ASP (associazione per il servizio pubblico); Quale futuro per l’energia elettrica in Ticino
Graziano Pestoni
Non è la prima volta che l’Asp si occupa di energia elettrica. Oltre alle numerose
prese di posizioni puntuali, ha pubblicato diversi opuscoli: nel 2001, contro la
privatizzazione di AET; nel 2002 contro la legge federale sul mercato dell’energia
elettrica, respinta in votazione popolare; nel 2003 con il quale proponeva l’istituzione
di un ente pubblico cantonale per la distribuzione dell’energia elettrica.
Dagli anni 2000, infatti, sotto la spinta della politica neoliberale dell’Unione europea,
che voleva privatizzare più o meno tutto, le Autorità federali e cantonali del nostro
Paese hanno deciso di liberalizzare il mercato dell’energia elettrica. Ci furono anche
molti tentativi di privatizzare le aziende di distribuzione, alcune respinte (Bellinzona,
Mendrisio), alcune realizzate (Lugano, Chiasso).
Ricordo che prima degli anni 2000, la produzione e la distribuzione elettrica erano di
regola garantite da aziende pubbliche, che detenevano il monopolio.
Questo sistema permetteva di disporre di energia a prezzi ragionevoli ed era al riparo
dalle speculazioni.
Poi, prevalse la politica neoliberale. Da due decenni la distribuzione ai cittadini
dell’energia elettrica sfugge ai principi del servizio pubblico, spesso anche
quando la stessa è effettuata da aziende pubbliche. Tutto funziona secondo le
logiche del mercato, sovente speculativo, alla ricerca del profitto.
AET rimase pubblica, ma la sua politica fu altalenante. Il GC nel 2016 soppresse
perfino al commissione di vigilanza istituita pochi anni prima (2007) per porre fine
alle attività speculative.
Nel 2010 ci fu invece una decisione positiva, storica. Il GC all’unanimità decise che i
grandi impianti (OFIMA, OFIBLE) alla scadenza delle concessioni dovranno essere
ceduti al cantone e gestiti da AET. Per la prima volta nella storia, il Cantone potrà
beneficiare totalmente delle ricchezze idriche.
Il panorama globale rimane però preoccupante. Ad esempio, nel recente progetto di
accordo con l’Unione europea si ribadisce l’intenzione di una liberalizzazione totale
del mercato dell’energia elettrica anche per gli utenti finali. Per obbligare le aziende a
rivolgersi al mercato si prevede perfino il divieto di stipulare contratti d’acquisto e di
vendita a lungo termine. Dal profilo del servizio pubblico si tratta di norme assurde.
Nella nostra pubblicazione analizziamo quindi la liberalizzazione dell’energia
elettrica in Europa e le sue conseguenze negative, nonché l’attività delle aziende
ticinesi di distribuzione. Nella conclusione formuliamo alcune proposte per sottrarre
il settore idroelettrico dalle logiche del mercato.

















