Il Comitato ticinese interpartitico dice che “200 franchi bastano”!
Sì all’iniziativa per riformare il servizio pubblico
Si è tenuta oggi la conferenza stampa del Comitato ticinese a sostegno dell’iniziativa popolare
federale «200 franchi bastano», che propone la riduzione del canone radiotelevisivo a 200 franchi
annui e l’abolizione dell’obbligo di pagamento per le aziende. L’iniziativa intende adeguare il
servizio pubblico a un panorama mediatico ed economico mutato profondamente nel tempo,
ristabilendo un uso responsabile delle risorse prelevate obbligatoriamente a cittadini e imprese.
Il Consigliere agli Stati Marco Chiesa ha aperto la conferenza stampa richiamando il contesto
successivo al rifiuto dell’Iniziativa popolare “No Billag” del 2018. «Quel voto ha confermato la volontà
del popolo svizzero di mantere un servizio pubblico radiotelevisivo, ma non ha mai rappresentato
un assegno in bianco alla SSR» ha sottolineato. «Dal 2018 a oggi il mondo dei media è cambiato
radicalmente, mentre la SSR ha continuato ad espandersi». L’iniziativa «200 franchi bastano» chiede
quindi di riportare il servizio pubblico all’essenziale: informazione di qualità, approfondimento e
cultura, garantiti da una base finanziaria che resterebbe comunque superiore agli 850 milioni di
franchi all’anno.
Dal canto suo il Consigliere agli Stati Fabio Regazzi ha posto l’accento sulle conseguenze dell’attuale
sistema di finanziamento per le imprese. Oggi aziende e collaboratori sono colpiti da una doppia
imposizione: il canone viene pagato privatamente e nuovamente dalle imprese, in base al fatturato,
indipendentemente dall’utile e dall’effettivo utilizzo dei contenuti SRG. «Un meccanismo che
penalizza in particolare le PMI, già confrontate con forti pressioni sui costi. L’abolizione del canone
per le aziende rappresenterebbe un alleggerimento concreto per il tessuto economico e un segnale di
coerenza verso chi crea valore e posti di lavoro».
Nel suo intervento, il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha evidenziato come il panorama dei
media sia stato profondamente segnato dalla diffusione di nuove piattaforme, nuovi canali e nuove
abitudini di consumo. «Una trasformazione di cui la SSR non ha ancora tratto tutte le necessarie
conseguenze, continuando a operare con strutture e logiche superate». L’iniziativa «200 franchi
bastano» rappresenta quindi uno stimolo indispensabile per modernizzare il servizio pubblico e
adeguarlo alla realtà attuale.
Il Consigliere comunale locarnese Marco Bosshard ha ribadito che 200 franchi rappresentano un
costo sostenibile per le famiglie. «Il canone svizzero rimane infatti nettamente più elevato rispetto
a quello di molti Paesi europei, senza che ciò sia giustificato né dalla qualità dei contenuti né
dall’efficienza della struttura». Con una gestione più oculata e la riduzione del superfluo, la SSR
potrebbe continuare a garantire un servizio pubblico di qualità in tutte le regioni linguistiche del
Paese.
Dal punto di vista economico è intervenuto il Vice coordinatore della Lega dei Ticinesi, Gianmaria
Frapolli, che ha ricordato come la SSR sia una grande azienda e, come tale, non possa sottrarsi alle
regole dell’economia reale. «Anche con un canone ridotto, le risorse a disposizione resterebbero
molto elevate. Una riorganizzazione mirata, supportata dalla tecnologia e da processi rivisti,
permetterebbe di eliminare inefficienze e duplicazioni, rafforzando il mandato informativo e il servizio
pubblico».
A chiudere la conferenza stampa è stato il Consigliere nazionale Piero Marchesi, che ha delineato la
visione del servizio pubblico di domani. «Il vero rischio non è il cambiamento, ma l’immobilismo. Oggi
informazione, approfondimento e cultura rappresentano in Ticino meno del 50% delle ore di
emissione, mentre una parte rilevante è dedicata a sport, intrattenimento, quiz televisivi e reality
show». Con 200 franchi, la SSR disporrebbe comunque di risorse sufficienti per concentrarsi sul
proprio mandato essenziale, rafforzare pluralismo e qualità dell’informazione e, infine, garantire la
presenza nelle varie aree linguistiche.
Il Comitato ticinese respinge definitivamente il catastrofismo degli oppositori e ribadisce che «200
franchi bastano» non è un attacco al servizio pubblico, ma una riforma necessaria per renderlo più
sobrio, più efficiente e più vicino sia ai cittadini che all’economia reale.














