Circa 300 persone hanno preso parte oggi a Faido alla giornata ufficiale della
20esima Festa Cantonale Ticinese di Tiro.
La giornata si è aperta con una sfilata attraverso le vie del paese. Vi hanno preso parte i rappresentanti delle società di tiro che hanno co-organizzato l’evento (Airolo, Faido, Chironico, Bodio, Ponto Valentino, Biasca e Iragna) o che vi partecipano, così come delle Federazioni svizzera e ticinese; le autorità; le milizie storiche bleniesi e i gruppi in costume di Chironico e Giornico; e molti altri. Dopo il passaggio della bandiera fra Athos Solcà, Presidente del 19esimo Tiro cantonale, che si svolse nel Mendrisiotto nel 2016, e Maurizio Gianella, Presidente del comitato d’organizzazione del 20esimo, quest’ultimo ha aperto i discorsi ufficiali.
Gianella ha sottolineato il successo ottenuto fin qui dal Tiro, facendo riferimento al numero di partecipanti (oltre 6000 tiratori e tiratrici iscritti da tutta la Svizzera) ma pure allo spirito sportivo e d’amicizia che ha contraddistinto la prima metà della manifestazione, che è iniziata il 4 luglio e terminerà il 20 luglio.
Gianella ha colto l’occasione per condividere alcune considerazioni sul ruolo del tiro nella difesa nazionale. “Negli ultimi decenni si constata in molte parti del Paese un disamore per l’attività del tiro sportivo”, ha affermato. “In una democrazia, in un periodo di stabilità continentale che è durato molti decenni, è comprensibile che molti abbiano integrato l’idea che la pace conquistata dopo la seconda guerra
mondiale sia ormai una certezza. Ma negli ultimi anni abbiamo visto che non è così.
Viviamo un contesto di tensioni crescenti sul continente europeo. E ci stiamo rendendo conto che siamo diventati un paese poco pronto a difendersi.”
“Da tiratore di lungo corso”, ha aggiunto Gianella, “non posso non pensare che il tessuto di tiratori e di strutture di formazione e allenamento al tiro, che nel nostro paese – forse unico caso al mondo – è esteso a livello nazionale, dovrebbe costituire un elemento centrale di questa riflessione. Le società di tiro non sono soltanto un luogo dove imparare a sollevare la pistola e colpire un bersaglio. Sono luoghi che coltivano lo spirito d’appartenenza alla comunità, che contribuiscono a nutrire la volontà di difesa comune e di difesa del paese, di coesione nazionale e di difesa dei valori nazionali. E’ anche in questo senso che penso sia molto importante che le nostre autorità riflettano sul sostegno alle società di tiro e alle loro
infrastrutture, in modo da poterne garantire la continuità.”
Gli ha immediatamente fatto eco il Presidente del Consiglio di Stato, che ha sottolineato l’importanza del mantenimento e sviluppo di infrastrutture pubbliche nelle zone periferiche, e la volontà del Cantone di sostenere in questo senso i Comuni e le comunità di valle.
Il tiro, ha continuato Gobbi, “non è solo sport: è anche e soprattutto tradizione, che affonda le sue radici nell’identità della Confederazione. E’ una disciplina, un senso del dovere, una responsabilità individuale e collettiva. E costituisce un legame profondo con la nostra storia: storia di un popolo libero che ha sempre difeso la propria autonomia con fermezza, coraggio e spirito di sacrificio. La Svizzera ha
scelto di essere forte nella sua neutralità, pronta a difendere se stessa non con l’aggressione ma con la preparazione, la vigilanza e la determinazione del suo popolo”.
Il sindaco di Faido, Corrado Nastasi, dopo aver ricordato che il tiro sportivo a Faido è una tradizione che dura da oltre un secolo e mezzo, ha affermato che “gli stand di tiro, in ogni dove nel nostro Cantone, hanno rappresentato nel tempo luoghi di incontro, crescita e memoria. Oggi siamo qui per raccogliere questa
eredità e rilanciarla con forza verso il futuro”. A questo proposito, ha ricordato il progetto di rinnovamento dello stand di tiro di Faido, da poco votato dal Consiglio comunale. “In un’epoca in cui tutto sembra scorrere veloce, preservare le tradizioni è un atto di resistenza culturale, un gesto di amore verso le nostre radici. Partecipare a questa festa significa accogliere tiratori esperti e giovani promesse, applaudire la loro abilità, ma anche il loro rispetto delle regole, la loro
concentrazione e la loro passione”.
Da parte loro, il Presidente della Federazione sportiva svizzera di tiro, Luca Filippini, e il Presidente della Federazione ticinese delle società di tiro, Doriano Junghi, hanno portato i saluti dei tiratori e delle società nazionali e cantonali. Filippini ha sottolineato la lunga storia del tiro sportivo in Svizzera: la Federazione che presiede ha festeggiato l’anno scorso i 200 anni. Junghi ha ricordato come questa 20esima Festa di tiro avrebbe dovuto tenersi l’anno scorso, ma il periodo pandemico “ha scombussolato la pianificazione di tutte le Feste cantonali e federali di questo decennio”. Entrambi hanno ringraziato il Comitato organizzatore, le centinaia di volontari, gli sponsor e naturalmente i tiratori e le tiratrici – soprattutto i molti giovani che in queste settimane figurano fra chi spara ma anche fra chi conta i punti e fa funzionare gli stand di tiro.
Durante la manifestazione si son esibiti il coro DesDes, il coro SCAM e il gruppo di corni delle alpi “Corni dal Generus”. Nel pomeriggio, con grande partecipazione di pubblico, vi sono state dimostrazioni da parte dell’Associazione ticinese di lotta svizzera e un’animazione da parte del gruppo storico La Spada nella Rocca.
La Festa di Tiro continua, con tiratori e tiratrici che si cimenteranno con i bersagli domani, domenica 13 luglio, e poi il 17-20 luglio.















