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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Purtroppo il maltempo di questi giorni ha causato dei danni enormi in Mesolcina: a tutti gli abitanti di questa ragione vada la nostra massima solidarietà.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia con una notizia che riguarda il Principato di Monaco. Questo Paese la prossima settimana potrebbe essere introdotto nella lista grigia dei paesi che non fanno a sufficienza per contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. La decisione potrebbe essere presa durante il prossimo incontro del Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI, Financial Action Task Force) che si terrà a Singapore il 27 e 28 giugno. Questa organizzazione intergovernativa è stata creata nel 1989 a Parigi durante l’incontro del G7, gruppo che riunisce i sette paesi più industrializzati del globo (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti). Lo scopo iniziale era quello di indagare e contrastare il riciclaggio di denaro; qualche anno dopo è stato aggiunto anche la sorveglianza in relazione al finanziamento del terrorismo. Il GAFI valuta se i paesi membri adottano le misure prescritte dalle sue raccomandazioni e quindi se attivamente contrastano questi due reati. Nel caso in cui si rilevassero delle inefficienze il paese può essere introdotto in due liste in funzione della gravità delle lacune: la black list (lista nera), ossia i paesi ad alto rischio, e la grey list (lista grigia), lista dei Paesi con “deficienze strategiche nei sistemi AML/CFT sottoposti ad intenso monitoraggio”. Nella lista nera troviamo per esempio la Repubblica della Corea e l’Iran, in quella grigia segnaliamo tra le tante la Bulgaria, la Croazia e la Nigeria.
Le implicazioni economiche di far parte di questo genere di “liste” possono essere molto grandi per un paese. Pensiamo ad esempio agli sforzi in tema di fiscalità che ha dovuto intraprendere la Svizzera per uscire dalla lista grigia dell’Organizzazione per lo Sviluppo e per la Cooperazione Economica (OCSE). A partire dal 2009, anno in cui era stata introdotta in questa classificazione, la Svizzera ha dovuto accettare di cooperare fortemente nello scambio automatico di informazioni tra paesi e ha dovuto rinunciare, almeno a livello internazionale, alla differenza tra il reato di frode e quello di evasione. Ricordiamo che di fatto il segreto bancario svizzero a livello internazionale è stato abolito nel 2017 proprio in seguito alle pressioni internazionali che vedevano nella Svizzera un paradiso fiscale per gli evasori degli altri paesi. Pressioni che poi hanno obbligato nel 2020 ad abolire i privilegi per le imprese a statuto speciale. Queste modifiche legislative sono state di fatto imposte alla Svizzera dalla pressione internazionale e in particolare dai paesi industrializzati che, a seguito della grande crisi finanziaria del 2008, hanno sempre più cercato di riportare in patria i proventi delle tassazioni delle ”loro” aziende. L’ultimo grande obbligo lo abbiamo assolto quest’anno quando abbiamo introdotto la tassazione minima al 15% delle imprese multinazionali. Sulla giustizia fiscale non abbiamo nulla da dire, siamo in realtà molto più critici quando ci viene imposta da nazioni che al loro interno permettono violazioni in ambito fiscale ben più gravi. E gli Stati Uniti non sono da meno, anzi.
E chiudiamo con il debito pubblico, tema che l’Unione Europea sembrava aver trascurato a causa dell’emergenza inflazione, ma a che ora torna ad essere di una certa rilevanza. Questa settimana abbiamo appreso che Bruxelles ha mandato un avvertimento formale per deficit eccessivo a sette paesi membri (Romania, Belgio, Francia, Italia, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia). Queste nazioni hanno nuovamente superato il limite “teorico” pattuito dagli accordi di Maastricht e fissato nella soglia del 3% nel rapporto tra deficit e prodotto interno lordo (PIL). Ricordiamo che l’altro parametro in relazione alle finanze pubbliche prescrive un rapporto massimo tra debito pubblico e PIL al 60%. Per quanto riguarda l’Italia, il rapporto debito/PIL si attesta al 137%, mentre i conti dovrebbero chiudere con un deficit al 4.4% rispetto al PIL. Le conseguenze di questa segnalazione sono che i paesi dovranno presentare dei piani di riforme strutturali che consentano di rientrare in una situazione in cui la gestione delle finanze pubbliche è sana, pena una multa. Siamo certi che nonostante la buona volontà dell’Italia, difficilmente potrà essere portata una soluzione ragionevole in tempi brevi a un problema oramai decennale. D’altra parte queste stesse regole sono oggetto di discussione da tempo anche all’interno dell’Unione Europea. E pure nel nostro piccolo segnaliamo che purtroppo anche i conti del Canton Ticino hanno chiuso l’anno scorso con un deficit importante, tanto da portare alla non approvazione dei conti del governo.
E chiudiamo con la notizia che “La Banca Nazionale abbassa i tassi di interesse, ma…”.Nel nostro articolo settimanale abbiamo fatto il punto della situazione economica della Svizzera partendo dalla notizia che ancora una volta la BNS, a sorpresa, ha abbassato i tassi di interesse di 0.25 punti percentuali. Pur comprendendo questa decisione, si mette in guardia dall’abbandono troppo rapido di una politica monetaria restrittiva.
Trovate qui gli articoli della settimana
La Banca Nazionale abbassa i tassi di interesse, ma…
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
La Banca centrale europea abbassa i tassi
Addio Credit Suisse
Il tempo libero costa tanto
Disoccupati? Sì, no, forse…
L’Unione Europea pensa mentre la Cina fa
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
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La Banca Nazionale abbassa i tassi di interesse, ma…
La Banca centrale europea abbassa i tassi
Addio Credit Suisse
Il tempo libero costa tanto
Disoccupati? Sì, no, forse…
L’Unione Europea pensa mentre la Cina fa
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















