. Ha vinto la lotta per l’integrazione; e la lotta contro il razzismo e la discriminazione di qualunque genere. “My Name is Sarah”, ha vinto ben tre premi, scalando la vetta fino al Castello d’Oro 2019. Film storia vera, che narra di Shoa e della “vendetta” di sopravvivere contro ogni abominevole buio dell’Umanità. Non da ultimo, ha vinto soprattutto l’impegno a tramandare la Memoria di tutto ciò.
Gepostet von Interviste by Monnalisa am Samstag, 23. November 2019
Monica Mazzei
Addetta stampa culturale
ETiCinforma
monica.mazzei.eventi@gmail.com
Palmarès 32° Castellinaria
CONCORSO 6-15
CASTELLO D’ORO
MY NAME IS SARA di Steven Oritt (USA, 2019)
offerto da laRegione
CASTELLO D’ARGENTO
FIGHT GIRL di Johan Timmers (Olanda/ Belgio, 2018)
offerto da laRegione
CASTELLO DI BRONZO
BINTI di Frederike Migom (Belgio/ Olanda, 2018)
offerto da laRegione
PREMIO ASPI
MY NAME IS SARA di Steven Oritt (USA, 2019)
offerto dalla Fondazione della Svizzera Italiana per l’Aiuto, il Sostegno e la Protezione dell’Infanzia
PREMIO UNICEF
BINTI di Frederike Migom (Belgio/ Olanda, 2018)
offerto da UNICEF Svizzera
I film vincitori del Castello d’oro, d’argento e di bronzo della 32. edizione di Castellinaria, verranno presentati nell’ambito di Locarno Kids durante la 73. edizione del Locarno Film Festiva che si terrà dal 5 al 15 agosto 2020.
GIURIA FUORI LE MURA
MY NAME IS SARA di Steven Oritt (USA, 2019)
CONCORSO 16-20
PREMIO TRE CASTELLI
YOMEDDINE di A.B. Shawky (Egitto, 2018)
offerto da Dipartimento delle Attività Giovanili Città di Bellinzona
AMBIENTE E SALUTE: QUALITÀ DI VITA
BABYTEETH di Shannon Murphy (Australia, 2019)
offerto dal Dipartimento del Territorio del Cantone Ticino
UTOPIA
GOD EXISTS. HER NAME IS PETRUNYA di Teona Strugar Mitevska (Macedonia, 2019)
offerto dalla Fondazione Monte Verità
ALTRI PREMI
PREMIO DEL PUBBLICO
I RAGAZZI DELLO SCIOPERO di Misha Györik (Svizzera 2019)
attribuito da pubblico della sera














