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Le ultime news di ETiCinforma.ch

  • Economia secondo Amalia Mirante: Sintesi della settimana ed evoluzione

    RBoss
    Giu 28, 2026
    #fattoreETC, amalia mirante, economia, eticinforma.ch, evoluzione futura, sintesi passata
    0

    Oggi il nostro primo pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e a tutte le persone colpite dal devastante terremoto in Venezuela. A loro va la nostra solidarietà.

    Sintesi della settimana ed evoluzione

    La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia

    comincia con il Presidente americano Donald Trump che ha minacciato di imporre un dazio del 100% su tutte le merci inviate negli Stati Uniti da qualunque Paese introduca una digital services tax che, a suo giudizio, colpirebbe ingiustamente le aziende tecnologiche americane. La digital tax è un’imposta applicata a determinati ricavi digitali, come la pubblicità online, l’intermediazione nei marketplace e servizi legati alla valorizzazione dei dati degli utenti. L’idea è che gruppi come Google, Meta, Amazon, Apple o Microsoft possono guadagnare molto in Europa senza avere qui la stessa presenza fisica di un’industria tradizionale, e quindi può diventare difficile tassare in modo adeguato gli utili generati grazie al mercato europeo. La Francia applica da anni una tassa del 3% su alcuni ricavi digitali delle grandi piattaforme. Misure simili esistono in Italia, Spagna e Regno Unito. La Svizzera, invece, non applica una propria digital services tax. La tesi americana è che queste imposte siano di fatto costruite per colpire i colossi Usa. La tesi europea è opposta: le regole si applicano a tutte le grandi aziende che superano determinate soglie di fatturato, indipendentemente dal passaporto. E il paradosso, come sempre nelle dispute tra grandi Stati, è un altro: il dazio minacciato da Trump colpirebbe ancora una volta le aziende esportatrici che nulla c’entrano con queste grandi questioni e soprattutto con questi guadagni miliardari internazionali.

    E un impatto internazionale potrebbe avercelo anche la decisione recente del governo Milei che ha assegnato per 25 anni a un consorzio belga-argentino la concessione della Vía Navegable Troncal, la principale rotta fluviale commerciale argentina. La cosiddetta idrovia Paraguay-Paraná collega le regioni interne di Brasile, Bolivia, Paraguay e Argentina ai porti affacciati sull’Atlantico. Il tratto argentino affidato in concessione è lungo circa 1’400 chilometri e porta le merci dai porti sul Paraná fino al Río de la Plata. Il consorzio si occuperà del dragaggio, cioè della rimozione di sabbia, fango e sedimenti che si accumulano sul fondale, della sostituzione dei segnali e delle boe, della manutenzione e della modernizzazione della rotta. Il progetto prevede anche di aumentare la profondità del canale da circa 34 a 40 piedi, cioè da poco più di 10 a circa 12 metri: questo consentirà il passaggio di navi più grandi e quindi di ridurre i costi logistici. In cambio, il consorzio riscuoterà i pedaggi delle navi. L’importanza economica è enorme. Da questa via passa circa l’80% delle esportazioni agricole e agroindustriali argentine: soprattutto soia, mais, grano, oli e derivati. Per l’Argentina non è quindi un semplice contratto di manutenzione. È una delle principali porte attraverso cui il Paese vende al mondo ciò che produce e incassa valuta estera. Il governo Milei sostiene che affidare la gestione a un operatore specializzato permetterà di aumentare efficienza e competitività. Ma restano dubbi legittimi. Quando da una via di transito dipende una parte così rilevante dell’economia nazionale, il tema non riguarda solo draghe e boe. Riguarda pedaggi, tempi di navigazione, costi per gli esportatori e il controllo di un’infrastruttura strategica. La vulnerabilità delle grandi vie di transito si vede ogni volta che un passaggio strategico come lo stretto di Hormuz viene minacciato o reso instabile: le conseguenze arrivano rapidamente nei prezzi dell’energia, nei trasporti, nelle fabbriche e infine nelle tasche delle famiglie. Il Paraná non è Hormuz, naturalmente. Ma il principio è lo stesso: le rotte attraverso cui passa la ricchezza di un Paese non sono solo infrastrutture, sono leve di potere economico.

    E quanto rapidamente il potere economico possa spostarsi da un Paese o da un’impresa a un altro lo mostra anche il caso Volkswagen. Volkswagen starebbe valutando una ristrutturazione enorme: secondo indiscrezioni, fino a 100’000 posti di lavoro in meno nel mondo e la possibile chiusura di quattro stabilimenti tedeschi. Il gruppo non ha confermato queste cifre, quindi per ora va usato il condizionale. Ma la ristrutturazione è già una realtà: Volkswagen punta a ridurre il personale in Germania e ha già concordato circa 50’000 riduzioni entro il 2030. La cosa particolare è che Volkswagen non è un’azienda che ha smesso di vendere auto: nel 2025 ha venduto circa 9 milioni di veicoli e ha realizzato ricavi per ca. 32 miliardi di euro (29,5 mia. CHF). Il problema sono i margini: l’utile operativo è sceso del 53%, da 19,1 a 8,9 miliardi (17,6 a 8,2 mia. CHF). In parole semplici, Volkswagen continua a vendere molto, ma guadagna troppo poco su ogni automobile. Le cause sono note. In Cina, che per anni è stata il grande mercato delle auto tedesche, Volkswagen deve ora affrontare concorrenti locali più rapidi e meno costosi, soprattutto nell’elettrico. In Europa la domanda resta debole, le fabbriche lavorano sotto capacità e la transizione verso batterie e software richiede investimenti enormi. A questo si aggiungono i dazi americani e l’incertezza commerciale. Il problema, quindi, non riguarda soltanto Volkswagen. Riguarda il vecchio modello industriale europeo: progettare in Germania, produrre con costi elevati ed esportare nel mondo. Quel modello non basta più. E quando le aziende cercano di recuperare competitività tagliando capacità e personale, il rischio è che non si perdano soltanto posti di lavoro, ma anche competenze, fornitori e pezzi interi della manifattura europea.

    Ma nelle fabbriche del futuro il problema non sarà soltanto difendere i posti che esistono oggi. Sarà decidere quali mansioni resteranno alle persone, quali passeranno alle macchine e come distribuire i guadagni di produttività. È il tema che affrontiamo nell’articolo di questa settimana: “In fabbrica entrano i robot umanoidi: le nuove sfide sindacali”, pubblicato da L’Osservatore, che ringraziamo.

    Trovate qui gli articoli della settimana

    In fabbrica entrano i robot umanoidi: le nuove sfide sindacali

    Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:

    Il franco si indebolisce: è una buona notizia? Dipende da dove guardiamo
    Elon Musk: il primo uomo da mille miliardi (ma non in contanti)
    Kevin Warsh, un “uomo di Wall Street” alla testa della Federal Reserve
    Oltre 14’000 disoccupati. I ticinesi vogliono lavorare
    Swatch, Audemars Piguet e l’economia della fila

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    In fabbrica entrano i robot umanoidi: le nuove sfide sindacali
    Il franco si indebolisce: è una buona notizia? Dipende da dove guardiamo
    Elon Musk: il primo uomo da mille miliardi (ma non in contanti)
    Kevin Warsh, un “uomo di Wall Street” alla testa della Federal Reserve
    Oltre 14’000 disoccupati. I ticinesi vogliono lavorare
    Swatch, Audemars Piguet e l’economia della fila

    In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!

    Un caro abbraccio,

    Amalia Mirante

Associazione ETC

Associazione ETC: un’associazione che è editrice del proprio giornale di informazione online www.eticinforma.ch (dallo storico www.ch-ti.ch – 11.04.2006) e pure del bimestrale cartaceo ETiCinforma Paper (numero zero apparso l’11 settembre 2016), che si occupa, tra le altre attività, anche di comunicazione, relazioni pubbliche, organizzazione come promozione di eventi. Una delle nostre specializzazioni è l’attività di ufficio stampa, di PR, di agenzia fotografica (anche per eventi come matrimoni, cerimonie, ecc.). Collaboriamo con molti media.

Promuoviamo molti progetti a valenza sociale e di solidarietà sul territorio a favore dei meno favoriti. EUREKA per il tuo benessere e RiGnam sensibilizzazione contro lo spreco alimentare.  Ogni due anni Incontro Gastronomico “Al nos mangee…” per valorizzare la Spampezia. IPSI è un progetto dopo Covid che tende a sostenere i piccoli commerci, artisti ed artigiani. Anche il Patrocinio in questioni dedicate ai consumatori a favore degli stessi e non solo è un tema di enorme interesse da parte di ETC. Per le vostre questioni e rivendicazioni, noi di ETC vi patrociniamo.

Prendiamo molto seriamente la tutela dei vostri dati personali e confidenziali, se richiesto ne tuteliamo la vostra privacy

 

Contatti

ROBERTO BOSIA
Presidente Associazione ETC e Direttore ETiCinforma.ch
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Cellulare: +41 79 484 98 51
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