I Mondiali sono cominciati, anche se per noi non proprio nel modo sperato. La Svizzera si è fermata sull’1–1 contro il Qatar: onore ai nostri avversari, che ci hanno ricordato subito una regola semplice del calcio e dell’economia. I pronostici contano, ma alla fine bisogna fare i conti con la realtà.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia oggi è un po’ speciale perché si dedica interamente ai Mondiali di calcio e al loro impatto sull’economia. Durante questi eventi aumentano le spese per i biglietti, gli alberghi, i ristoranti, i trasporti, i diritti televisivi, le sponsorizzazioni e il merchandising. A questi effetti diretti si aggiungono quelli indiretti: le aziende coinvolte acquistano più beni e servizi, assumono personale e generano nuovo reddito. Entra così in gioco il cosiddetto moltiplicatore: una parte del denaro guadagnato viene spesa di nuovo e produce altra attività economica. Secondo le stime europee, ogni euro speso nello sport può generare in media circa 1,70 euro. Ma bisogna fare attenzione. Non tutta la spesa è nuova. Una famiglia che compra una maglietta della sua squadra o guarda una partita in piazza potrebbe rinunciare ad altri consumi. In aggiunta, lo Stato sostiene costi per la sicurezza, le infrastrutture e l’organizzazione. Se poi gli impianti costruiti per l’evento restano poco utilizzati, il beneficio immediato può trasformarsi in un costo duraturo. Per questo distinguiamo tra crescita temporanea e crescita strutturale. Un grande evento può gonfiare il PIL per qualche mese senza rendere davvero più forte l’economia. La domanda corretta non è soltanto quanto denaro genera, ma quanto valore nuovo crea, chi lo riceve e quanto ne rimane nel Paese dopo il fischio finale.
Il fischio, ma iniziale, di questi mondiali che si giocano in Canada, Stati Uniti e Messico e che saranno i più grandi di sempre è arrivato. Per i territori ospitanti le aspettative economiche sono molto alte. Il governo canadese prevede che il torneo possa generare fino a 2 miliardi di dollari canadesi e sostenere oltre 24’000 posti di lavoro. Nell’area di New York e del New Jersey, dove si giocheranno otto partite compresa la finale, il comitato organizzatore stima invece un impatto complessivo di circa 3,3 miliardi di dollari, di cui 1,7 miliardi derivanti direttamente dalle spese dei visitatori, con oltre 26’000 posti di lavoro sostenuti e 432 milioni di entrate fiscali per gli enti locali. Sono previsioni e, come sempre, andranno confrontate con i risultati finali, ma una cosa è chiara: il vero affare non si limita ai biglietti. Secondo un’indagine della U.S. Travel Association, i visitatori internazionali diretti negli Stati Uniti per i Mondiali prevedono di spendere più di 5’000 dollari a testa, circa 1,7 volte quanto speso durante un normale viaggio internazionale nel Paese. Un visitatore su tre pensa di fermarsi per più di due settimane e oltre l’80% valuta di visitare anche località diverse dalle grandi città ospitanti. L’effetto economico dipenderà quindi dalla capacità di trasformare lo spettatore in turista e di distribuire le sue spese tra alberghi, ristoranti, trasporti, negozi e territori diversi.
E mentre Canada, Stati Uniti e Messico aspettano i turisti, una parte importante dell’economia dei Mondiali passa dalla Svizzera. La FIFA, che ha sede a Zurigo, prevede ricavi complessivi per 13 miliardi di dollari nel ciclo 2023–2026, il 72% in più rispetto al quadriennio precedente. A spingere i ricavi contribuisce anche l’allargamento del torneo: le squadre sono passate da 32 a 48 e le partite da 64 a 104. Più nazionali significano più incontri, più diritti televisivi da vendere, più biglietti, più sponsor e più occasioni commerciali. Per il solo 2026 sono preventivati quasi 9 miliardi di dollari di ricavi, provenienti soprattutto dai diritti televisivi, dalla vendita dei biglietti, dall’ospitalità e dalle sponsorizzazioni. Una parte dei ricavi viene redistribuita alle 48 federazioni partecipanti attraverso premi, contributi per la preparazione e aiuti legati alla partecipazione al torneo (si stima 871 milioni di dollari). Ma le particolarità statistiche non finiscono qui. Anche se le partite si giocano dall’altra parte dell’Atlantico, una parte del valore prodotto dalla FIFA viene registrata nel PIL della Svizzera, perché l’organizzazione ha qui la propria sede. Il PIL può quindi crescere nell’anno dei Mondiali senza che aumentino nella stessa misura la spesa delle famiglie, gli investimenti o i posti di lavoro svizzeri. Non si tratta di denaro fittizio: i ricavi sono reali. Ma è un effetto temporaneo, legato alla contabilità di un’organizzazione internazionale e non un segnale che tutta l’economia del Paese stia correndo più velocemente. Per questo le previsioni ufficiali distinguono tra PIL complessivo e PIL corretto per gli eventi sportivi. Ed è anche per questo che tra qualche mese potreste leggere che l’economia svizzera è cresciuta, senza avere l’impressione che nella vostra vita sia cambiato molto.
E sicuramente la vita è cambiata per Elon Musk. Dopo la quotazione in borsa di SpaceX, il suo patrimonio stimato ha superato i mille miliardi di dollari. Nel nostro articolo della settimana Elon Musk: il primo uomo da mille miliardi (ma non in contanti) spieghiamo che cosa significa davvero diventare il primo “trilionario” della storia. Musk non possiede naturalmente mille miliardi in contanti: gran parte della sua ricchezza è costituita da azioni e partecipazioni. Ma oltre alla concentrazione di ricchezza c’è sicuramente un potere economico senza precedenti.
Trovate qui gli articoli della settimana
Elon Musk: il primo uomo da mille miliardi (ma non in contanti)
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia nella prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















