Care amiche, cari amici, buona domenica!
L’autunno è arrivato, le giornate si accorciano e nelle nostre case si comincia a pensare al riscaldamento, alle spese dei prossimi mesi e, magari, a qualche progetto per le feste. Sono preoccupazioni normali, ma non per tutti hanno lo stesso peso. Per molte famiglie anche una spesa imprevista può diventare un problema difficile da affrontare. È proprio a queste famiglie, e al tema della povertà in Ticino, che voglio dedicare la newsletter di oggi.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia: parleremo di un unico tema, la povertà, prendendo spunto dalla conferenza organizzata giovedì 15 ottobre a Lugano da Soccorso d’inverno Ticino, alla quale ho partecipato con un intervento sulle condizioni economiche delle famiglie. Partiamo da un dato che dovrebbe farci riflettere: in Ticino il 16,5% della popolazione vive in povertà assoluta, contro l’8,4% della media svizzera, praticamente il doppio. Se consideriamo il rischio di povertà, la quota ticinese sale al 25,3%, contro il 16,4% nazionale. Le due misure, però, non indicano la stessa cosa. La povertà assoluta significa non avere risorse sufficienti per le spese essenziali e per partecipare dignitosamente alla vita sociale. Nel 2024 la soglia media svizzera era di 2’388 franchi mensili per una persona sola e 4’159 per due adulti con due bambini: importi per alloggio e spese quotidiane, calcolati dopo aver dedotto imposte e premi obbligatori della cassa malati. Il rischio di povertà è invece relativo: riguarda chi dispone di meno del 60% del reddito mediano. C’è poi la deprivazione materiale e sociale, fatta di rinunce concrete: una settimana di vacanza, la sostituzione di mobili usurati, le attività sociali o una fattura imprevista di 2’500 franchi. Infine, l’indicatore AROPE (At Risk of Poverty or Social Exclusion) considera chi si trova in almeno una di tre condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale e sociale oppure intensità lavorativa molto bassa nell’economia domestica. Ed è proprio nel confronto europeo basato su questo indicatore che il Ticino figura tra le regioni con le situazioni più difficili, ben lontano dall’immagine di benessere che associamo alla Svizzera.
La seconda riflessione riguarda una convinzione diffusa: che per non essere poveri basti lavorare. Purtroppo non è così: in Svizzera il 4,3% delle persone occupate vive in povertà assoluta, circa 175’000 persone, mentre in Ticino si arriva all’8,5%, pari a circa 12’400 lavoratori poveri. Ancora una volta, quasi il doppio. Avere un impiego non garantisce un reddito sufficiente per la famiglia: contano il salario, le ore retribuite, la continuità dell’occupazione e quante persone devono vivere con quelle entrate. In Ticino, inoltre, il reddito disponibile equivalente mediano, che considera composizione familiare e spese obbligatorie, è inferiore del 17,6% a quello nazionale. Pensiamo a una famiglia con due bambini piccoli: aumentano le spese e il tempo necessario per accudirli, proprio quando servirebbe guadagnare di più. Se la custodia costa molto, gli orari non coincidono con quelli di lavoro o manca l’aiuto dei nonni, uno dei genitori può dover ridurre la propria attività. Una separazione, una malattia o la perdita del lavoro possono poi far saltare un equilibrio già precario. Le famiglie monoparentali sono particolarmente esposte: in Svizzera il 14,1% dei bambini che vivono con un solo genitore si trova in una situazione di deprivazione infantile, contro il 3,4% di quelli che vivono con una coppia. Non significa che la monoparentalità provochi di per sé la povertà, ma che concentrare lavoro, cura dei figli e responsabilità economica su una sola persona rende più difficile far quadrare i conti. Il lavoro rimane uno strumento fondamentale contro la povertà, non una garanzia automatica.
La terza riflessione riguarda gli aiuti sociali. La Svizzera dispone di un sistema di protezione che riduce concretamente la povertà, ma l’esistenza di una prestazione non risolve ogni difficoltà. Uno studio dell’Ustat riferito al Ticino nel 2021 mostra che, secondo quella metodologia, il tasso di povertà era del 6%, ma sarebbe salito al 14,1% sottraendo dai redditi gli aiuti considerati. Avere diritto a un aiuto, tuttavia, non significa riceverlo: c’è chi non conosce le prestazioni, chi fatica con le procedure e chi rinuncia per timore delle conseguenze. E quando una persona aumenta il proprio reddito lavorando di più, quanto le rimane davvero? Se aumentano le imposte, diminuiscono gli aiuti e crescono i costi della custodia dei figli, il beneficio può essere molto inferiore all’aumento dello stipendio. Non basta quindi invitare a lavorare di più: bisogna renderlo possibile e conveniente. C’è infine il futuro dei figli: tra i giovani che a 15 anni vivevano in famiglie beneficiarie dell’assistenza sociale, il 24% non aveva conseguito un diploma del secondario II a 25 anni, contro l’8% degli altri giovani. Non significa che l’assistenza provochi difficoltà scolastiche, ma mostra quanto le condizioni di partenza possano pesare sulle opportunità. La povertà non riguarda soltanto il reddito, ma anche lavoro, servizi e formazione. Per questo il lavoro di realtà come Soccorso d’inverno Ticino è prezioso: dietro le statistiche ci sono famiglie che hanno bisogno di risposte immediate, mentre alle istituzioni spetta intervenire sulle cause della povertà, perché le difficoltà di oggi non diventino quelle della prossima generazione.
Alla povertà delle famiglie ticinesi e alle riflessioni emerse durante il convegno di Soccorso d’inverno Ticino abbiamo dedicato anche il nostro articolo settimanale, “Quando lavorare non basta: le famiglie invisibili del Ticino“.
Trovate qui gli articoli della settimana
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
- Finanze cantonali ticinesi: intervenire oggi per non soffrire doman
- Prezzo della benzina: davvero il mercato è intoccabile?
- Avete visto quanto è aumentato il prezzo della benzina
- Valore, lavoro e scelte – L’economia aiuta a crescere
- Investire nella formazione è sempre pagante
Notizie Flash di economia
Avete voglia di aggiornamenti settimanali brevi? Non avete voglia di leggermi? Nessun problema: potete guardarmi e ascoltarmi su Instagram (qui) e su TikTok (AmaliaMirante555, qui: https://vm.tiktok.com/
Ascoltami
Ma sapete che trovate “L’economia con Amalia” anche su Spotify? Cliccate qui! E se non avete accesso a questa piattaforma, nessun problema: potrete ascoltare la versione audio in fondo agli articoli scritti sul sito. Qui sotto gli ultimi.
- Quando lavorare non basta: le famiglie invisibili del Ticino
- Finanze cantonali ticinesi: intervenire oggi per non soffrire domani
- Prezzo della benzina: davvero il mercato è intoccabile?
- Avete visto quanto è aumentato il prezzo della benzina
- Valore, lavoro e scelte – L’economia aiuta a crescere
In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante

















