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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Il mese di maggio è proprio quel momento dell’anno in cui fiorisce tutto: i boschi, i balconi, le grigliate improvvisate. E allora ecco il mio augurio di trascorrere una bella domenica serena in compagnia dei vostri cari.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia con uno sguardo internazionale. Il 2025 si sta rilevando meno prevedibile del previsto. Negli Stati Uniti, l’economia ha mostrato segnali di tenuta più solidi del previsto: a maggio, l’attività del settore privato è tornata in espansione e l’inflazione (fattore osservato con ansia da mesi) è stata più bassa del previsto. Il mercato del lavoro dà segni di rallentamento, ma una crisi sembra, fortunatamente, ben lontana. Nel frattempo, la Germania, da tempo considerata l’anello debole dell’eurozona, ha sorpreso con una crescita dello 0.4% del PIL nel primo trimestre, grazie soprattutto all’esportazione di automobili e farmaci, alla ripresa industriale e alla crescita dei consumi e degli investimenti, alimentati da un clima di fiducia in miglioramento. Anche l’indice Ifo (Information und Foschung), che misura la fiducia delle imprese tedesche, è in risalita da cinque mesi. Non è un boom, ma la locomotiva d’Europa sembra quantomeno ripartita. Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché sullo sfondo si riaccende una tensione commerciale preoccupante tra Stati Uniti e Unione Europea. Donald Trump ha annunciato nuovi dazi al 50% su una lunga lista di importazioni europee, con effetto dal 1° giugno. È una risposta diretta alla lentezza dei negoziati con Bruxelles e un ritorno a una logica di scontro. Per la Svizzera, paese che vive anche di stabilità e commercio internazionale, il messaggio è chiaro: restare vigili ed evitare di finire nel mirino. E intanto, vista l’irascibilità crescente di Trump, anche se stasera la finale di hockey tra Svizzera e USA non la portassimo a cara, non sarebbe forse così un dramma… (naturalmente, tutti noi tifiamo Svizzera!)
E rimaniamo in Svizzera. Il Sorvegliante dei prezzi della Confederazione (mister Prezzi) ha imposto a Booking.com di ridurre del 25% le commissioni applicate agli hotel svizzeri. Una decisione storica: le tariffe sono state giudicate abusive ed eccessive, non giustificate da una concorrenza effettiva e sproporzionate rispetto ai servizi offerti. La misura ha due scopi: alleggerire i costi per le strutture ricettive e favorire una maggiore competitività del settore alberghiero svizzero, spesso penalizzato rispetto ad altri Paesi europei. Booking.com, che domina il mercato delle prenotazioni online in Svizzera, può imporre condizioni contrattuali molto restrittive: visibilità solo per chi accetta di pagare di più, sistemi di monitoraggio dei prezzi che limitano la libertà tariffaria degli hotel, meccanismi che di fatto spingono verso una standardizzazione dei prezzi al rialzo. In altre parole, meno concorrenza vera, più costi scaricati sui clienti. La piattaforma ha già annunciato ricorso e, nel frattempo, non applicherà alcuna riduzione. Ma il segnale politico ed economico è chiaro: la posizione dominante di un attore privato non può trasformarsi in una rendita incontrollata. Non è un caso isolato. Già nel 2021 il Parlamento svizzero aveva vietato le clausole di parità tariffaria nei contratti con gli hotel. E nel 2024 anche la Corte di giustizia europea si è espressa contro queste pratiche. Altri attori come Expedia e HRS sono stati sanzionati in Germania, Italia, Francia e Svezia. La Svizzera, in questo caso, ha fatto valere una regola semplice: il potere di mercato non giustifica prezzi ingiustificati.
E 40 franchi per Labubu, un pupazzetto buffo e un po’ inquietante, sono giustificati? Qualche giorno fa, davanti ai negozi Manor di Ginevra e Losanna, centinaia di adolescenti sono stati in fila per ore per comperare al massimo due Labubu per persona. Per ordinarlo sul sito del produttore in Svizzera si devono aspettare fino a dieci giorni. Labubu è stato creato nel 2015 Kasing Lung, artista di Hong Kong ma cresciuto nei Paesi Bassi. È ispirato al folklore nordico e ai libri illustrati per bambini. Fa parte della serie The Monsters. Labubu ha grandi orecchie a punta, occhi espressivi e un sorriso pieno di denti. Un po’ tenero, un po’ mostriciattolo. Dal 2019 Pop Mart lo produce in edizioni limitate. Oggi è ovunque: peluche, vinili, ciondoli. Introvabile, desiderato, collezionato. Nel Regno Unito, Pop Mart ha dovuto sospendere le vendite nei negozi fisici a causa delle folle che si radunavano all’esterno. Ma come è possibile che un pupazzo diventi un caso da manuale economico? L’economia comportamentale ci insegna che spesso non compriamo con la testa, ma con l’emozione. Se un prodotto è difficile da ottenere, lo desideriamo di più (scarsità). Se lo vogliono tutti, lo vogliamo anche noi (effetto gregge). Se è disponibile “solo per poco”, scatta l’urgenza (fomo: fear of missing out, paura di essere tagliati fuori). Se lo vediamo nelle mani di una celebrità, lo associamo al successo, alla bellezza, all’inclusione (effetto emulazione). I manuali di economia tradizionale parlano di consumatori razionali. La realtà, invece, ci dice che siamo esseri emotivi, influenzati da stimoli visivi, sociali e psicologici. È su questo che lavorano i marchi più efficaci. Ma questi meccanismi non coinvolgono solo i più giovani, anzi. Nel nostro mondo moderno, il valore non è solo nell’utilità dell’oggetto, ma nella narrazione che lo circonda e forse anche noi, dovremmo cominciare a insegnare che l’economia non serve solo a leggere i bilanci, ma serve a capire il mondo. Anche quando si tratta di un pupazzo con le orecchie a punta.
E chiudiamo dicendo che “In Ticino avere un impiego non garantisce una vita dignitosa”, tema che è stato oggetto di una conferenza svolta a Coldrerio (il filmato è disponibile a questo link; ringraziamo ChiassoTV) e di un articolo pubblicato da L’Osservatore, che ringraziamo. Nell’articolo oltre a ricordare come si misura la povertà, mettiamo l’accento sulle difficoltà accresciute con cui sono confrontati i ticinesi: salari più bassi, maggiore disoccupazione, costi più alti. Tutto ciò diventa un mix per parlare di una situazione che sta diventando molto pericolosa.
Trovate qui gli articoli della settimana
In Ticino avere un impiego non garantisce una vita dignitosa
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Dazi sì, dazi no…
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante















