Una realtà che nessuno può negare
Le statistiche cantonali confermano ciò che è ampiamente documentato anche a livello nazionale e internazionale.
La violenza domestica esiste
Colpisce prevalentemente le donne
Nella maggior parte dei casi gli autori sono uomini
Sono dati che nessuno dovrebbe mettere in discussione e che richiedono risposte chiare, tempestive ed efficaci da parte delle istituzioni.
AGNA non ha mai negato questa realtà.
Ogni forma di violenza fisica, psicologica, sessuale o economica deve essere contrastata con determinazione.
La protezione delle vittime rappresenta una priorità assoluta e su questo non possono esistere ambiguità.
Ma la violenza non ha un solo volto
Lo stesso rapporto mostra però anche una realtà più articolata.
Le donne risultano più frequentemente vittime di violenza all’interno della coppia o della famiglia.
Gli uomini, invece, subiscono più spesso episodi di violenza nello spazio pubblico.
Questa differenza dimostra che la violenza assume forme diverse e richiede strumenti di lettura altrettanto differenziati. Ridurre tutto alla sola contrapposizione tra uomo autore e donna vittima rischia di semplificare eccessivamente un fenomeno molto più complesso.
Soprattutto quando sono coinvolti dei bambini.
I grandi assenti delle statistiche
Proprio leggendo il rapporto emerge una domanda.
Che cosa sappiamo dei minori coinvolti nelle separazioni altamente conflittuali?
Le statistiche misurano correttamente:
le denunce;
i reati;
gli autori;
le vittime;
gli interventi di protezione.
Ma non esistono indicatori che ci dicano, ad esempio:
quanti bambini interrompono progressivamente i rapporti con uno dei genitori;
quanti vivono per anni all’interno di conflitti di lealtà;
quanti vengono coinvolti nelle controversie tra gli adulti;
quanti perdono definitivamente una relazione significativa con il padre o con la madre.
Eppure queste situazioni esistono, sono conosciute dagli operatori, sono descritte dalla letteratura scientifica internazionale e possono produrre conseguenze profonde sullo sviluppo emotivo, relazionale e identitario dei bambini.
Non misurarle significa renderle invisibili.
La violenza psicologica riguarda anche i figli
Quando si parla di violenza, il pensiero corre immediatamente alle aggressioni fisiche è naturale, sono le forme più evidenti e più drammatiche, ma la violenza psicologica può assumere modalità molto meno visibili. Un bambino che cresce sentendosi costretto a scegliere tra il padre e la madre, un figlio che viene coinvolto nelle ostilità degli adulti, un minore che perde progressivamente il rapporto con uno dei propri genitori senza che vi siano reali motivi di protezione sono situazioni diverse tra loro.
Non possono essere confuse ma hanno tutte un elemento in comune, mettono il bambino al centro del conflitto degli adulti. Ed è proprio questo che ogni sistema di protezione dovrebbe evitare.
Distinguere per proteggere meglio
Una delle maggiori difficoltà che oggi incontrano i professionisti consiste proprio nella capacità di distinguere situazioni profondamente diverse.
Esistono casi nei quali la limitazione dei contatti con un genitore è indispensabile per garantire la sicurezza del minore ed esistono casi nei quali, invece, il bambino avrebbe bisogno di essere aiutato a mantenere una relazione positiva con entrambi i genitori.
Confondere queste due realtà produce effetti molto dannosi. Nel primo caso si rischia di sottovalutare situazioni realmente pericolose.Nel secondo si rischia di interrompere inutilmente legami affettivi fondamentali per la crescita del bambino.
Proteggere significa prima di tutto saper distinguere.
La separazione non è sinonimo di violenza
Negli ultimi anni il dibattito pubblico tende talvolta a sovrapporre automaticamente conflittualità familiare e violenza domestica. Le statistiche cantonali, tuttavia, non autorizzano una simile conclusione.
La violenza domestica rappresenta una realtà specifica, che richiede strumenti specifici.
Non ogni separazione conflittuale è caratterizzata da violenza.
Non ogni disaccordo educativo rappresenta una situazione di maltrattamento.
Non ogni richiesta di mantenere una relazione equilibrata con entrambi i genitori costituisce un rischio per il minore.
Generalizzare significa correre il rischio di perdere la capacità di leggere correttamente ogni singola situazione. Ed è proprio il bambino a pagarne le conseguenze.
La corresponsabilità genitoriale è anche una forma di prevenzione
Quando non vi sono situazioni di violenza o di grave pregiudizio per il minore, la collaborazione tra i genitori rappresenta uno dei principali fattori di protezione. Un bambino che può continuare a mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori sviluppa maggiori risorse emotive, beneficia della presenza educativa di entrambe le figure di riferimento e affronta con maggiore serenità la riorganizzazione della vita familiare.
Per questo motivo AGNA continua a promuovere la corresponsabilità genitoriale come valore educativo prima ancora che giuridico.
La collaborazione tra madre e padre non protegge soltanto gli adulti, protegge soprattutto i figli.
Dalle contrapposizioni alla collaborazione
Da oltre due anni AGNA mette a disposizione delle famiglie un servizio di separazione collaborativa, nato dall’esperienza concreta maturata nell’accompagnamento di genitori che desiderano costruire accordi orientati al benessere dei figli.
L’obiettivo non è negare il conflitto. È imparare a gestirlo senza trasformare i bambini nel terreno di scontro tra gli adulti. Quando le condizioni lo consentono, aiutare i genitori a dialogare significa ridurre il rischio che il conflitto si trasformi in una forma di sofferenza cronica per i figli.
Naturalmente non tutte le situazioni sono conciliabili.
Quando è presente una reale violenza, la protezione della vittima e del minore resta prioritaria, ma proprio per questo diventa ancora più importante distinguere con precisione le situazioni che richiedono interventi di protezione da quelle nelle quali è invece possibile ricostruire una collaborazione responsabile.
Guardare oltre le statistiche
Le Cifre della parità rappresentano uno strumento prezioso, ma ogni statistica misura soltanto ciò che viene osservato. Oggi conosciamo con precisione il numero delle denunce, degli autori e delle vittime della violenza domestica.
Sappiamo invece ancora molto poco sugli effetti che le separazioni altamente conflittuali producono nel tempo sulle relazioni tra figli e genitori. È un vuoto conoscitivo che merita di essere colmato.
Perché ciò che non viene misurato rischia di non essere considerato, e ciò che non viene considerato difficilmente diventa oggetto di politiche pubbliche.
Una tutela davvero completa dei minori
La protezione dell’infanzia non consiste soltanto nell’allontanare un bambino dalla violenza fisica.
Significa anche preservare, ogni volta che ciò è possibile e sicuro, il suo diritto a crescere con il contributo affettivo, educativo e relazionale di entrambi i genitori.
La vera sfida non è scegliere tra protezione e corresponsabilità.
La vera sfida è costruire un sistema capace di garantire entrambe.
Per questo AGNA continuerà a sostenere una cultura della distinzione, della competenza e della collaborazione. Perché solo riconoscendo tutte le forme di sofferenza che possono colpire un bambino sarà possibile costruire interventi realmente efficaci.
Proteggere un minore significa certamente difenderlo dalla violenza, ma significa anche impedire che perda inutilmente uno dei suoi riferimenti affettivi.
Solo uno sguardo capace di vedere entrambe queste realtà può dirsi davvero orientato al superiore interesse del bambino.
Pietro Vanetti – AGNA
info@agna.ch | www.agna.ch
















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